Resident Evil Village – Recensione

Quando, nel lontano 2017, il settimo capitolo della saga di Resident Evil fa la sua comparsa sugli scaffali dei negozi, tanti sono i dubbi e gli interrogativi che ne accompagnano l’uscita: da anni la saga di Capcom stava accusando un certo affanno, con capitoli prettamente votati all’azione e qualitativamente discutibili, in cui perfino un capitolo spin-off non eccelso come Revelations sembrava essere uno spiraglio di speranza per gli appassionati di un marchio che, in un tempo lontano, è stato sinonimo di survival horror. Resident Evil 7: Bio Hazard si propone sul mercato forte di un nuovo motore grafico (quel RE Engine di cui non si può mai finire di tessere le lodi); un netto ritorno alle proprie radici in quanto a tematiche, spazi angusti e atmosfere cupe; e una nuova prospettiva in prima persona. Sostanzialmente, dunque, Resident Evil 7 riprendeva stilemi e clichés tipici delle produzioni indipendenti tanto in voga in quegli anni e li sviluppava al meglio in un gioco dai valori produttivi decisamente superiori e senza ricorrere a volgari jumpscare per spaventare il giocatore. Anche il protagonista era un personaggio nuovo all’interno dell’universo di Capcom: Ethan Winters. Sulle sue vicissitudini non voglio dilungarmi eccessivamente in questa sede, ma esse faranno da preludio al gioco di cui andrò a parlare nei prossimi paragrafi: Resident Evil Village è, infatti, l’ottavo capitolo della pluripremiata saga di Capcom, il secondo di questa nuova trilogia (come è stata definita dalla stessa casa giapponese) e seguito diretto di quel “soft reboot” che è stato Resident Evil 7.

Resident Evil Village – Launch Trailer

Venture into the beautiful, yet terrifying village, and unravel all of its dark secrets when Resident Evil Village launches tomorrow on May 7th, for PS5, PS4…

Di nuovo?

Sono passati tre anni dai fatti di casa Baker, Ethan e Mia vivono in Europa insieme alla figlioletta neonata Rosemary, e tutto sembra pacifico e tranquillo finché non fa improvvisamente irruzione Chris Redfield in compagnia di alcuni uomini armati, i quali uccidono Mia e sequestrano Ethan e la piccola. Durante il tragitto, però, il veicolo sul quale sono stati posti viene attaccato, Ethan perde i sensi e si risveglia vicino ai cadaveri degli agenti che lo avevano in consegna, con l’autoblindo ribaltato e senza alcuna traccia della bambina. Ethan non ha altra scelta che proseguire nel bosco che si trova innanzi, finché non si ritrova al cospetto del villaggio che dà il titolo al gioco, e da cui avranno inizio le vicende vere e proprie. Ma perché Chris ha attaccato la casa di Ethan e Mia in cui lui stesso li aveva sistemati? E chi o cosa li ha attaccati sulla strada? Questi sono solo i primi, e forse più importanti, interrogativi che il giocatore si porrà nel corso dell’avventura, ma la propria attenzione sarà presto catalizzata dal villaggio in cui siamo capitati, apparentemente abbandonato, scenario di morte e desolazione. Questo luogo fungerà da crocevia e vero e proprio hub centrale per tutte le diramazioni narrative, in primo luogo i 4 villain che saremo chiamati a fronteggiare, ognuno nelle rispettive dimore, prima dei quali sarà proprio quella Lady Dimitrescu che tanto bene si è prestata alla campagna promozionale del gioco e, probabilmente, anche ad eventuali cosplayer. Sebbene parlerò nel paragrafo successivo del sistema di gioco, va subito chiarito che Resident Evil 8 si allontana dalla struttura e dalle atmosfere del predecessore, pur rappresentandone un seguito diretto. Non presenta bivi narrativi, è un titolo lineare della durata di circa 10 ore, che però presenta una trama ben congegnata, in cui alla fine tutti i nodi vengono al pettine, compresi alcuni quesiti rimasti insoluti sin dalla Louisiana, e si ricollega perfino ad altri capitoli canonici (non posso svelare di più, ma l’invito è quello a leggere attentamente tutti i documenti che è possibile trovare in giro per le diverse aree).
Ethan Winters si conferma, purtroppo, un protagonista poco carismatico e, probabilmente, il punto debole dell’intero pacchetto. Al contrario, i diversi boss come Lady Dimitrescu, Donna Beneviento, Moreau e Heisenberg, hanno tutti delle caratteristiche peculiari che permettono loro di restare impressi, ma la prima e l’ultimo hanno avuto decisamente un’attenzione maggiore rispetto agli altri due “fratelli”. Non solo boss e mini boss, ma anche i singoli nemici hanno avuto una caratterizzazione attenta, a partire dai nomi di alcuni di essi, che richiamano al folklore rumeno (come nel caso di Urias o del lupo mannaro) o a Wolfenstein (la fabbrica di Heisenberg è chiaramente ispirata alla celebre saga di FPS, così come le creature che vi possiamo trovare e che hanno tutti nomi dal sapore teutonico), ed anche in questo caso dai documenti è possibile apprendere di più sulle origini di ogni tipo di creatura che incontreremo. Una menzione speciale merita poi “il Duca”, il mercante di questa iterazione di Resident Evil, misterioso e inflessibile sui prezzi come i suoi predecessori, ma che non mancherà di tanto in tanto di dare delle indicazioni al nostro malcapitato protagonista.

