The Final Station (versione Nintendo Switch) – Recensione

Detto sinceramente, quanto può essere avvincente un’avventura di un capostazione? Viene insultato dai pendolari sull’effimero malfunzionamento dei treni, o addirittura istigato da furboni sull’effettivo acquisto o no del biglietto: perciò la figura del capostazione non pare una storia da rivivere in un videogioco. Eppure, qualcuno ha avuto l’idea, e la volontà, di realizzare videogioco simile fino alla fine. Dopo due anni e mezzo di sviluppo lo studio neofita Do My Best Games è riuscito a raccontare un “classico” giorno di lavoro, durante una minaccia silente che, diffondendosi a macchia d’olio, terrà a dura prova il macchinista. Ecco, quindi, The Final Station gioco uscito nell’agosto 2016 e che solo quest’anno è approdato anche su Nintendo Switch. In questa versione, inoltre, si completa con l’ulteriore contenuto scaricabile, The Only Traitor, che si svolge parallelamente agli eventi del titolo,  e che scioglie alcuni nodi lasciati appositamente nel gioco principale. Conclusi i convenevoli, consiglio di analizzare il titolo distribuito da Tiny Build.

The Final Station Switch Launch Trailer

The Final Station Switch: North America on Friday, Feb 23rd. Coming to Europe on Feb 27th! Travel through a dying world by train in this story-driven, atmospheric survival game. The Final Station was revealed for Nintendo Switch during tinyBuild’s #HelloSwitch Announcement: https://www.youtube.com/watch?v=PrChRdaDHJo

E Venne il Giorno…

Dopo un incubo inquietante che introduce il giocatore alle meccaniche del titolo, il protagonista di The Final Station si sveglia pronto a svolgere la sua solita routine quotidiana, dopo un periodo di ferie. Cambiato d’abito e svolti i convenevoli con i colleghi, il macchinista viene informato di dover utilizzare un treno sperimentale, per il quale è necessario dedicare un po’ d’attenzione in più. Perciò, se la giornata sembra svolgersi in tutta normalità, trasportando diversi passeggeri, il mondo in retroscena inizia a percepire una nervosa inquietudine, che di conseguenza coinvolge direttamente la storia principale. Infatti, il ferroviere è obbligato ad aprirsi la strada tra città marcite dai cadaveri, devastate da orde di creature oscure (simili a zombie, non è chiaro), salvando i sopravvissuti in aiuto, diventando l’ultima spiaggia per il fronte umano.

The Final Station ripropone con tranquillità le atmosfere nostalgiche di desolazione, senza curarsi della troppa crudeltà, manifestando, in certi casi, scene agghiaccianti, nonostante i limiti definiti dai pixel. La vicenda continua un po’ a rilento nelle fasi iniziali, per procedere con un ottimo ritmo incalzante fino al finale, permeandosi di un climax ascendente da stupire il giocatore. Con un intrattenimento di circa quattro ore di gioco, la versione Nintendo Switch completa l’avventura con l’unico DLC The Only Traitor, che narra le vicende di Peter, un sopravvissuto della zona orientale, che sopravvive al volante di una muscle car tra le morenti cittadine. Sebbene l’introduzione paia un dejà vù, la narrazione si sviluppa diversamente, ricoprendo il compito di sanare alcune domande, che la prima avventura tralasciava nella lore. La durata della trama, sensibilmente ridotta a un paio d’ore, accende con molta più energia la fiamma dell’attenzione: le continue informazioni sulla retroscena degli avvenimenti obbliga il giocatore a non ignorarli, giovate persino dalle magnifiche tavole di Oleg Sergeev, di cui si parlerà in seguito.

