Ys Memories of Celceta – Recensione

Quella di Ys è una delle più ingarbugliate saghe videoludiche che esistano nonostante il protagonista sia sempre il leggendario avventuriero Adol Christin, detto questo non fatevi spaventare dalla premessa perchè vale veramente la pena giocarla, soprattutto quando come nel caso di Memories of Celceta il gioco viene migliorato rispetto alla versione originale nata su PlayStation Vita.

Ys: Memories of Celceta — Launch Trailer

Join Adol Christin in his journey through a vast world in this JRPG adventure. Ys: Memories of Celceta is out today for PS Vita.

Un clichè narrativo che non dispiace

Parliamo di clichè poichè appena metteremo mano al controller ci ritroveremo davanti ad un Adol visibilmente senza forze che ritorna dalla foresta di Celceta avendo perso tutti i suoi ricordi, nome compreso. Dopo essere svenuto davanti alla locanda sarà grazie a Duren,un informatore che sostiene di averlo già incontrato in passato e che si offre volontario per accompagnarlo nella sua successiva avventura.

Duren, il primo personaggio che si unirà al party per aiutare Adol a mappare la foresta di Celceta

Nonostante il guaio dei ricordi perduti il carattere di Adol non cambierà e per questo non ci penserà due volte ad accettare la richiesta della Governatrice Generale Griselda: esplorare l’intera foresta di Celceta al fine di trovare risorse per l’Impero Romun. Mossi dal desiderio di posare le proprie mani sull’ambita ricompensa di trenta milioni in monete d’oro e dalla possibilità di recuperare i ricordi del ragazzo, nonché capire cose gli sia effettivamente accaduto, i due insoliti mappatori si inoltrano nella Grande Foresta, preparati al fatto che questa volta potrebbero anche non farvi ritorno. Per la gioia dei fan storici, la missione intrapresa dal duo farà luce non solo sulle misteriose circostanze che hanno privato il ragazzo della memoria e sul segreto che si cela tra i mortali boschi di Celceta, ma soprattutto rivelerà delle gustose e inedite informazioni sulle origini e sull’infanzia dello stesso Adol, che in Ys I aveva già lasciato da un pezzo il proprio villaggio natale.

Capace di soddisfare tanto i neofiti quanto i fan della prima ora, la trama di Ys: Memories of Celceta ha saputo convincerci anche grazie alla presenza di momenti divertenti e rivelazioni talvolta sconvolgenti, che puntualmente si alternano per tutta la durata della campagna. Nelle 25-30 ore necessarie per giungere ai titoli di coda, a seconda del tempo dedicato alle attività secondarie, non mancano dei noiosi momenti morti che potrebbero favorire l’abbandono prematuro del titolo, ma fortunatamente la componente esplorativa, gioca un ruolo predominante nello stimolare la curiosità del giocatore e mantenerlo incollato allo schermo.

Esplorando tutto l’esplorabile

L’esplorazione del mondo ritorna come uno dei componenti principali del titolo in quanto il giocatore ha la facoltà di girovagare e perdersi quasi sempre liberamente all’interno di una mappa pressoché sconfinata, nonché ricca di bivi opzionali, tesori nascosti, avversari unici e segreti da svelare.

Strutturata in più aree puntualmente collegate tra loro da corridoi in cui è possibile allestire un accampamento e recuperare i preziosi punti vita (che possono essere ripristinati anche rimanendo immobili per un breve lasso di tempo), la Grande Foresta presenta di tanto in tanto degli ostacoli inizialmente insuperabili, ragion per cui, incoraggia il backtracking e la ricerca di strumenti o abilità indispensabili per sbloccare nuove strade. 

Ogni personaggio, infatti, dispone di abilità individuali: se Adol può interagire coi globi di luce per recuperare i ricordi e aumentare di poco le proprie statistiche, il compagno Duren è in grado di aprire le serrature dei bauli sigillati, e così via. La stessa mappa del luogo, del resto, si riempie passo dopo passo, ragion per cui il giocatore è puntualmente invogliato a setacciarne ogni singolo anfratto, nella speranza di rinvenire tesori perduti e raggiungere le percentuali di completamento necessarie per richiedere le generose ricompense offerte dalla Governatrice Generale Griselda.

Tra fetch quest accettabili nei vari insediamenti umani, battute di caccia spesso influenzate dal sempre apprezzato ciclo giorno/notte che differenzia sensibilmente la fauna locale e fa spuntare nemici di alto livello, la regione di Celceta è insomma ricca di attività secondarie cui dedicarsi, magari anche solo per accantonare momentaneamente gli sviluppi narrativi e fermarsi ad apprezzare il paesaggio.

Per facilitare gli spostamenti tra una mappa e l’altra ed evitare che i giocatori, di fronte alla necessità di tornare sui propri passi, dovessero ripercorrere a piedi innumerevoli aree, in ogni segmento di foresta è stato posizionato un antico monumento dalla triplice utilità: una volta attivati, i suddetti consentono non solo di ricorrere al teletrasporto, ma al passaggio del party curano completamente Adol e compagni (rimuovendo persino i fastidiosi stati alterati) e fungono da punto di respawn in caso il giocatore subisca un prematuro game over durante le fasi di battaglia. 

