Titan Quest (versione console) – Recensione

Ah, la Grecia, la Grecia. Un tempo, molti, molti secoli fa, la penisola ellenica era un fiorente centro di produzione letteraria e filosofica, da cui gli stessi antichi romani hanno attinto a piene mani. Si può dire che, senza l’Iliade e l’Odissea, buona parte della cultura occidentale sarebbe irrimediabilmente diversa. Non stupisce, quindi, il fascino che i miti della classicità continuano ad esercitare sulla narrativa contemporanea, perennemente alla ricerca del confronto con un passato da cui è impossibile sfuggire. Se restringiamo la lente al solo campo dei videogiochi, però, non mi vengono in mente moltissimi titoli che abbiano deciso di approfondire questo argomento. Il più famoso è senza dubbio God of War, il quale, peraltro, sembra aver totalmente rinnegato le sue origini mediterranee in favore di una ben più rinfrescante scampagnata fra i fiordi scandinavi. Circa dodici anni fa, tuttavia, nel lontano 2006, gli sviluppatori di Iron Lore, capeggiati da Brian Sulliver (il papa’ di Age of Empires), diedero alla luce un gioco di ruolo hack and slash che, ancora oggi, viene considerato dagli appassionati uno dei più riusciti cloni di Diablo in circolazione.
Titan Quest, questo il suo nome (scusate il gioco di parole), venne ampliato grazie all’espansione Immortal Throne nel 2007, salvo poi cadere nel dimenticatoio a causa della chiusura degli studi di sviluppo. Tuttavia, in seguito all’ottimo successo ottenuto dal gioco sulla piattaforma di Steam, THQ Nordic, detentrice del marchio, ha deciso di riprendere in mano le sorti del progetto, producendo prima una nuova espansione, Ragnarök, arrivata sul mercato l’anno scorso, e poi portando il gioco nella sua versione Anniversary Edition sulle console di corrente generazione (anche se Nintendo Switch dovrà aspettare un altro po’) per la prima volta, affidando il porting a Black Forest Games e aggiungendo una classe aggiuntiva e modificando in parte l’aspetto estetico per adeguarlo agli standard attuali. Le premesse sono buone, vista la qualità del titolo originale e la certo non agguerrita concorrenza (di recente, infatti, ad eccezione di Diablo III e Path Of Exile, i giocatori da salotto non hanno avuto molte occasioni di approcciarsi a questo genere), ma sarà riuscito Titan Quest a ritagliarsi uno spazio tutto suo fra i pad degli appassionati?

Titan Quest – Release Trailer Console

Behold, the gods have spoken – Titan Quest is available now on PS4 and Xbox One! Order here (Standard or Collector’s Edition): https://www.titanquestgame.com/#order-here Explore the ancient world, unlock arcane mysteries and conquer mythical monsters in a story-driven campaign. Challenge others to experience the story in fast-action, 2-6 player online cooperative gameplay – and indulge yourself in classic couch-coop mode soon!

Questa è Sparta. Ma anche l’Egitto. Ma anche Babilonia.
Parlare della narrativa di Titan Quest non dovrebbe richiedere molto tempo. La trama, infatti, pur partendo da uno spunto interessante, si rivela presto essere soltanto un mero pretesto per spingerci a massacrare orde di nemici come in qualsiasi altro gioco di questo genere. Un breve filmato introduttivo (per qualche motivo privo di sottotitoli in italiano, a differenza del resto del gioco) ci introduce alla vicenda, spiegandoci come un potere oscuro stia minacciando il mondo, impedendo la comunicazione fra il genere umano e gli Dèi. Questo ha portato al proliferare sulla Terra di creature ancestrali ed ostili, le quali minacciano costantemente il proliferare della civiltà. Spetterà al nostro eroe il compito di salvare baracca e burattini, partendo per una missione che vede come obiettivo quello di sconfiggere i Titani colpevoli del misfatto. Tutto qui.
Nelle fasi iniziali la narrazione è lenta, ci vorrà qualche ora per arrivare al nocciolo della questione, ma, anche così, non si può certo dire che le vicende narrate siano particolarmente interessanti. La presenza di personaggi storici come Re Leonida o di luoghi affascinanti come le città di Melfi e Corinto, inserite nel primo atto del gioco, non viene sfruttata a dovere, rendendo l’intero canovaccio un’incessante avanzata da un luogo all’altro, privo di guizzi particolarmente interessanti. Da un gioco di ruolo hack and slash, forse, non ci si poteva aspettare molto di più, ma è comunque un peccato vedere come tutti gli spunti offerti dalle mitologie dell’antichità siano andate sprecate dal punto di vista narrativo (per quanto riguarda il lato estetico, invece, è tutto un altro discorso, fortunatamente).
L’assenza di filmati d’intermezzo dal taglio cinematografico è perdonabile, vista l’età del titolo, ma la lentezza dei dialoghi è un difetto non da poco. Non mi riferisco a chissà quale obbrobrio di scrittura: semplicemente il testo a schermo scorrerà davvero lentamente, tentando spesso il giocatore di ignorarli a piè pari. I caratteri, per di più, saranno davvero minuti, costringendoci spesso ad una lettura faticosa, oltre che noiosa. I vari personaggi non giocanti saranno ben disposti a scambiare qualche chiacchiera con noi, ma raramente saranno in grado di offrire delle linee di testo interessanti o di proporre compiti secondari interessanti. Insomma, Titan Quest non offre una narrativa migliore, o peggiore, di quella di tanti altri suoi colleghi (ma Path of Exile ci ha insegnato che si può fare di più!).

