Magic Box – Halo: Combat Evolved (e la Microsoft di una volta)

Di recente la stella di Halo sembra essere tornata a brillare più luminosa che mai. Da una parte l’annuncio di Halo: Infinite, il nuovo capitolo regolare della serie che sembra promettere un ritorno ai fasti del primo episodio, ha risvegliato l’interesse dei fan e dei nuovi arrivati, dall’altro l’arrivo nei prossimi mesi della Master Chief Collection su personal computer ha definitivamente riportato in vita una community che sembrava essersi assopita da molto, troppo tempo.
In un periodo in cui il futuro stesso del videogioco si avvia verso grandi stravolgimenti, ecco che Microsoft ha saggiamente deciso di riscoprire la propria identità. Perché non prendiamoci in giro: Halo è Xbox, così come Xbox è Halo. Queste due entità sono inscindibili e lo saranno per sempre, qualunque cosa accada nei prossimi anni.
Ma da dove è partita la leggenda di Master Chief e perché, nonostante una generazione di console persa in partenza, milioni di giocatori saltano ancora sull’attenti ad ogni nuova notizia riguardante lo Spartan II dall’armatura verde? Cerchiamo di capirlo analizzando il primo capitolo della serie, pubblicato nell’ormai lontano 2001.

Halo Combat Evolved Trailer

Trailer remake! http://www.youtube.com/watch?v=fSG1fL1PZTA This is the Halo Combat Evolved Trailer from Gametrailers.com Just to get things straight, this is my list of most to least favorite Halo games: Halo 3 ======my favorite videogame, EVER; this is coming from a guy who plays mostly RPGs on PC.

You’ll have to find ammo as you go
L’incipit di Halo: Combat Evolved, a vederlo oggi, non sembrerebbe niente di troppo originale. In fin dei conti quella ideata da Bungie è soltanto una guerra fra esseri umani ed alieni come ce ne potrebbero essere tante. Il gioco, dal canto suo, non è certamente invecchiato benissimo, in tal senso. Le cutscene sono animate in maniera goffa, la regia non può certo dirsi brillante (nello stesso periodo usciva Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty) e i dialoghi, pregni un umorismo tipico da B movie americano, per quanto gradevoli, trasmettono la sensazione che la trama, in Halo, sia un elemento del tutto secondario – argomentazione che sembra cozzare con la mole spropositata di romanzi, serie tv e spin off che ne approfondiscono l’universo.
Le origini del titolo, in effetti, lo vedevano appartenere ad un genere completamente diverso, quello degli strategici in tempo reale, settore già approfondito precedentemente da Bungie grazie alla serie di Marathon, ma forse poco adatto a trainare una nuova console che si affacciava sul mercato per la prima volta. Ecco, quindi, che quei pochi dettagli elaborati in precedenza vengono presi di peso e trasposti all’interno di uno sparatutto in prima persona, cercando di donare al tutto un filo logico e gettando le basi di quello che, di episodio in episodio, sarà un mondo in continua espansione
Tuttavia, complice il design visionario ed affascinante delle ambientazioni e la splendida colonna sonora di Martin O’ Donnel, Halo riesce a mantenere un’identità forte ancora oggi, a ben diciotto anni di distanza dalla sua pubblicazione. Il primo incontro con Cortana (“Adesso siamo in due qui dentro!”) e con il capitano Keyes, lo sbarco sul gigantesco anello artificiale, l’arrivo inesorabile dei Flood, la corsa col Warthog: è in questi momenti che Halo ha cementato il proprio successo. Dietro una narrazione semplice e priva di fronzoli si nascondeva un senso di mistero e di novità che lasciava il giocatore con la voglia di sapere cos’altro si celasse dietro quei personaggi e quelle storie.
Bungie e 343i (la software house che ha preso in mano le redini del brand a partire dal quarto capitolo numerato) hanno creato quello che è uno degli universi più complessi (e problematici in quanto a cronologia e coerenza) di tutta la storia dei videogiochi, qualcosa che è paragonabile soltanto a quello che ha fatto Star Wars nel campo del cinema e che si è sviluppato anche grazie all’amore dei fan, sempre pronti ad elaborare nuove teorie e ad unire i vari tasselli rintracciabili in tutte le incarnazioni multimediali del brand.
La serie di videogiochi, dunque, è la componente più importante, ma è anche solo un semplice punto d’inizio per l’appassionato che voglia scoprire tutto, ma proprio tutto sulla guerra fra UNSC e Covenant.

