The Last of Us Parte 2 – Recensione

Amato, odiato, discusso, controverso, atteso, desiderato, “spoilerato”, rimandato e infine pubblicato.
The Last of Us Parte 2 è senza ombra di dubbio il videogioco attorno al quale si sono concentrate le maggiori attenzioni da parte di stampa, videogiocatori e mass media, da diversi anni a questa parte.
Un videogioco che è riuscito ad essere divisivo già molti anni prima della sua uscita, e questo per diverse ragioni che toccano le tematiche più disparate, dalla mera e becera Console War, ad argomenti ben più rilevanti nella nostra società, quali discriminazione, odio e violenza.
Questa seconda parte di quel capolavoro che fu il primo The Last of Us non aveva un compito semplice: superare o quantomeno eguagliare l’impatto che ebbe la prima parte sul finire della scorsa generazione di console. E prova a farlo con scelte audaci, che pochi giochi provano a portare con tanta forza sotto diversi punti di vista: sono certo che chi giocherà The Last of Us Parte 2 poi non potrà più valutare un’esperienza narrativa allo stesso modo.

The Last of Us Parte II | Trailer di lancio | PS4

Dopo un tragico evento, Ellie si mette in viaggio per ottenere vendetta, ma dovrà sopportare le strazianti ripercussioni fisiche ed emozionali delle sue azio…

Il viaggio prosegue

Solitamente inizio con il parlare dell’incipit della trama ma questa volta non lo farò, e non soltanto perché Sony stessa ci ha chiesto di limitare al minimo sindacale le indicazioni in merito allo sviluppo di storia e personaggi, ma anche perché io stesso sono contrario a farlo. The Last of Us Parte 2 è un titolo che va vissuto dall’inizio alla fine senza sapere e conoscere nulla, perché il bello è proprio scoprire in prima persona cosa ci riserba lo splendido universo ideato dal reparto creativo di Naughty Dog.
E allora chiudiamo il paragrafo e passiamo a parlare del gameplay? Non proprio, perché prima vanno analizzati alcuni aspetti della struttura narrativa che esulano dalle vicende a schermo.
Innanzitutto la durata: il sottoscritto ha visto scorrere i titoli di coda dopo 27 ore e mezza di gioco; il dato è molto interessante in quanto esperienze di questo tipo durano circa la metà del tempo che richiede The Last of Us Parte 2 per essere completato.
I motivi di questa durata elevata sono diversi e da ricercarsi in diversi fattori, prima fra tutti la compassatezza dell’esperienza. Probabilmente metà delle ore che spenderete sull’opera di Naughty Dog vi vedranno impegnati in sequenze narrative interattive e frequenti momenti esplorativi in cui saremo chiamati a fare incetta di rifornimenti, proiettili, e a ricercare documenti e indizi che ci svelino qualche piccolo dettaglio in più sull’universo di gioco, che sia una straziante lettera di addio scritta in punto di morte da uno sventurato, oppure il delirante messaggio di un assassino che si crede al di sopra di ogni legge.
Questa struttura è pensata per far immergere il giocatore non solo nel mondo di gioco, ma anche nel modo di pensare e di vedere le cose dei protagonisti e dei comprimari, che vedremo via via maturare, crescere, morire, scappare, amare, uccidere, piangere o gioire.
Ho apprezzato enormemente questa componente che già nel primo The Last of Us riusciva ad elevare enormemente i valori della produzione e che in questo si confermano quale punto di forza della serie.
Entrare così tanto dentro la storia e i personaggi comporta di conseguenza anche un peso maggiore nelle azioni che compiamo. E questo poi pesa enormemente quando saremo chiamati a compiere delle azioni che non ci piacciono, azioni che non vorremmo fare e che invece ci toccherà effettuare per poter proseguire. A volte la pressione di un semplice tasto vi sembrerà un qualcosa di davvero pesante, gravoso, che potreste essere portati a fare abbassando lo sguardo per dissociarvi dalle azioni a schermo.
E questa è una cosa che solo pochi altri videogiochi sono stati in grado di fare nella storia, e non solo per una precisa volontà, ma anche perché è proprio complesso costruire questo tipo di rapporto tra l’opera e il giocatore dall’altra parte dello schermo.
Il secondo motivo per il quale The Last of Us Parte 2 ha questo tipo di durata è da ricercarsi nella particolare struttura narrativa, ma di questa cosa non ve ne posso né voglio parlare (e ce ne sarebbe, eccome, da parlare), quindi ve lo lascerò scoprire giocando!