Un’Arcadia senza Arcade
Anche il gameplay del lavoro di Iron Lore non può certo dirsi innovativo. Per buona parte, infatti, Titan Quest riprende le meccaniche introdotte da Sua Maestà Diablo sul finire degli anni ’90 e le ripropone quasi totalmente immutate, nei pregi come nei difetti. Prima di iniziare a giocare abbiamo la possibilità di scegliere il sesso e il nome del nostro eroe, senza poterne però modificare le parvenze fisiche. Fatto ciò, verremo subito gettati nella mischia, ritrovandoci a dover salvare il piccolo villaggio di Helos da un gruppo di satiri assetati di sangue. Basta davvero poco per comprendere il funzionamento di Titan Quest. Dovremo esplorare le varie ambientazioni che il gioco ci parerà dinanzi (che qui, comunque, non sono create proceduralmente, ma sono sempre le stesse ad ogni partita), eliminando tutte le varie creature ostili che ci si pareranno dinanzi (esse sono in buon numero e tutte dotate di attacchi differenti, a corto raggio o a distanza che siano). Questo ci porterà, ovviamente, a guadagnare punti esperienza coi quali aumentare il nostro livello e migliorare le nostre statistiche, in modo da poter equipaggiare armature ed armi più potenti e, ovviamente, apprendere nuove abilità.
La scelta della classe, in Titan Quest, è uno degli elementi più riusciti dell’intera produzione. Esse sono nove e vanno ad abbracciare uno spettro di possibilità decisamente classico, ma anche molto completo, spaziando dal combattimento corpo a corpo a quello a distanza (tramite l’uso di incantesimi o armi a lunga gittata), senza dimenticare specializzazioni più particolari come l’evocazione di famigli che ci aiuteranno in battaglia o la capacità di infondere il potere del fuoco nelle nostre armi. Se, inizialmente, le dinamiche saranno molto simili a quelle di qualunque altro hack and slash, arrivati all’ottavo livello scopriremo di poter scegliere una seconda classe da abbinare alla prima. Tutto ciò, come è facilmente intuibile, permette una certa libertà nella personalizzazione del personaggio, donando al gioco una profondità ruolistica decisamente maggiore rispetto alla concorrenza. Con delle basi tanto solide, non stupisce che Titan Quest sia in grado di intrappolare facilmente il giocatore in una spirale continua di battaglie alla ricerca di equipaggiamento migliore, come nella migliore tradizione del genere. Chiunque abbia anche solo provato questa tipologia di giochi sa quanto essi possano restituire un piacevole senso di assuefazione anche dopo svariate ore. Non tutto, però, è andato come dovrebbe, e le problematiche sono da attribuirsi principalmente al pessimo lavoro di conversione messo in atto da Black Forest Games per quanto riguarda la versione console del titolo.
Il sistema di movimento e controllo del personaggio, infatti, appare legnoso e complicato, rendendo diversi scontri più difficili di quanto non siano. Lo spostamento, infatti, non è legato alla sensibilità delle levette analogiche, come ci si aspetterebbe in produzioni di questo tipo, ma cerca di trasporre la meccanica punta e clicca sul pad, con risultati alquanto opinabili, soprattutto quando si tratterà di decidere quale bersaglio colpire prima. Il puntamento automatico, molto spesso, aggancerà il bersaglio più vicino e, anche se tramite la pressione del tasto X è possibile indirizzare i nostri colpi ovunque vorremmo, il tutto risulterà davvero macchinoso e frustrante. A ciò si aggiunge la scomodità dei menu di gioco, presi di peso dalla versione per personal computer e adattati malamente alla nuova configurazione. Navigare fra le tante opzioni disponibili sarà uno strazio e spesso risulterà difficile selezionare l’oggetto di cui abbiamo bisogno. Quasi a rincarare la dose, poi, interviene la dimensione davvero ridotta delle scritte a schermo, con buona pace di chi è abituato a giocare ad una certa distanza dal televisore. Il consiglio è di munirsi di un buon paio di occhiali da vista.
Tutte queste piccole imperfezioni, unite alla ripetitività insita del genere, mi hanno spesso scoraggiato dal proseguimento della partita, anche perché, rispetto ad altri hack and slash, Titan Quest risulta essere più lento nelle animazioni e decisamente poco adrenalinico. Questa lentezza, che nella versione originale era sopperita dall’uso di mouse e tastiera e dall’eccellente sistema di crescita del personaggio, pesa come un macigno su console, facendo rimpiangere i bei tempi andati di piccoli capolavori come Baldur’s Gate: Dark Alliance o Champions of Norrath: Realms of Everquest, i quali, nella loro essenza arcade, si addicevano senza dubbio di più alle piattaforme su cui erano stati sviluppati.
Con una piccola nota a margine esprimo il mio disappunto per l’assenza dal pacchetto dell’ultima espansione, Ragnarök, la quale rimane, per ora, appannaggio dell’utenza pc.

