State of Decay 2 – Recensione

Che ultimamente le cose per Microsoft non siano precisamente rosee è quasi un dato di fatto. La carenza di esclusive, la cancellazione di Scalebound, l’incomprensione da parte della stampa e dei giocatori nei confronti di un titolo a suo modo brillante come Sea of Thieves sono macigni che pesano moltissimo sulle spalle della compagnia americana. Ecco perché, nonostante tutto, erano in molti ad attendere con ansia il seguito di State of Decay, gioco che, alla sua uscita, in maniera piuttosto silenziosa, vide crescere il proprio numero di appassionati grazie alle sue idee particolari ed al suo mix di elementi survival e gestionali.
State of Decay 2, quindi, si presenta come un aggiornamento del suo predecessore, dotato com’è di alcune piccole migliorie e di una modalità cooperativa che promette esperienze davvero interessanti. Sarà andato tutto per il verso giusto? Scopriamolo assieme analizzandone la versione Xbox One.

State of Decay 2 – Gameplay Launch Trailer

18 months after the zombie apocalypse, a lone woman joins a community and learns what it takes to survive. In a world of choice and consequence, how will you survive? Play State of Decay 2 on Xbox One or Windows 10 PC May 22nd, 2018.

Una narrativa giocosa
Per chi non lo conoscesse, è utile stabilire innanzitutto cosa sia State of Decay (e quindi cosa è anche State of Decay 2): non parliamo di un survival horror, né di un gioco d’azione, ma di un gestionale che ingloba al suo interno elementi delle suddette categorie. Certamente l’ambientazione ricorda un qualunque gioco a tema zombi, come tanti se ne sono visti negli ultimi dieci anni, con la solita epidemia, scoppiata non si sa bene come e capace di sconvolgere tutti gli assetti sociali preesistenti, ed i superstiti costretti ad organizzarsi in comunità autosufficienti. La narrazione, quindi, oltre a non presentare alcun vezzo cinematografico, verte sull’organizzazione e la sopravvivenza (e convivenza) dei sopravvissuti, più che sull’invasione di non morti con la quale i protagonisti avranno a che fare, riportando spesso alla mente le dinamiche di una serie a fumetti come The Walking Dead, più che le atmosfere di un survival horror convenzionale.
Come è facile intuire, quindi, State of Decay 2 ha una narrativa non lineare e perfettamente integrata alle meccaniche di gioco: non ci sono personaggi caratterizzati, né un obiettivo preciso da perseguire. Il gioco inizia chiedendoci di scegliere una coppia di sopravvissuti (ognuno creato in maniera casuale e dotato di caratteristiche fisiche e caratteriali diverse) con la quale imbarcarci nell’avventura, superando un breve tutorial che ha lo scopo di illustrarci i comandi di movimento. Fatto ciò, dopo aver incontrato un altro paio di superstiti, potremo stabilirci in una delle tre mappe a nostra disposizione, e qui fondare il nostro primo insediamento.
La gestione della base è il fulcro attorno al quale ruota gran parte dell’esperienza partorita dalle menti di Undead Labs. Grazie a dei menu inizialmente un po’ ostici, ma comunque abbastanza funzionali dopo un po’ di pratica, potremo decidere in che modo ampliare la nostra struttura di partenza. Sarà possibile costruire un’infermeria, necessaria alla fabbricazione di medicinali e, soprattutto, di cure per la piaga del sangue, oppure un laboratorio tramite il quale sviluppare potenziamenti per le armi e nuovi fonti di energia. Sarà importante avere un numero adeguato di posti letto in cui far riposare i nostri uomini, ma anche migliorare la capienza della nostra stazione radio in modo da permetterci di insediarci presso nuovi punti della mappa.
Come avrete immaginato, ciascuna di queste azioni richiederà un certo quantitativo di risorse. Queste ultime si suddividono in due categorie: quelle materiali (il cibo, i materiali da costruzione, le medicine e così via) e l’Influenza. Se le prime potranno essere ottenute perlustrando i vari edifici della mappa e recuperando dei contenitori speciali, la seconda sarà ottenuta semplicemente portando a termine le missioni secondarie o eliminando qualche non morto.
È qui che entra in scena la seconda anima di State of Decay 2, quella più spiccatamente survival. Per raccattare tutto ciò di cui avremo bisogno, infatti, dovremo prendere il controllo di uno dei nostri coloni. Potremo reclutarne di nuovi svolgendo una delle tante missioni secondarie che ci verranno proposte di tanto in tanto, ma sappiate che ogni nuovo uomo significherà un maggior esborso di risorse ed un aumento nella difficoltà di gestione della comunità, per cui, alla fine, saremo praticamente costretti a compiere più di qualche escursione ell’esterno. In questi casi il sistema di controllo si comporta come quello di un classico gioco d’azione, con la possibilità di saltare, correre, colpire gli zombi con armi da corpo a corpo, prendere la mira per sparare e così via. Sarà possibile guidare un veicolo (ce ne saranno diversi e saranno essenziali per immagazzinare le provviste), abbassarsi per camminare silenziosamente, scavalcare ostacoli e così via, il tutto con delle animazioni un po’ approssimative, ma anche molto rapide, che, pur nella loro rozzezza, hanno almeno il pregio di mantenere il ritmo molto alto.
