Resident Evil 2 – Recensione

La storia di Capcom mi piace particolarmente. Non perché sia romantica quanto quella di altri sviluppatori (ad esempio i Cd Projekt Red), ma perché è un buon esempio di come si possa venire fuori da un baratro senza fondo semplicemente ascoltando le richieste dei giocatori più appassionati.
Qualche anno fa la software house giapponese non navigava esattamente in acque placide: molte delle sue serie di punta, come Megaman, Street Fighter e Devil May Cry sembravano ormai solo una pallida imitazione di loro stesse. Credo sia opinione comune, tuttavia, che l’esempio più lampante di questa decadenza creativa sia stato proprio il sesto episodio di Resident Evil, il quale, probabilmente, non è stato apprezzato nemmeno dalle madri dei suoi stessi creatori.
Insomma, ne avevamo già parlato due anni fa in occasione della recensione di Resident Evil VII, splendido esempio di come rinnovare un brand di successo senza tradire le proprie origini (e, soprattutto, senza trasformarlo in un brutto emulo di Gears of War). Oggi, con mio sommo gaudio, siamo di nuovo a parlare di una Capcom quasi inarrestabile, che, fra un Monster Hunter World capace di conquistare critica e pubblico (con l’eccezione di una frangia d’utenza più conservatrice) ed un nuovo episodio di Devil May Cry in dirittura d’arrivo (anche qui se ne prevedono delle belle!) decide di iniziare questo 2019 nientemeno che con il remake dell’amatissimo Resident Evil 2. Le anteprime mostrate al pubblico e la demo di qualche settimana fa lasciavano presagire un altro di quelli che, in gergo tecnico, vengono chiamati “gioconi”. E, siccome questa recensione giunge con il mio proverbiale ritardo, chi sono io per lasciarvi con l’acquolina in bocca? Resident Evil 2 è davvero un giocone. Ora vi spiego perché.