Si cambia ancora

Ho accennato poc’anzi ad un sistema di gioco rinnovato e lontano da ciò a cui ci aveva abituati Resident Evil 7: se non fosse per la prospettiva, e per un feeling delle armi che ancora lascia a desiderare, sembrerebbe di trovarsi di fronte a tutt’altro gioco. Questo ottavo capitolo vira decisamente sull’azione (pur senza raggiungere le vette esagerate e di cattivo gusto di Resident Evil 5), ma di sicuro la presenza di spazi più aperti, nemici più combattivi e agili, e un maggiore quantitativo di armi e proiettili, rende questa esperienza molto diversa da quello che avremmo potuto aspettarci, ma non per questo qualitativamente inferiore. Anzi. Il gioco funziona, e anche molto bene. Forse la difficoltà è sbilanciata verso il basso, per larghi tratti almeno, ma è qualcosa a cui si può rimediare semplicemente avviando una partita ad un livello superiore a quello a cui si è abituati. Ciò che maggiormente mi ha colpito è che, nonostante la durata della campagna sia simile a quella di altri capitoli canonici, in essa gli sviluppatori hanno inserito diversi sistemi e concezioni di orrore, una per ogni boss che affronteremo. Si passa dal castello gotico di Lady Alcina Dimitrescu, in cui saremo perseguitati dalla vampira e dalle sue figlie; alla palude di Moreau, in cui dovremo attraverso piattaforme instabili guardandoci bene da una mostruosa creatura marina; passando per delle sezioni che omaggiano chiaramente P.T. e altre che invece potrebbero fungere da spunto a Machine Games per un eventuale Wolfenstein 3. Quest’ultimo caso, nello specifico, appare anche fin troppo ispirato a Wolfenstein, come ho accennato nel paragrafo precedente. Non si tratterà dunque di 4 sezioni identiche, in cui sconfiggere un boss e raccogliere un oggetto, ma di aree ben distinte in cui i risvolti narrativi possono sorprendere. Va comunque detto che non tutte le battaglie con i boss sono altrettanto ispirate, né a tutti è stata dedicata la stessa attenzione: il tempo che trascorreremo nel castello Dimitrescu o nella fabbrica di Heisenberg sarà decisamente superiore al poco tempo che invece dedicheremo a Donna Beneviento o a Moreau, quest’ultimo bistrattato nella propria “famiglia”, ma anche dagli sviluppatori, sia a livello di caratterizzazione che di effettiva presenza su schermo.
In questo capitolo è stato aggiunto anche un elemento di crafting delle carni, appena abbozzato e, onestamente, abbastanza inutile: uccidendo gli animali, infatti, sarà possibile raccoglierne le carni e offrirle al Duca che, in cambio, preparerà per noi degli intrugli che fungeranno da miglioramenti permanenti per alcune caratteristiche del personaggio. Si tratta di solo 5-6 upgrade, e non è possibile raccogliere abbastanza carni in una sola partita per poterlo fare. Del resto, però, questo è un elemento tipico di Resident Evil: anche Village, come gli altri, è pensato per essere rigiocato più e più volte, con alcune armi che sarà possibile acquistare solo dopo aver terminato la partita a determinati livelli di difficoltà (e con gli stessi trofei/obiettivi che sono chiaramente pensati allo stesso modo).
Proprio al termine della campagna, sbloccheremo un “negozio extra”, in cui sarà possibile acquistare per una cifra irrisoria la modalità Mercenari, oltre a bozzetti, modelli e nuove armi. Questa modalità, già nota ai fan di lunga data, non presenta significative novità ma, devo dire, si presta particolarmente bene a questo tipo di gioco che, già di per sé, è più action del predecessore. Vi ritroverete a passare qualche piacevole ora completando stage alla ricerca del punteggio perfetto.