In questi momenti State of Decay 2 dona al giocatore tutto il meglio di sé grazie alle situazioni che si andranno a creare di volta in volta durante l’esplorazione di un mondo allo sbando e privo di confini morali. Qualora decidiate di avventurarvi nella vasta terra di nessuno che un tempo era chiamata civiltà, avrete ben presto a che fare con numerosi problemi. Il primo, ovviamente, è rappresentato dagli zombi. Questi, nella classica tradizione del genere horror, saranno lenti solo in apparenza, ma, se attirati da un rumore o dalla vista di esseri umani ancora vivi, mostreranno la preoccupante tendenza a formare gruppi molto nutriti ai quali bisognerà prestare molta attenzione. Oltre alla variante canonica, poi, sono presenti diversi tipi di non morto, come zombi esplosivi capaci di rilasciare una nube tossica particolarmente pericolosa, energumeni alti due metri dotati di una notevole resistenza ai proiettili e, soprattutto, gli zombi affetti dalla piaga del sangue. In caso un personaggio dovesse essere contagiato dalla malattia, sarà necessario riportarlo il più presto possibile al campo base e curarlo con un preparato apposito, oppure, in mancanza di scorte medicinali, esiliarlo e abbandonarlo al proprio destino.
Perché si, in State of Decay 2, come nel precedente episodio, la morte di ogni superstite sarà permanente. Ciò, oltre a generare momenti di tensione ed adrenalina pura, avrà anche un impatto emotivo sugli altri personaggi (e, spero, anche su di voi, a meno che non abbiate un bidone dell’immondizia al posto del cuore). Come è facile immaginare, dunque, il titolo Undead Labs pone costantemente sotto pressione il giocatore, imponendogli di operare delle scelte non sempre delicate. Non si tratta solo di sopravvivere, però. In questo nuovo mondo, infatti, saranno presenti anche diverse enclavi con le quali interagire. Alcune saranno disposte a commerciare con voi, altre potrebbero risultare ostili e pronte allo scontro, altre, invece, vi chiederanno di aiutarle a risolvere alcune missioni, migliorando il vostro rapporto con esse e donando al gioco anche un sottotesto narrativo più profondo. I compiti che andremo a svolgere non saranno particolarmente variegati, e consisteranno nell’accompagnare un personaggio da un punto all’altro alla ricerca di un oggetto, oppure aiutarlo ad estirpare un’infestazione da un edificio. Quello che è molto interessante, però, è che spesso potremo scegliere come comportarci nelle varie missioni, alterando quindi il destino delle enclavi con cui avremo a che fare. Questa componente presa di peso dai giochi di ruolo occidentali, in effetti, fa il paio con un sistema di sviluppo dei personaggi molto semplice, che prevede il miglioramento delle statistiche di un sopravvissuto in base alle azioni da esso compiute. Più combatterete, più diventerete esperti nell’uso delle armi, ad esempio, finché non potrete sbloccare una nuova abilità al raggiungimento di un determinato punteggio. Guadagnato un certo quantitativo di punti influenza, poi, sarà possibile eleggere uno dei personaggi a leader della comunità, apportando numerosi benefici al morale dei nostri compagni. La cosa più importante, tuttavia, sarà scegliere la specializzazione di ognuna delle nostre unità, dato che alcune di esse avranno un impatto decisivo sullo sviluppo della base.
È qui che entra in gioco una delle problematiche principali di questa tipologia di videogioco: la casualità. Dal momento che ogni individuo sarà generato casualmente, non sempre sarà facile trovare il colono adatto a sviluppare il nostro insediamento secondo le nostre volontà. L’unica soluzione sarà esplorare, esplorare ed ancora esplorare, cercando di mantenere il morale della nostra comunità sempre al di sotto dei livelli di guardia.
Mi sembra doveroso, ora, parlare di una delle novità in teoria più interessanti apportate da questo sequel rispetto al precedente episodio: la modalità cooperativa. La possibilità di giocare assieme ad altri quattro giocatori, tanto pubblicizzata durante la campagna promozionale, si rivela essere un’aggiunta soltanto piacevole ed assolutamente non centrale nell’economia dell’opera, per la gioia di chi temeva un titolo troppo orientato al multiplayer. Lanciando un razzo di segnalazione in aria, infatti, potremo ricevere l’aiuto di altri tre giocatori, che esploreranno la mappa assieme a noi dandoci una mano nel compiere i vari obiettivi. Non sarà permesso, tuttavia, giocare un’intera partita assieme ai nostri amici, né condividere oggetti fra gli insediamenti. Si tratta, quindi, di qualcosa di molto più simile a quanto visto nei soulslike di From Software, in cui l’interazione fra gli utenti è solo temporanea. Tutto ciò non è ovviamente un difetto, a mio modo di vedere, perché è evidente come il focus di State of Decay 2 sia senza dubbio l’esperienza a giocatore singolo. Chi si aspettava qualcosa di più simile ad un mondo persistente, alla maniera di un MMO, però, potrebbe rimanere deluso da questa scelta.
Il gameplay della nuova esclusiva Microsoft è solido, profondo, divertente, capace di ricreare l’atmosfera di un’epidemia zombi fin nei più piccoli particolari e di coinvolgerci nella disperata lotta per la sopravvivenza dei nostri coloni, dimostrando che è possibile suscitare emozioni anche molto profonde senza adoperare una narrativa lineare e cinematografica. Gli appassionati di gestionali e survival avranno davvero tanto materiale con cui divertirsi a lungo, vista la presenza di ben tre mappe distinte e l’arrivo delle espansioni già annunciate. Ma, se il gioco, pur inadatto ad un pubblico vastissimo, è davvero divertente e longevo (anzi, potenzialmente infinito!), cos’è che non va?