Resident Evil 2 | Launch Trailer | PS4

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La sfiga mi perseguita
Immaginate di essere stati lasciati dalla vostra fidanzata. Ok, questo fa male, no? Però non è tutto così brutto: è il 29 settembre e voi state per cominciare il vostro nuovo lavoro, e cioè l’agente di polizia. Insomma, anche se è soltanto il 1998, la disoccupazione giovanile non è così diffusa come oggi e ancora non c’è la crisi, avete comunque di che essere felici, perché un lavoro è pur sempre un lavoro, mica si butta via. Senonché, mentre vi dirigete alla stazione di polizia di Raccoon City (e qui già dovrebbe sorgervi qualche perplessità, se avete almeno un minimo di esperienza con i videogiochi) cercando di non fare ritardo (la sera prima avete bevuto molto per dimenticare le vostre pene d’amore), incappate in una pompa di benzina apparentemente abbandonata nel bel mezzo dell’autostrada. Vi fermate per dare un’occhiata e, nel giro di pochi minuti, vi ritrovate coinvolti in quella che sembra essere una vera e propria epidemia zombie con tutti i crismi del genere! Facce sanguinolente, versi gutturali, andature claudicanti, tante mani che cercano di afferrare il vostro collo, cose così. Meno male che almeno avete incontrato Claire, una bella ragazza (e pure motociclista!) che si stava dirigendo in città per avere informazioni su suo fratello, Chris Redfield, che di lavoro fa l’agente della S.T.A.R.S., un corpo speciale dell’esercito degli Stati Uniti impegnato in situazioni altrettanto speciali. Insomma, com’è, come non è, imbracciate la vostra pistola d’ordinanza e alla fine fuggite in macchina dall’orda di zombie, dirigendovi presso la città, la quale, non c’è bisogno di dirlo, è ormai nel caos più totale.
Scusate se la butto a tarallucci e vino, ma più o meno è così che si deve essere sentito Leon Kennedy nelle prime battute di Resident Evil 2. Ho sempre provato molta empatia per lui. È molto facile immedesimarsi in un ragazzo della mia età che viene colpito da una sfiga dopo l’altra, ma questo non deve trarvi in inganno. Al di là delle battute e della simpatia con la quale sono solito trattare le storie dell’orrore (forse per sdrammatizzare un po’), la narrativa di Resident Evil 2 è davvero riuscita.
Chiaramente le vicende, che ricalcano abbastanza fedelmente la versione originale, sono molto semplici, e non è difficile immaginare che dietro a tutto questo disastro biologico ci sia la solita Umbrella Corporation, la multinazionale tanto nota agli appassionati della saga, ma gli sceneggiatori sono riusciti a trasmettere in maniera palpabile tutta la tensione di una città allo sbando, l’ansia di trovare altri superstiti e di avere salva la vita. Comprensibilmente, non c’è molto spazio per i dialoghi, ma i legami affettivi imbastiti fra i pochi personaggi sono molto convincenti. Pensate a Marvin, ad esempio, il poliziotto che ci salverà la vita all’interno della stazione di polizia durante i primi minuti di gioco. Non sappiamo praticamente nulla di lui, eppure il semplice fatto che si tratti di un essere umano e non di un morto famelico stabilisce una certa affinità, ce lo rende, in un certo senso, simpatico, nel senso più letterale della parola. La situazione è disperata ed ogni alleato in più può solo farci comodo. Non che tutti gli esseri umani siano buoni e gentili come lui, anzi. In Resident Evil 2 spesso non sono gli zombie o le altre aberrazioni genetiche i veri cattivi, ma questa è cosa ben nota.
Il pregio più grande della scrittura di questo remake è proprio quello di saper caratterizzare bene protagonisti e comprimari senza interrompere il ritmo del gioco, anche quando si avrà a che fare con personaggi più complessi come la piccola Sherry Birkin o sua madre Annette. Silenziosamente, senza parlare troppo, questi attori lasciano percepire il loro dramma familiare, lasciando un po’ di stucco il giocatore per l’eleganza con la quale determinate tematiche sono trattate all’interno del prodotto.
Perché si, fra uno schizzo di sangue e l’altro, Resident Evil 2 sa essere delicato ed elegante, e questa è una sfaccettatura tutta nuova per una serie, che, non me ne vogliano gli appassionati, aveva sempre viaggiato sulla sottile linea che divide l’esagerazione dal kitsch. Già dai tempi del settimo episodio, però, era possibile intuire un cambio di rotta che si è ora concretizzato definitivamente in questo remake.
Il dualismo della campagna, garantito dalla possibilità di giocare nei panni di Leon o di Claire, oltretutto, aggiunge ulteriore carne al fuoco, sviluppando due storie che andranno a completarsi a vicenda , con dialoghi, personaggi e cutscene esclusivi per ciascuno dei personaggi. Il risultato finale è davvero coerente e maturo, tanto che, arrivati alla fine, si rimane stupiti per l’attenzione al dettaglio riposta in quella che doveva essere solo un “semplice” horror di serie B. In poche parole, la narrativa di Resident Evil 2 è decisamente più moderna di quella dei primi titoli, e gran parte del merito va anche al maestoso comparto tecnico, che andremo ad analizzare fra poco.