Dieta mediterranea
Tecnicamente parlando Titan Quest, nel 2006, vantava un motore grafico all’avanguardia, capace di animare un folto numero di elementi a schermo mantenendo un dettaglio eccellente per l’epoca dell’uscita. Anche oggi, in effetti, il gioco di Iron Lore si difende abbastanza bene, anche a seguito dei ritocchi cui è stato sottoposto nella Anniversary Edition. Le ambientazioni sono ricche di dettagli, le texture del terreno sono definite e pulite, il sistema di illuminazione è ancora splendido da osservare ed i modelli poligonali dei personaggi sono decisamente ben fatti. Certo, qualora decidessimo di utilizzare la funzione di zoom della telecamera noteremmo più di qualche imperfezione grafica, soprattutto nei modelli poligonali, ma la buona direzione artistica sopperisce adeguatamente all’obsolescenza tecnica. Non si può dire che THQ Nordic abbia svolto chissà quale prodigio, visto che il titolo è comunque ancorato alla soglia dei trenta fotogrammi al secondo, ma neppure che ci abbia consegnato un prodotto del tutto scadente.
L’ambientazione mediterranea è affascinante, ricca com’è di ulivi, campi coltivati ed edifici caratteristici, ed anche i due atti successivi, che ci vedranno peregrinare per le terre d’Egitto e di Persia, sono in grado di trasmettere a dovere l’atmosfera di queste lande lontane e così diverse dalla nostra penisola. Il comparto audio, invece, nuota nel mare della mediocrità, con un accompagnamento sonoro abbastanza dimenticabile ed un doppiaggio in inglese quasi caricaturale.

Un’occasione sprecata
Dispiace che Titan Quest sia stato trattato con pressappochismo, vista la qualità dell’opera originale. Non parliamo certo di una pietra miliare, ma, nel suo piccolo, Iron Lore era riuscita a creare un titolo di culto, che aveva la possibilità di risorgere dalle profondità dell’Ade per ammaliare anche le nuove generazioni di giocatori. Se ciò avverrà, tuttavia, di certo non potremo attribuire il merito a questo porting per console, il quale, pur presentando un comparto tecnico dignitoso, fallisce nel compito di adattare menu e sistema di controllo ad un sistema d’intrattenimento così diverso.
Se avete un buon computer su cui giocarlo, dunque, il mio consiglio è di acquistare il prodotto su Steam. Se proprio non potete, invece, sappiate che, anche su console, si trova o si è trovato molto di meglio.

Prezzo di lancio: 29, 99 €
Prezzo da noi consigliato: 9, 90 €

Titan Quest

Titan Quest
6

Pro

  • Il titolo originale è ancora valido
  • Sistema di sviluppo appagante
  • Grafica ancora piacevole nonostante l'età

Contro

  • Sistema di controllo legnoso
  • Menu scomodi
  • Narrativa sciatta e noiosa
  • Manca l'espansione Ragnarök
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Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.