Hellpoint – Recensione

Il mondo dei videogiochi non è estraneo alle modalità di trasmissione di altri ambienti culturali. Così come nella letteratura provenzale era facile trovare decine di componimenti simili, strutturati attorno agli stessi cliché della lirica cortese, allo stesso modo è molto comune che diversi videogiochi si assomiglino sotto diversi aspetti. Nel 2021 Dark Souls di From Software compie ben dieci anni, ma la sua influenza è stata notevole. Nonostante tutto, continuiamo comunque a creare nuovi personaggi per esplorare Lordran come se fosse la prima volta. Il capolavoro di Hidetaka Myazaki è un vero e proprio classico e sarebbe interessante studiarlo come si è studiato il Don Chisciotte di Miguel De Cervantes, alla stregua di un atto fondativo del videogioco moderno (o almeno di un nuovo mode di intenderlo). Non ne abbiamo il tempo, però. In questa sede parleremo invece di Hellpoint, sviluppato da Cradle Games dopo un finanziamento su Kickstarter. Si tratta di un titolo che ricalca la formula dei cosiddetti “soulslike” in maniera pedissequa, senza commettere errori evidenti. Ma la ripetizione dei cliché basterà ad elevarlo al di sopra dei suoi tanti concorrenti? O è meglio rigiocare per l’ennesima volta il suo immortale precursore?

Hellpoint * Launch Trailer * PS4 Xbox One PC

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Una narrativa silenziosa

La narrativa di Hellpoint è criptica e silenziosa. Siamo nel 2560 e nei panni di una Progenie – un essere senz’anima che ricorda proprio i Non-morti di Dark Souls – dovremo esplorare la gigantesca stazione spaziale di Irid Novo per capire come mai i suoi abitanti siano scomparsi di punto in bianco. Ad incaricarci di questa missione è un’entità nota come l’Autore, uno dei pochi sopravvissuti. Irid Novo è una costruzione nella quale la nostra razza dialogava e commerciava con i Sommi, una specie aliena di cui, almeno inizialmente, sapremo davvero poche cose. Il titolo di Cradle Games, infatti, ricalca in maniera certosina le modalità del classico From Software. I dialoghi sono inizialmente poco comprensibili, mentre la storia della stazione spaziale si svelerà al giocatore tramite le descrizioni degli oggetti ritrovati per terra o lasciati cadere dagli avversari – delle orripilanti creature apparentemente prive di coscienza. Senza dubbio la vicenda messa in piedi dagli sviluppatori è interessante e presenta persino dei finali multipli, ma ha ancora senso proporre una narrativa di questo tipo nel 2020 (il gioco è uscito a luglio dello scorso anno)? Il più grande problema di Hellpoint sta forse nella sua mancanza di carisma. I suoi personaggi sono scritti bene, ma non rimangono impressi quanto un Solaire o un Lautrec, per fare un esempio. Nonostante un’estetica sci-fi, il risultato finisce per essere anodino. E, se in un’altra tipologia di gioco questo sarebbe stato un problema minore, quando una narrativa tradizionale è assente, l’attenzione ai dettagli assume un’importanza ancora più rilevante. Purtroppo, lo scarso interesse che abbiamo provato per le vicende fa il paio anche con la noia che abbiamo sperimentato giocando.