Fotorealismo e “fonorealismo”
Ancora una volta è il RE Engine a muovere il gioco. Questo motore grafico, che già aveva fatto faville due anni fa alla pubblicazione del settimo episodio, raggiunge oggi nuove vette di bellezza. Non sono molto pratico nella descrizione delle qualità visive di un gioco, ma guardate qualche screenshot o un video su internet: i modelli dei personaggi sono solidi, ricchi di dettagli, pericolosamente realistici ed espressivi, oltre che animati davvero bene! Anche gli interni seguono la stessa linea qualitativa. Il sistema di illuminazione li rende sempre cupi e angoscianti, pur non lesinando alcune aperture a colori più saturi ed ariosi, e le texture, salvo qualche raro caso, sono sempre in altissima definizione (il tutto a trenta fotogrammi al secondo stabili su Xbox One fat!). Certo, si potrebbe controbattere che l’interazione non sia fra le più sviluppate di questa generazione e che, in generale, Claire e Leon si muoveranno in ambienti abbastanza statici, ma tutto questo, come vedremo, non va ad intaccare una formula di gioco sostanzialmente perfetta che sfrutta al massimo sia le potenzialità del motore grafico che i suoi limiti.
A fare la parte del leone, tuttavia, non è Leon (scusatemi…) ma il comparto audio. Il doppiaggio in inglese è stellare, mentre quello in italiano è di buon livello, anche se non altrettanto valido. La colonna sonora è perlopiù assente, com’è giusto che sia, ma, quando fa capolino, è sempre in grado di enfatizzare la carica drammatica delle situazioni, senza mai risultare fuori contesto. Ciò che stupisce maggiormente è il sistema binaurale utilizzato dagli sviluppatori per indicarci con precisione il punto d’origine dei suoni che ascolteremo. È un’idea che ricorda moltissimo quanto realizzato dai ragazzi di Ninja Theory per il loro Hellblade: Senua’s Sacrifice, solo che qui va ad arricchire notevolmente il gameplay, permettendoci di comprendere la posizione dei nemici unicamente grazie al nostro udito e dando finalmente senso alla nuova struttura completamente tridimensionale delle ambientazioni (per non parlare degli effetti sonori che sono tutti incisivi ed incredibilmente curati). Il mio consiglio e di giocare questo titolo muniti di cuffie, almeno se volete assaporare la paura nella sua vera essenza.
Insomma, esteticamente ed artisticamente il remake di Resident Evil 2 è tutto ciò che un appassionato di horror potrebbe desiderare. Fra arti mozzati, mostri aberranti, fogne sudicie e laboratori sotterranei, l’atmosfera c’è proprio tutta, ed i salti sulla sedia anche (fortunatamente non così tanti da renderli prevedibili).