Violenza

Nel primo capitolo, Naughty Dog aveva optato per un sistema misto, che portava il giocatore a prediligere un approccio stealth fin quando possibile, per poi diventare molto più action una volta che il nemico si fosse accorto della nostra presenza.
Per questa seconda parte il team di sviluppo californiano ha ben pensato di non tradire un sistema che era riuscito a svolgere egregiamente il proprio lavoro, e quindi le basi restano quelle del primo The Last of Us; il lavoro si è concentrato quindi sulla pulizia e sull’accrescere le possibilità da dare al videogiocatore.
La prima cosa che salta subito all’occhio già dai primi scontri è la pesantezza delle armi: i colpi ora si sentono più che mai, e quindi sparare con un fucile ci farà sentire un gran bel contraccolpo, e tornare ad utilizzare una pistola ci paleserà ancor di più la differenza tra le due bocche da fuoco.
Le armi non sono tantissime, come è giusto che sia, ma ognuna di essa ha una funzione ben precisa, delle proprie peculiarità e momenti favorevoli di utilizzo.
Quindi, rispetto al passato, quello che è migliorato è proprio il feedback delle armi, il loro peso specifico, la fisica dei proiettili e i danni sui corpi dei nemici. E poi i suoni, questi risultano davvero credibili: far esplodere un cranio restituisce un suono che riesce a farci sentire in colpa per le sorti del povero malcapitato che si è frapposto tra noi e la nostra meta.
Ma la componente che ha beneficiato maggiormente dell’opera di miglioramento di questi anni è indubbiamente il combattimento corpo a corpo, il quale ora è molto più credibile ed appagante che in passato. Ora possiamo fare delle schivate contestualizzate, sfruttare l’ambiente, e il peso dei nostri colpi (e degli avversari) è molto più impattante, crudo e violento.
Ritornano anche le componenti relative al crafting delle armi, che potremo migliorare raccogliendo qua e là componenti utili e quella relativa al miglioramento delle capacità della nostra controparte virtuale, ritrovando prima il relativo manuale di addestramento, e poi utilizzando i farmaci rinvenuti sul nostro tragitto.
Devo dire che ho trovato le fasi di combattimento davvero molto riuscite, a tratti anche esaltanti, ma andiamo con ordine.
La prima distinzione da fare è relativa al combattimento contro umani o infetti.
I primi tendono a comunicare tra di loro, a non avere delle ronde fisse, a guardarsi intorno e a notare ed allertarsi alla morte o alla sparizione di un compagno. Una volta allertati ci daranno la caccia, ci braccheranno, e nel caso in cui abbiano un cane da caccia, non si faranno scrupoli ad utilizzarlo per stanarci.
Per questo motivo è difficile avere un approccio completamente stealth ma solo parzialmente. Lo scopo è quello di farci scoprire il più tardi possibile e nel mentre eliminare quanti più nemici, sia col corpo a corpo e sia con armi silenziose, quali arco, balestra e pistola silenziata.
I secondi, gli infetti, sono invece più imprevedibili: i runner si muovono tanto ed è facile farsi beccare da loro, mentre i clicker hanno un udito molto sviluppato e non è mai facile avvicinarli senza farci sentire.
Nota dolente del primo The Last of Us era l’intelligenza artificiale del nostro partner, in quel caso Ellie: ebbene, posso dirvi che grossi passi da gigante sono stati compiuti da questo punto di vista.
Ora la nostra spalla non andrà a zonzo tra i nemici ma resterà in copertura in modo credibile, e ci assisterà nelle sparatorie.

What’s next?