Non ci vedo più dalla fame
Com’era facile immaginare, il comparto tecnico di State of Decay 2 non è fra i più rifiniti in circolazione. Stiamo parlando di un titolo che non rientra nella categoria dei tripla A, e mostra tutti i limiti del caso. Abbiamo delle texture non particolarmente rifinite, fenomeni di pop up particolarmente evidenti, un leggero ghosting che fa capolino a bordo dei veicoli o nelle situazioni più concitate ed un frame rate generalmente stabile, ma soggetto a dei cali più o meno evidenti in determinati momenti. È opportuno notare anche la presenza di bug e glitch che potrebbero rovinare l’esperienza di gioco. Mi è capitato, ad esempio, che uno dei miei personaggi impazzisse di punto in bianco, iniziando a scorazzare per la mappa senza soluzione di continuità e correndo il rischio di venire eliminato da qualche avversario, oppure che un superstite si incagliasse nel terreno senza possibilità di fuga. Ho risolto tutto ricaricando la partita, ma sono difetti che vanno a minare, almeno in parte, la godibilità del titolo.
Detto ciò, State of Decay 2 rimane perfettamente giocabile, e sono sicuro che il supporto, nei mesi a venire, sarà costante. Dove, sorprendentemente, il gioco Undead Labs eccelle, è nella direzione artistica. Che si tratti di zone montane, di colline o di pianure sconfinate, le zone esplorabili riecheggiano a più riprese un mondo perduto ed una natura che, incurante della sciagura, ha ripreso il suo corso senza fermarsi. Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da un gioco del genere, State of Decay 2 trasmette malinconia e rilassatezza. Visitare le case abbandonate o un vecchio supermercato in disuso ci permetterà di dare uno sguardo al vecchio mondo, mentre il calare della notte saprà farci provare qualche brivido, grazie anche ad un sistema d’illuminazione soddisfacente.
Il doppiaggio, in inglese, ma coadiuvato da sottotitoli in italiano, è di discreta fattura, mentre la colonna sonora presenta ottimi brani d’atmosfera, ora rilassanti e riflessivi, ora più inquietanti e orrorifici.

Rinascita
Possiamo considerare State of Decay 2 come un nuovo punto di partenza per Microsoft? Dipende dai punti di vista. L’opera Undead Labs è, a tutti gli effetti, un ottimo titolo, capace di offrire una formula valida, oltre che peculiare, ma forse non in grado di accontentare tutti i palati. Chi cerchi qualcosa di più semplice e sparacchino, probabilmente, potrebbe annoiarsi terribilmente, durante l’esplorazione delle vaste desolazioni infestate dai non morti. Chi, al contrario, desiderava da tempo una narrativa più sottile ed avulsa da qualunque velleità cinematografica, potrebbe rimanerne rapito per ore. Un comparto tecnico appena sufficiente (ma mai terribile) non riesce a minare la bontà della nuova esclusiva Microsoft. Il prezzo ridotto di 30 euro, o la possibilità di giocarlo tramite il servizio di Game Pass, poi, sono incentivi da non sottovalutare. Di certo, al colosso di Redmond, non manca il coraggio. La costanza, invece, quella si, ma si può sempre rimediare.

Prezzo di lancio: 29, 90 €
Prezzo da noi consigliato: 
29. 90 €

State of Decay 2

State of Decay 2
8.5

Pro

  • Gameplay solido e originale
  • Longevità potenzialmente infinita
  • Atmosfera ben ricostruita
  • Estremamente rigiocabile

Contro

  • Comparto tecnico carente
  • Non adatto a tutti
About Michele Anastasia 31 Articles
Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.