Tell my mum I love her
Certo è che, senza un gameplay così brillante come quello ideato dai ragazzi di Bungie, Halo non avrebbe avuto metà del successo ottenuto nel corso degli anni. Combat Evolved è tutt’ora un titolo giocabilissimo, fluido e divertente, che non risente minimamente del tempo trascorso e che ha ancora molto da insegnare ad esponenti più recenti del genere.
Il giocatore più giovane che si approcci all’epopea di Master Chief per la prima volta potrebbe addirittura rimanere straniato dal level design incredibilmente aperto ed esplorativo che da sempre caratterizza la serie. L’utilizzo dei veicoli, in questo senso, rappresenta un vero colpo di genio. Laddove in altri sparatutto le sezioni a bordo dei mezzi di trasporto sono solitamente scriptate o limitate a momenti ben precisi scelti dagli sviluppatori, in Halo essi possono essere utilizzati in completa libertà. Potremo salire e scendere quando più ne avremo voglia e potremo portare con noi anche i nostri commilitoni a zonzo per la mappa, qualora il mezzo lo permetta.
La presenza di veicoli umani ed alieni permette numerosi approcci alla battaglia e rende le missioni di Halo: Combat Evolved estremamente rigiocabili.
Un level design ben fatto (anche se un paio di missioni ben note non godono di una buona reputazione presso i fan) non basterebbe a rendere uno sparatutto così divertente se non ci fossero dei nemici interessanti da affrontare all’interno di queste ambientazioni. Anche qui Bungie ha fatto centro. Le truppe dei Covenant sono formate da diversi tipi di unità ai quali corrispondono dei comportamenti differenti in base alla situazione sul campo di battaglia. I minuscoli Grunt, ad esempio, inizieranno a fuggire in maniera disordinata qualora l’Élite che guida la loro squadra dovesse perdere la vita, mentre i giganteschi Hunter, sempre in coppia, andranno su tutte le furie alla morte del loro compagno. In generale gli avversari di Halo: Combat Evolved sono reattivi e interagiscono in maniera intelligente con l’ambiente circostante, ad esempio appropriandosi dei veicoli lasciati incustoditi e schivando i proiettili con salti e piroette, donandoci la sensazione di combattere contro degli esseri davvero intelligenti (con tutti i limiti della tecnologia dell’epoca, chiaramente) e non contro un semplice ammasso di pixel, come avviene in tanti sparatutto contemporanei. L’arrivo dei Flood, poi, trasforma Halo in qualcosa di molto simile a Serious Sam, con un flusso costante di nemici che cerca di sopraffare il giocatore attaccandolo fisicamente senza lasciargli prendere fiato.
Col senno di poi, quello che mi piace di più del primissimo capitolo della serie è la sua essenza perennemente in bilico fra innovazione e tradizione. Il feeling delle armi, l’assenza di iron sight, l’utilizzo dei medikit e il level design articolato riportano alla mente i vecchi classici come Unreal o Quake, mentre l’uso dello scudo ricaricabile (una feature destinata a cambiare per sempre l’intero mondo dei videogiochi) e la presenza di veicoli utilizzabili liberamente è un portone aperto verso il futuro. In generale, però, si potrebbe dire che Halo sia stato importante soprattutto per aver finalmente portato su console un’esperienza in prima persona giocabile, gratificante e divertente, senza che l’assenza di mouse e tastiera si facesse sentire troppo. Ancora oggi, quando si decide di portare uno shooter sui sistemi d’intrattenimento casalinghi, è qui che gli sviluppatori guardano per prendere spunto.
Il sottoscritto, purtroppo, aveva solo sei anni all’uscita del titolo, e non ha potuto vivere appieno il comparto multiplayer via LAN (il multiplayer online venne introdotto solo con Halo 2), ma è sempre bello ascoltare le storie di chi si riuniva a casa degli amici con la propria Xbox per divertirsi assieme ad altri sedici giocatori nelle varie modalità messe a disposizione dagli sviluppatori. Come dicevo nel paragrafo precedente, la forza di Halo è da ricercarsi anche nell’affetto della propria community, che ancora oggi organizza campionati e tornei anche per le iterazioni più anziane del brand (e di certo Combat Evolved rimane uno dei favoriti tra i fan).