Una vampira in 4K

Veniamo ora all’aspetto tecnico: già nell’introduzione a questa recensione ho incensato il RE Engine, e in questa sede ne vorrei ribadire le indubbie qualità, soprattutto nella resa visiva dei volti, delle loro espressioni e degli ambienti al chiuso. Certo, l’interazione con questi ultimi è ancora ridotta al minimo, solo a quello che è già stato previsto dagli sviluppatori. Ancora qualche incertezza nei capelli dei personaggi e alcune aree un po’ meno curate, ma va comunque tenuto conto che si tratta di un titolo cross-gen e delle condizioni particolari di sviluppo causate dalla pandemia. Su PlayStation 5 il gioco riesce a girare a 60 fotogrammi al secondo anche con ray tracing attivo, con alcuni sporadici cali sui 45 che, però, hanno breve durata e, pur notandoli, non creano fastidio alla vista. Della nuova console Sony il titolo Capcom sfrutta sicuramente la SSD: i caricamenti sono infatti davvero molto veloci; ma non si può dire lo stesso del DualSense: il feedback aptico risulta non pervenuto, lo stesso dicasi per l’altoparlante, il gioco fa uso soltanto dei grilletti adattivi, i quali variano di resistenza in base al tipo di arma che si utilizza. Niente di trascendentale, dunque, e da questo punto di vista sono un po’ deluso considerando che si tratta di un prodotto di tale portata.
Un appunto, inoltre, va fatto all’assenza di supporto per la realtà virtuale, che invece era stato uno dei vanti del precedente capitolo. Non so da cosa sia stata dettata questa scelta, considerando che il gioco è disponibile anche per PlayStation 4, e non so se sia stata causata dalla pandemia o se Capcom abbia magari intenzione di supportare la prossima iterazione di PlayStation VR, in ogni caso non mi sembra qualcosa per cui penalizzare il titolo in questione, mi sono limitato a farlo presente.
Venendo alla traduzione italiana, a parte un singolo caso da me notato, non vi sono incertezze e ottimo è anche il doppiaggio, sebbene sia difficile riuscire a separare Renato Novara da Ted Mosby per chi ha passato tante ore in compagnia di How I met your mother. Il comparto audio, nel complesso, è di ottima fattura, spesso la colonna sonora aiuta a comprendere cosa aspettarci da determinate situazioni, e le voci di tutti i personaggi sembrano calzare a pennello.

Cosa aspettate?

In conclusione, Resident Evil 8 è un ottimo gioco, ben strutturato, che trascina il giocatore fino alla fine senza che quest’ultimo neanche se ne accorga. È un degno capitolo di una saga che quest’anno festeggia il venticinquesimo anniversario e che ha fatto la storia dei videogiochi. Pur discostandosi dai canoni dell’orrore del suo predecessore, non ne stravolge né l’impronta ludica né quella narrativa, ne arricchisce e completa anzi la storia, ed è penalizzato soltanto da alcune disattenzioni su determinati villain poco sviluppati rispetto ad altri, da un feeling delle armi che ancora non restituisce una sensazione accettabile, da un sistema di crafting delle carni appena abbozzato e da una certa pigrizia degli sviluppatori nei riguardi del controller di PlayStation 5. Non sarà un capolavoro, a mio parere, ma è un gioco che tutti dovrebbero giocare senza pensarci due volte.

Resident Evil Village

8.7

8.7/10

Pro

  • Divertente e ben strutturato
  • Ottima varietà di situazioni
  • Molto bello da vedere, soprattutto i volti e alcuni ambienti
  • Tanti nodi vengono al pettine e poco viene lasciato al caso

Contro

  • Moreau avrebbe meritato una migliore caratterizzazione
  • Il feeling delle armi va rivisto
  • Difficoltà un po' sbilanciata verso il basso
  • Uno sforzo in più col DualSense non avrebbe guastato
About Luca "Big Boss" Panizzoli 2966 Articles
----Work in progress ---- Ho ingaggiato un piccolo manipolo di Umpa Lumpa che di notte lavorano alacremente alla stesura della mia scintillante, emozionante, stupefacente, accattiv.... vabbè alla mia biografia. Purtroppo il lavoro richiede un notevole dispendio di forze ed "uomini", ma la speranza è quelli di riuscire a completare i lavori prima della Salerno - Reggio Calabria. Stay Tuned!