Come quelli vecchi, ma diverso
Proprio come ai vecchi tempi, il gioco si aprirà con una scelta fondamentale: quella del personaggio da utilizzare. Scegliere Leon o Claire cambierà sia diversi aspetti della trama (con npc e situazioni specifiche per l’uno e per l’altra) sia l’arsenale al quale potrete accedere.
Se dovessi descrivere il gameplay di questo remake ad una persona rimasta ibernata in stasi criogenica dal 1998, probabilmente l’interlocutore non avrebbe chissà quale moto di sorpresa. Del resto, Resident Evil 2 fa, nel 2019, quello che il suo antenato faceva vent’anni prima: esplorazione degli ambienti, risoluzione di enigmi, inventario limitato, possibilità di utilizzare un deposito in cui lasciare gli oggetti di troppo, erbe da combinare per ottenere effetti diversi, macchine da scrivere (a seconda della difficoltà selezionata potreste avere bisogno persino di un nastro!) e… Ah, si, chiaro. Zombie. Tanti zombie e anche qualcosa di peggio.
Insomma, le basi che hanno reso la serie famosa e che si erano perse nel corso del tempo ci sono tutte, solo che sono presentate con una prospettiva diversa. Se Resident Evil VII aveva sperimentato magistralmente l’utilizzo della visuale in prima persona, Resident Evil 2 ritorna a quella in seconda persona introdotta dal leggendario quarto episodio. Questo ha ovviamente portato gli sviluppatori a dover ripensare la posizione dei nemici e anche la regia di determinate sequenze, vista l’assenza delle inquadrature fisse, ottenendo risultati decisamente eccellenti e funzionali.
L’assenza di un caricamento fra una stanza e l’altra rende le ambientazioni molto più dinamiche che in passato. Oltre a non interrompere il ritmo (rendendo il backtracking molto più scorrevole e rapido), questo dà la possibilità ai nemici di andare a zonzo un po’ come gli pare, con risultati che potete immaginare benissimo. In particolare uno dei nemici che incontreremo ad un certo punto dell’avventura (se seguite le community su internet e apprezzate particolarmente i meme avrete capito di quale si tratta) sfrutterà questa caratteristica in maniera geniale e stimolante, non lasciandoci un attimo di tregua e costringendoci ad una folle corsa fra gli stretti corridoi della stazione di polizia nel tentativo di raccogliere l’oggetto necessario a proseguire.
Va da sé che Resident Evil 2 non è un gioco semplicissimo. Il sistema di mira è volutamente lento e impacciato, le munizioni sono poche e i nemici saranno decisamente coriacei. Non sarà raro vedere un non morto rialzarsi ancora e ancora finché non avrete spappolato in mille pezzi il suo cervello. Spesso e volentieri, per fare economia, sarà utile semplicemente fuggire, piuttosto che sprecare preziosi colpi da utilizzare contro le creature più pericolose, come i licker (si, ovviamente ci sono anche loro) o i temibili boss che ci ostruiranno il passaggio. La morte sarà un’evenienza tutt’altro che rara, ma il gioco non è mai frustrante (almeno in modalità standard) e non incappa in spiacevoli sequenze trial and error come accade ogni tanto ad altri esponenti recenti del genere (ad esempio The Evil Within).
Il level design è davvero valido e riesce a collegare in maniera coerente e geniale persino edifici distanti fra loro tramite una fitta rete di passaggi sotterranei, donandoci spesso la sensazione di essere al cospetto di un metroidvania e raggiungendo vette persino più alte di quanto osservato nel già ottimo Resident Evil VII. Sbloccare tutti i passaggi e le scorciatoie di una zona sarà sempre soddisfacente e spesso vi accadrà di trovarvi in un’area che avevate visitato parecchie ore prima e rimanere sbalorditi dalla precisione chirurgica con cui la geometria dei luoghi è stata costruita.
In Resident Evil 2 l’avanzamento lineare dell’avventura è gestito alla perfezione, con totale assenza di tempi morti e persino un certo grado di libertà nelle decisioni da prendere su come procedere (quale arma porterete con voi? Che tipo di munizioni creerete con le polveri da sparo a vostra disposizione? Vale la pena raccogliere quella piantina?), cosa che rende il titolo estremamente gratificante e rigiocabile (anche, semplicemente, per ottenere a fine partita un tempo migliore ed un punteggio più alto).
Se a ciò aggiungete la quantità molto alta di contenuti opzionali (abbiamo un new game plus che sblocca un finale segreto e cambia la posizione dei nemici, ad esempio) e collezionabili a volte un po’ strampalati (come l’immancabile tofu), vi renderete conto che, per un appassionato del genere, c’è davvero un sacco di roba con cui passare il tempo.

Capcom prese il pane e lo diede ai suoi discepoli
E disse: “Questo è il mio corpo, prendete e mangiatene tutti”- e noi, che siamo i suoi discepoli, abbiamo divorato la sua carne con grande appetito, come un’orda di non morti famelici. Il remake di Resident Evil 2 è probabilmente uno dei titoli più belli di questa generazione. Siamo di fronte ad uno dei rarissimi casi in cui è davvero difficile trovare un difetto all’interno di un videogioco. Il comparto narrativo, nella sua semplicità, svolge egregiamente il suo lavoro, senza interferire troppo con un gameplay che reinventa in maniera coerente i classici del passato salvaguardando lo spirito originale, coadiuvato in questo da un comparto tecnico, artistico e sonoro semplicemente da applausi.
Forse mancano quei momenti di genio che avevano reso Resident Evil VII un’opera folgorante, pur nella sua imperfezione, ma Resident Evil 2 rielabora il materiale originale riuscendo ad accontentare davvero tutti, sia i nuovi arrivati che i fan storici della serie. Il che non è poco.
Il povero Leon Kennedy sarà anche sfortunatissimo, dunque, ma noi no: il 2019 si è aperto alla grande.

Prezzo di lancio: 59, 99 €
Prezzo da noi consigliato: 59, 99 €

Resident Evil 2

Resident Evil 2
9

Pro

  • Fedele all'originale ed innovativo al tempo stesso
  • Gameplay solido e divertente
  • Un sacco di contenuti
  • Ottimo comparto narrativo
  • Comparto tecnico eccezionale

Contro

  • Qualche texture in bassa risoluzione
  • È soltanto un remake
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Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.