Follow Our Brothers
Un’ultima, doverosa nota di merito della produzione è da rintracciarsi nella sua colonna sonora. Il compositore Martin O’Donnel, che già aveva collaborato con Bungie per diversi altri titoli, ha creato qualcosa il cui valore è difficilmente quantificabile a parole. Provate ad ascoltare il tema principale del titolo, con i suoi cori gregoriani e le sue percussioni tribali: non solo non sembrerebbe un brano adatto ad uno sparatutto, ma, analizzandolo nel dettaglio, già emerge una certa commistione di stili che non è affatto banale e che è destinata ad espandersi ulteriormente quando si decida di ascoltare il resto della tracklist.
Nella colonna sonora di Halo: Combat Evolved convivono momenti epici e solenni (come nella marcia “Follow Our Brothers”) ad altri più riflessivi in cui è l’uso dell’elettronica a predominare. Non mancano, ovviamente, momenti più rockeggianti, con tanto di basso e batteria, ma il filo conduttore rimane la creazione dell’epos e del mistero, capaci di elevare narrativamente l’intera vicenda e contribuendo, di conseguenza, alla creazione del mito di Halo.
Diverse melodie saranno riprese negli episodi successivi, con O’Donnel che finirà per sbizzarrirsi anche con generi come il jazz ed il metal, ogni volta dettando i ritmi dell’azione e confermandosi come una delle menti principali dietro il progetto, senza temere il confronto con altri compositori storici dell’industria e, spesso, superandoli per intuito geniale e grandezza della visione complessiva.
Anche in questo caso, è possibile vedere la soundtrack del primo capitolo come una sorta di contenitore dal quale verranno estratti in seguito i germogli destinati a fiorire negli anni successivi, con la compiutezza del capolavoro assoluto che verrà raggiunta soltanto con il terzo episodio (il quale, per il sottoscritto, è uno dei dieci giochi più belli di sempre).

Halo Combat Evolved: Original Soundtrack

0:00 Opening Suite 3:34 Truth and Reconciliation Suite 12:00 Brothers in Arms 13:30 Enough Dead Heroes 16:33 Perilous Journey 19:00 A Walk in the Woods 20:56 Ambient Wonder 22:52 The Gun Pointed at the Head of the Universe 25:18 Trace Amounts 27:08 Under Cover of Night 30:49 What Once was

L’inizio di tutto
Halo: Combat Evolved, insomma, ha il fascino dell’intuizione geniale e primitiva. Riesce a risultare spontaneo e passionale, ancora ben lontano dai livelli di raffinatezza che la serie raggiungerà in seguito, ma proprio per questo incredibilmente genuino nelle sue trovate e nella sua personalità forte e inconfondibile.
In un periodo in cui il genere degli shooter in prima persona sembra vivere una crisi d’identità è strano riprendere in mano un gioco di diciotto anni fa e considerare quanto risulti ancora più fresco ed innovativo della maggior parte dei concorrenti usciti sul mercato di recente. Quando, all’inizio dell’articolo, ho detto che Halo è l’essenza stessa di Xbox intendevo proprio questo: è un gioco intraprendente, diverso, personale. Qualcosa che non confondi con nient’altro al mondo, aldilà di tutti i discorsi che si possano fare sul “quanto” e sul “come” sia stato realmente influente per il genere di appartenenza.
Fino a qualche anno fa la divisione Xbox di Microsoft era stata in grado di proporre altri giochi simili. Prodotti a volte imperfetti, ma sempre in grado di affrontare il mercato osservandolo da un’ottica diversa.
Con Xbox One tutto questo si è perso dietro le scelte scellerate di Don Mattrick. Ora che il gigante di Redmond sembra essere sul punto di risalire la china, tuttavia, la mia speranza è che questo spirito venga ritrovato. Perché è di giochi come Halo che l’industria dei tripla A ha bisogno per ritrovare quella varietà un po’ messa da parte in favore di grandi produzioni destinate a durare qualche mese per poi cadere nel dimenticatoio.
Se non l’avete mai provato, fatelo. A me ha cambiato la vita.

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Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.