Solo e Solitario

Nel mondo cupo e insipido di un Paese devastato da un’epidemia, il protagonista, sia capotreno che autista, deve uccidere per sopravvivere. Infatti, The Final Station si presenta, non così nell’immediato, come un shooter a scorrimento in ambienti limitati, prestando maggior attenzione alla quantità di munizioni a disposizione, e con i kit medici rimanenti rimediare agli errori commessi tra gli scontri. Ciò suggerisce al giocatore di meditare strategicamente alle sfide che si propongono, rallentando così l’azione, al fine di una buona riuscita. I nemici, d’altro canto, rimangono ostici fino alla fine dell’avventura, anche se la ridotta gamma degli stessi porta in dono il fatto che si ripetano molto spesso; l’IA si comporta diversamente ad ogni respawn, rallentando quindi il progresso nel caso di uno scenario più ad hoc di un altro. Infatti, la possibilità di interagire con alcuni oggetti come scatole, televisioni o fustini di gasolio, favoriscono il superamento di certi ostacoli, nei casi, però, decisi unicamente dal gioco: perciò, la loro presenza non rappresenta una costanza e compaiono solo prima di determinati nemici, facendo svanire in fretta l’effetto sorpresa.

Rimanendo nel gioco principale, una volta scesi dal treno, il ferroviere dovrà cercare in giro per la cittadina il codice di sblocco della stazione, al fine di ripartire per la prossima stazione, dato che non spetta a lui decidere quale percorso il treno debba percorrere. Tuttavia, nel mentre, avrà la possibilità di trovare kit medici e/o pacchetti di cibo, per tutelare la sua salvezza e quella dei superstiti che incontrerà durante il suo viaggio, a cui proporrà il suo aiuto. Difatti, saliti sul treno, il gioco cambia, lanciando al giocatore la sfida di preoccuparsi per i suoi passeggeri: dovrà riparare i sistemi difettosi che potranno ucciderli, o assisterli offrendo loro le porzioni di cibo o kit medici, raccolti durante le spedizioni. Anche se sembra una meccanica costruttiva all’interno del gioco, non cambia in alcun modo la trama del personaggio, a meno che si voglia seguire meglio la lore del titolo, leggendo i dialoghi sbloccati tra i passeggeri. Ciò che merita di una particolare nota consiste nella modalità in cui il giocatore dovrà scegliere di superare il livello in stazione, perché nel caso voglia salvaguardare la vita dei superstiti, dovrà rimanere cauto, consumando il meno possibile medikit, anche se la durata del titolo non si amplia così tanto.

Ciò che The Only Traitor mantiene nel gameplay rimane la componente shooter, a tratti più frenetica, grazie anche all’incontro di diversi tipi di nemici di “zombie” e umani, i quali, però, smettono di essere preoccupanti già dopo la prima mezz’ora. Inoltre, in quanto il protagonista è piuttosto indipendente ed egoista, mira alla sua sopravvivenza, cercando di reperire solo le cose utili, quali acqua, cibo e gasolio, diversamente a quanto accadeva in The Final Station. Infatti, si è costretti anche a scegliere quale persona poter salvare, confrontandolo in base al livello di Cura, Crafting e Socialità detenuta: quindi, se dall’ultima si guadagnano informazioni riguardanti i retroscena della trama, con la seconda è possibile guadagnare oggetti per la lavorazione e una quantità di ripristino della vita proporzionale al primo parametro. Tutto ciò viene mostrato al giocatore nei livelli in auto, dove si decide di prepararsi al livello successivo grazie al supporto del complice, facilmente sostituibile.

Il Viaggio al Capolinea

The Final Station colpisce subito l’occhio del giocatore con scorci magnifici, che sembrano irrealizzabili con i limiti che la grafica a pixel impone. Eppure, il designer Oleg Sergeev ripropone con un tratto quasi nostalgico sfondi evocativi, capaci di urlare a gran voce ciò che il mondo di gioco vuole diffondere. Un passato distrutto, il quale ha permesso, tuttavia, di ricostruirsi e in qualche modo rinascere; un presente incerto, che vede nella disperazione alcuna sopravvivenza da parte dell’umanità; un malinconico futuro, che anticipa delicatamente gli avvenimenti della storia. A parte il momento poetico, le immagini romantiche contribuiscono con amarezza alla narrazione, rivelando retroscena crudi, cui non si vuole essere presenti. Perciò, pure in questo caso, si evince che non sono necessarie parole per descrivere gli scenari, rispetto a passaggi facilmente evitabili, lasciando che il gioco parli da sé.