The Last of Us Parte 2 è indubbiamente uno, se non il titolo più bello da vedere di questa generazione di console. La cosa che più riesce a stupire è la qualità con cui sono riprodotti i volti, le loro espressioni e quanto siano ben animati e credibili. Alcune scene riescono a restituire un senso di realismo che nessun gioco aveva saputo trasmettermi prima d’ora. Paura, angoscia, emozione, gioia: ogni singolo sentimento riesce a trasparire anche senza che venga pronunciata una singola parola.
Ma poi, oltre alla mera qualità tecnica, è il mondo di gioco ad essere fantastico: è incredibile la sensazione che riescono a restituire le diverse location, sempre fatiscenti ma che riescono a far trasparire la magnificenza che potevano avere durante il loro periodo di massimo splendore, prima che la calamità si abbattesse sul mondo.
Una qualità che Naughty Dog ha affinato negli anni sviluppando i quattro capitoli di Uncharted e il primo The Last of Us, che certamente hanno permesso al team di fare esperienza da questo punto di vista.
Abbiamo giocato su PlayStation 4 Pro e tutto è filato liscio: il 4K e l’HDR riescono a dare quel qualcosa di più ad un gioco già magnifico di per se, ed il frema rate è rimasto stabilissimo sui 30 fotogrammi al secondo anche nelle situazioni più concitate.
Un plauso anche alla pulizia con cui si è presentato al lancio il gioco: durante tutte le nostre sessioni di gioco non abbiamo riscontrato neanche un bug o un’anomalia.
E poi abbiamo il comparto audio. E non faccio riferimento soltanto alla splendida colonna sonora che ci accompagna dolcemente durante l’avventura, alternano momenti di silenzio rotti solo dal suono dei passi o dalla voce dei protagonisti, a suoni di chitarra più distesi, ad altri in cui i toni salgono perché magari la situazione è diventata pesante o conflittuale.
Mi riferisco anche ai suoni dell’ambiente che ci circonda, del vento che soffia, degli uccelli che cinguettano, o anche dei suoni di un proiettile che rompe un vetro o di un clicker che ci sta cercando.
Il mio consiglio è quello di dotarvi di un buon paio di cuffie e di godere di tutti questi suoni nel modo più nitido e pulito possibile.
Fantastico anche il doppiaggio nella nostra lingua, davvero ben recitato e credibile; certamente tra i migliori che si siano visti negli ultimi anni.

GOTY?

The Last of Us Parte 2 è senza ombra di dubbio uno dei migliori videogiochi di questa generazione di console e, più ingenerale, uno dei migliori titoli mai sviluppati.
L’opera magna di Naughty Dog è un vero gioiello sotto praticamente tutti i punti di vista: riesce ad osare come quasi nessun altro, proponendo tematiche scottanti senza banalizzarle o renderle pretestuose, mettendole a schermo nel modo più crudo, ma anche credibile possibile.
Non è un gioco che mette dei filtri: la volenza è presente ed è contestualizzata magistralmente; non è divertente uccidere ma lo si fa per riuscire a perseguire quello che è il bene superiore del nostro alter ego, che non necessariamente è una motivazione valida di per sé. Le nostre azioni pesano sul mondo di gioco ma anche su noi stessi, ci portano ad interrogarci e a chiederci se ciò che abbiamo fatto sia stata la cosa giusta da fare.
Pad alla mano, poi, il gioco funziona alla grande: i combattimenti sono davvero riusciti, non si riducono quasi mai a delle semplici sparatorie e sono ben intervallati da sequenze esplorative e narrative che danno spessore all’esperienza.
Il tutto accompagnato da una colonna sonora perfetta, che sa sempre prendere per mano il giocatore nel modo più appropriato e contribuisce enormemente all’immersione nel mondo di gioco.
Per tutta questa serie di motivi non posso che attribuire per la prima volta nella mia carriera di recensore videoludico il punteggio perfetto a quello che secondo me è il miglior titolo di questa generazione.
E sono certo che, come per The Legend of Zelda: Breath of the Wild, ci sarà un prima e un dopo The Last of Us Parte 2, in particolar modo quando si parlerà di gestione della narrativa, immersività della stessa e capacità di coinvolgere a pieno il giocatore.

Prezzo di lancio: 69,98 €
Prezzo da noi consigliato: 69,98 €

The Last of Us Parte 2

69,98 €
10

10.0/10

Pro

  • Narrativa esaltante, immersiva e coinvolgente
  • Combattimenti che funzionano alla grande
  • Accompagnamento sonoro magistrale
  • Longevità alle stelle
  • Comparto tecnico da urlo

Contro

  • Tematiche trattate e violenza potrebbero infastidire alcune persone
About Luca "Big Boss" Panizzoli 2598 Articles
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