Reskin

Hellpoint assume nella sua componente ludica l’aspetto di una mod molto articolata. Le texture, i modelli e le animazioni sono ovviamente diversi, ma l’impressione è quella di trovarsi dinanzi ad un’espansione del capolavoro From Software. Non c’è nulla che non venga riproposto dagli sviluppatori: un sistema di stamina, un power-up legato agli Assiomi (le anime, per intenderci), un level design interconnesso, la “nebbia” che ci separa dai vari boss, dei portali che fungono da “falò” e così via. Non c’è niente di male in tutto questo, solo che mancano dei guizzi capaci di sorprendere il giocatore. Ci viene da domandarci se l’intuizione di From Software non sia stata anche frutto del diverso periodo storico in cui è stata concepita. Quelle che nel 2009 e nel 2011 erano trovate geniali perché controcorrente, risultano delle banali formalità nel 2021. E se, a distanza di dieci anni, siamo ancora qui a parlare di “nebbia”, “falò” e “anime” per indicare elementi di gameplay specifici, forse un problema c’è. Non è molto diverso da quando si chiama una qualsiasi bevanda cola col nome di “Coca-Cola”, anche se la marca è diversa. Come se non bastasse la mancanza assoluta di originalità, il sistema di movimento e lock-on dei nemici è anche macchinoso e le collisioni dei colpi sono imprecise. Hellpoint non è molto difficile, soprattutto se paragonato ad altri bestioni giganteschi come Bloodborne e Sekiro, e anche questa è purtroppo un’aggravante non da poco. Abbiamo sconfitto molti boss al primo tentativo. Di molti di loro fatichiamo a ricordarne il nome e le fattezze. Si può dire che Hellpoint pecchi di carisma, in un certo senso. Il sistema di combattimento poco soddisfacente, inoltre, ci fa quasi rimpiangere le odiose collisioni che ci hanno fatto penare contro il Drago Famelico esattamente dieci anni fa. La mancanza di budget non è sempre un problema, quando si valuta un prodotto, ma in questo caso il feedback dei colpi e le animazioni farraginose non riescono ad esaltare il giocatore e rendono gli scontri poco appaganti, soprattutto contro i boss, che a volte risultano difficili da prevedere a causa di alcuni frame non troppo comprensibili. Il level design, se non altro, riesce ad interconnettere l’intera stazione di Irid Novo in maniera logica e coerente, anche se la struttura delle varie zone è un po’ troppo lineare e l’avanzamento risulta abbastanza guidato. Qualche buona intuizione, comunque, c’è. L’inserimento di un pulsante per il salto, ad esempio, ha permesso agli sviluppatori di aggiungere delle piacevoli sezioni platform, che ci ricompenseranno con oggetti utili e armi molto potenti. Spiegare come funzioni Hellpoint è quasi inutile, insomma: basterebbe leggere una qualsiasi recensione del classico From Software e applicare un rapporto di 1 ad 1 con i termini utilizzati.

Mancanza di carisma

E se il budget limitato si fa sentire durante i combattimenti e l’esplorazione, non possiamo certo dire che il comparto tecnico ed estetico sia tanto meglio. Le texture di Hellpoint ci riportano alla mente le prodezze tecniche del primo episodio di Gears of War e degli altri titoli sviluppati quindici anni fa con il glorioso Unreal Engine 3. Cioè, erano prodezze tecniche nel 2006, intendiamoci. Se lo studio avesse optato per uno stile estetico più pulito avremmo forse chiuso volentieri un occhio sulla resa discutibile dei materiali e del sistema d’illuminazione. Un altro soulslike ben più originale come Ashen (2018), ad esempio, ha adottato un piacevolissimo stile low poly che gli ha permesso di sopperire a questi problemi. Hellpoint avrebbe anche una direzione artistica interessante, figlia della cultura transumanista e della sci-fi a tinte horror di opere come Alien e Dead Space. Eppure tutto risulta penalizzato da un frame rate altamente instabile e da un dettaglio molto basso. Non è meglio il comparto sonoro: la musica non è molto presente, proprio come in Dark Souls, e quando c’è è abbastanza dimenticabile. Del doppiaggio possiamo dire che molti npc non sono nemmeno doppiati, ma questo, per quello che ci riguarda, non è affatto un problema.

Il passo più lungo della gamba

Hellpoint è un titolo che alla fine delle sue circa venti ore necessarie a completarlo risulta anodino. Non possiamo dire che sia propriamente brutto, ma deve vedersela con una serie di prodotti simili che a volte hanno dimostrato di essere davvero validi. La narrativa è nel complesso poco ispirata, i personaggi non sono ben caratterizzati e il comparto tecnico non è proprio dei migliori. Allo stesso tempo l’impianto ludico ricalca i classici From Softwar in maniera talvolta stucchevole, nonostante qualche guizzo interessante. Ci dispiace per Cradle Games. Forse andrà meglio la prossima volta.

Prezzo di lancio: 29, 99 €
Prezzo da noi consigliato: 9, 99 €

Hellpoint

29, 99 €
6

6.0/10

Pro

  • Alcuni spunti di level design sono interessanti
  • La direzione artistica non è male

Contro

  • Manca di personalità
  • Il frame rate è traballante
  • Le animazioni sono legnose
  • Sistema di combattimento poco soddisfacente
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Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.