Persino la colonna sonora riesce nel suo obiettivo, riportando il giocatore nell’ambientazione deprimente e abbandonata del titolo. Scorre lenta e pressante, senza intoppi, accompagnando i viaggi in treno e le corse in auto, ma anche i livelli in città nei panni di Peter. Invece, durante le peripezie del ferroviere si rimane in silenzio, ridotti nella propria piccolezza di fronte al pericolo disumano, che compare dopo la prossima porta. Tuttavia, se i temi mantenevano lo spirito triste richiesto dalla trama, alcuni brani ricordano un po’ troppo alcuni blockbuster del genere, opponendosi alla grossa originalità che il titolo riesce a dimostrare.

Luci e Ombre

Se The Final Station conserva e mantiene quell’originalità che vari titoli dimostrano al mercato videoludico, si cosparge anche di errori e sviste che fanno storcere leggermente il naso all’esperienza di gioco. Innanzitutto, la scelta di aver voluto espandersi su Nintendo Switch rimane una scelta un po’ azzardata, in quanto il limite degli stick durante gli scontri con i nemici, aumentano il livello di sfida, a causa dell’incapacità di azzeccare la testa al primo tentativo. Infatti, tale ostacolo obbliga a sparare a distanze ravvicinate, o a preferire i colpi corpo a corpo, con la sicurezza di abbatterli illesi. Può essere una condizione molto opinabile, ma nel caso vi troviate in questa situazione si consiglia vivamente di mantenere la pazienza, e abituarsi agli sbagli che si susseguiranno uno sparo dopo l’altro. Inoltre, c’è da rilevare anche alcuni bug che impediscono l’avanzamento nel gioco: in alcuni casi, verso la fine del titolo, è capitato, appunto, che l’interazione con alcuni oggetti non fosse disponibile, provocando un effettivo muro, e costringere il riavvio del gioco nella speranza che l’errore non ricapiti, per evitare di premere ripetutamente il tasto da ottimista. Come se non fosse abbastanza, purtroppo, è possibile che capiti che all’avvio del gioco, appena prima che compaia il menu, si rimane ad osservare lo schermo nero che non vede di riempirsi, lasciando al giocatore la scelta di riavviare o di passare ad altro.

Ultima nota dolente, la quale è distinta nel DLC The Only Traitor, consiste nell’adattamento italiano. Infatti, pare abbozzato e frettoloso, tralasciando errori di battitura in diversi dialoghi, e anche vari impostazioni siano rimaste in inglese. Ciò suppone per quale motivo si sia abbassata una buona qualità, per cui nel primo capitolo permetteva una fruibilità tale da partecipare vivamente al mondo di gioco. Può essere un dettaglio che, svariati inceppi, cominci a infastidire.

 

La Luccicanza

The Final Station rispetta le premesse che il giocatore si può aspettare: una narrazione ben caratterizzata, scenari impegnativi ma soddisfacenti, dipinti da una notevole cura dei dettagli. La formula della versione Nintendo Switch, completa dell’add-on The Only Traitor, riesce a pepare meglio l’esperienza, coinvolgendo in maggior modo al mondo inventato dallo studio Do My Best. Del titolo non se ne può parlare abbastanza, poiché la lore pressante rimane vaga in alcune domande, lasciando ad alcuni la possibilità di un sequel (personalmente evitabile), e ad altri la costruzione di una propria interpretazione. Inoltre, il rapporto qualità/prezzo è più che ottimo, anche se si potrebbe aspettare uno sconto, nel caso in cui sei ore non fossero sufficienti. In conclusione, questo titolo riesce a mantenere la sua originalità tra generi e temi comuni tra i videogiochi, rappresentando un buon inizio per una software house, che ha dimostrato di sfornare piccole brillanti perle.

Prezzo di lancio: € 19,99
Prezzo da noi consigliato: € 9,99

The Final Station

The Final Station
8

Pro

  • Storia Immersiva
  • Gameplay Strategico e Soddisfacente
  • Scene Ispirate Graficamente
  • Climax Ascendente (il DLC aiuta)

Contro

  • Affetto da Bug Seccanti
  • Controllo Difficile dello Stick di Nintendo Switch
  • Problemi nell'Adattamento Italiano
About Xenon 146 Articles
Chimica e videogiochi riescono a convivere nella malsana testa di questo bizzarro individuo, così come la passione per il cinema, i fumetti e serie tv. Gioca sin da piccolo alla PlayStation, poi cerca di spaziare anche alle altre console, mantenendo la sua ignoranza per l'epopea PC.