Sasso, Carta e Forbice

Per quanto concerne il sistema di combattimento, Ys: Memories of Celceta ripropone l’ottima soluzione apprezzata nel già menzionato Lacrimosa of Dana. Sebbene il party giocabile includa sei personaggi, potremo però schierarne in campo solo fino a tre e controllarne uno soltanto in tempo reale, assegnando la gestione dei compagni a un’intelligenza artificiale non troppo evoluta.

Se la pressione degli appositi tasti, utili per ordinare ai comprimari di adottare un approccio più aggressivo o conservativo, compensa in parte le mancanze dell’AI, la possibilità di passare immediatamente da un personaggio all’altro facilita l’abbattimento di nemici molto ostici e il superamento di situazioni svantaggiose. Questo perché mostri e combattenti sono ancora una volta suddivisi in tre diverse categorie, le cui debolezze e resistenze sono stabilite attraverso il classico sistema della morra cinese. Se, ad esempio, gli attacchi di tipo Taglio di Adol risultano inefficaci contro i mostri corazzati, i feroci assalti di tipo Potente vanificano le difese dei nemici più corpulenti, mentre i colpi Perforanti sono perlopiù adatti ad abbattere insetti e volatili. Il continuo ricambio, quindi, gioca un importante fattore strategico che per giunta scaccia la monotonia e invoglia a padroneggiare i moveset di tutti i personaggi giocabili. 

Come ogni buon JRPG non mancano neanche le mosse finali o EXTRA Skill, ossia degli attacchi univoci che, al pari delle Arti Mistiche della serie Tales of, intrappolano i nemici circostanzi in lunghe e devastanti catene di combo, arrecando loro danni ingenti.

Comparto Tecnico

Come prevedibile, il tallone di Achille in Ys: Memories of Celceta è rappresentato dal comparto tecnico, che non prova minimamente a nascondere l’età e le origini del titolo targato Nihon Falcom. Rispetto all’edizione PlayStation Vita, pubblicata nel Paese del Sol Levante nell’ormai lontano 2012, la rimasterizzazione vanta un’immagine più nitida e pulita, ma ambienti e modelli poligonali dei personaggi hanno subito un cambio molto meno importante.

Non solo i modelli sono ancora afflitti da un numero incalcolabile di spigoli, ma le espressioni facciali risultano praticamente assenti, persino nei momenti più drammatici della campagna. In compenso, l’edizione rimasterizzata di Ys: Memories of Celceta presenta un frame rame fisso a 60 fps, contro i 30 della versione PS Vita. 

Nulla da eccepire, poi, sulla colonna sonora composta da Hayato Sonoda, Durante il gameplay ho gradito non poco la presenza del doppiaggio giapponese, che puntualmente propone accostamenti vocali e performance recitative nettamente superiori a quanto offerto dalla controparte inglese. Buoni, infine, i sottotitoli in lingua inglese, che grazie all’utilizzo di un linguaggio tutto sommato elementare sopperiscono alla mancata localizzazione.

Ne varrà la pena?

Al netto di un comparto tecnico sottotono, Ys: Memories of Celceta era un piccolo gioiellino già all’uscita della versione originale. Una storia intrigante e colma di segreti su cui far luce, unita a una componente esplorativa travolgente e a un sistema di combattimento rodato, ne facevano un must per qualsiasi appassionato di action RPG. A distanza di otto anni il prodotto ha conservato i propri punti di forza, ma dalla rimasterizzazione ci saremmo aspettati qualcosa di più, soprattutto sul versante artistico, oggi più carente e obsoleto che mai. Ne consigliamo comunque l’acquisto a chiunque se lo fosse perso sulla sfortunata macchina handheld di Sony, anche in merito del prezzo budget cui è proposto: un biglietto d’ingresso che giustifica adeguatamente i lunghi vagabondaggi nella Grande Foresta di Celceta.

Ys: Memories of Celceta

€29,99
8

Voto

8.0/10

Pro

  • Storia che ti tiene incollato alla sedia
  • Gameplay libero e divertente
  • Momenti divertenti e rivelazioni incredibili bilanciati

Contro

  • Grafica dei personaggi e degli ambienti non proprio migliorata rispetto alla versione PS Vita
About RikuSawada 222 Articles
Le avventure videoludiche del giovane Riku iniziano nel modo migliore di tutti: PS1 e Final Fatansy IV, da quel momento in poi i GDR saranno una fibra del suo essere. Oggi, i pilastri che sostengono il suo hobby sono la saga di Kingdom Hearts, la saga di Final Fantasy e quella di Shin Megami Tensei/Persona. Non si considera un fanboy estremista e gli piace sentire il parere degli altri, sempre se è ben ragionato.