Hellblade: Senuas’s Sacrifice (versione Xbox One) – Recensione

Annunciato durante la Gamescom del 2014, Hellblade: Senua’s Sacrifice è riuscito a vedere la luce soltanto l’anno scorso, su PlayStation 4 e pc. Il gioco Ninja Theory è riuscito ad ottenere un ampio consenso da parte di critica e pubblico, grazie alle interessanti tematiche affrontate e ad una direzione artistica di ottimo livello, pur non mancando di evidenti difetti nella struttura del proprio gameplay. La versione Xbox One giunge con un anno di ritardo, permettendo agli utenti Microsoft di saggiare il lavoro della casa di sviluppo inglese, senza apportare novità evidenti. Ne sarà valsa la pena?

Hellblade: Senua’s Sacrifice | Xbox One Trailer

All footage captured directly from Xbox One X and presented in 4K & HDR. Hellblade: Senua’s Sacrifice. Coming to Xbox One April 11. Pre-order Now and Save 10%: https://www.microsoft.com/en-gb/store/p/Hellblade-Senua-s-Sacrifice/C4Z7QM8FSXM2 From the makers of Heavenly Sword, Enslaved: Odyssey to the West, and DmC: Devil May Cry, comes a warrior’s brutal journey into myth and madness.

Una camminata psicotica
Il setting e il plot di Hellblade: Senua’s Sacrifice sono senza dubbio i suoi punti di forza. Senua, la protagonista che dà il titolo all’opera, è una ragazza appartenente alla tribù dei pitti, il cui obiettivo è riportare in vita il suo amato Dillion, ucciso durante un’incursione dei razziatori norreni. Per fare ciò, la ragazza deciderà di partire per Helheim, l’Inferno della mitologia vichinga, e chiedere alla dea Hel di resuscitare il caro defunto, portandosene dietro la testa avvolta in un panno.
Quello che, ad una prima occhiata, potrebbe sembrare un canovaccio fantastico abbastanza classico, però, assume dei connotati molto particolari a causa della psicosi che affligge la mente di Senua. Tutto il racconto, difatti, si prefigura come uno scavo nella psiche dell’eroina, alla scoperta del suo passato e delle motivazioni che l’hanno costretta all’esilio dalla sua comunità. Il rapporto con Dillion e con i propri genitori, nonché il senso di alienamento causato dalla diversità di Senua nei confronti degli altri, saranno gli argomenti principali su cui il titolo ci spingerà a riflettere.
Senua è vittima di allucinazioni uditive e visive, per ricostruire le quali i programmatori di Ninja Theory hanno fatto affidamento a diverse associazioni mediche e di assistenza che si occupano del problema, come attestato da un interessante documentario sulla realizzazione del gioco. Queste allucinazioni saranno alla base della narrativa e, come vedremo più avanti, anche del gameplay di Hellblade: Senua’s Sacrifice.
È doveroso parlare del modo in cui l’opera si approccia alla regia: per la maggior parte del tempo, infatti, non vi saranno stacchi di inquadrature, ma tutto sarà gestito tramite un unico piano sequenza. Questo rende il giocatore partecipe delle angosce della protagonista, tramutandolo quasi in un protagonista, con la stessa Senua che, guardando direttamente con i suoi occhi nella telecamera, buca a più riprese la quarta parete, coadiuvata anche dall’ottima prova attoriale di Melina Juergens, la donna sulla quale è stato eseguito il motion capture del volto della guerriera pitta.
I pochi personaggi del racconto non interagiranno mai direttamente con la giovane donna, ma faranno la loro comparsa nel corso di flashback e visioni improvvise, andando a comporre un pezzo per volta il complesso puzzle riguardante il passato dell’eroina. Hellblade: Senua’s Sacrifice, quindi, dimostra di essere un videogioco maturo e, per certi versi, molto raffinato nella sua composizione, ma, allo stesso tempo, anche un po’ carente sul lato emotivo. Per carità, nulla da dire sullo sforzo profuso da Ninja Theory nella ricostruzione dei disagi psichici e psicologici al centro dell’opera, che sicuramente sono stati resi in maniera accurata e credibile (su questo punto, però, posso soltanto fidarmi della loro parola, non essendo io uno psichiatra). Il problema è che non tutti potrebbero rimanere coinvolti dal dolore di Senua. È chiaro che ci stiamo addentrando nel campo della sfera personale, ma è anche vero che il gioco, a più riprese, ha la tendenza ad essere ridondante nell’ossessiva riproposizione di determinate situazioni, lasciando trasparire la sensazione che, aldilà del buon lavoro di ricerca, non ci siano altre chiavi di lettura trasversali, eccezion fatta per quella metaforica intrinseca al viaggio stesso inteso come catarsi dell’anima.
Questa ridondanza, purtroppo, si ritroverà anche nelle meccaniche di gioco, come andremo adesso a vedere.

Il giorno della mia noiosa follia
Cos’è Hellblade: Senua’s Sacrifice? Le passate produzioni di Ninja Theory e l’ambientazione fantastica, nonché l’origine guerriera della protagonista, ci spingerebbero a pensare subito ad un gioco d’azione, sul modello di Enslaved o, magari, Heavenly Sword. Le avventure di Senua, invece, strano a dirsi, hanno molto più in comune con i simulatori di camminata che non con i titoli sopra citati.
Passeremo gran parte del tempo esplorando le splendide ambientazioni imbastite dal team inglese, nel tentativo di risolvere qualche enigma ambientale e proseguire la nostra ricerca della dea Hel. Gran parte di questi enigmi consisterà nella ripetizione di uno schema molto simile. Giunti dinanzi ad una porta chiusa, dovremo cercare nell’ambiente circostante qualcosa che ci ricordi le rune impresse su di essa. Aguzzando l’ingegno e la vista potremo individuare dei luoghi che, osservati dalla giusta angolazione, andranno a ricreare proprio gli stessi simboli.
Sebbene ad una prima occhiata questa soluzione possa sembrare interessante, la sua continua reiterazione per tutta la durata dell’avventura ce la farà presto venire a noia.
È un peccato che ci siano anche dei momenti validi in cui il gameplay di Hellblade: Senua’s Sacrifice riesce a farsi interessante, come quando, in una delle battute finali, dovremo sfuggire ad una creatura spostandoci attraverso le zone illuminate, cercando di evitare gli angoli bui, pena la nostra morte improvvisa, o come quando dovremo sfruttare delle maschere speciali per spostarci dal presente al passato e liberare un passaggio ostruito. Queste soluzioni, tuttavia, si contano sulle dita di una mano e fanno pesare ancor di più la monotonia generale. Anche il level design diventa presto sfiancante, composto com’è più da lunghi e stretti corridoi che non da vere e proprie zone esplorabili. Siamo ben lontani, per dirne una, dalla stupefacente conformazione della mappa vista nel bellissimo The Vanishing Of Ethan Carter.
Anche se ci troviamo al cospetto di un gioco prevalentemente esplorativo, tuttavia, ciò non significa che i combattimenti saranno del tutto assenti. All’apparizione di uno o più avversari, i quali altro non sono che una delle tante visioni create dalla psiche della protagonista, infatti, Senua snuderà la propria spada, modificando allo stesso tempo il sistema di controllo. I duelli all’arma bianca, al pari delle sezioni esplorative, risulteranno essere pressoché identici tra loro. Con una visuale in seconda persona, simile a quella dell’ultimo God of War, per intenderci, dovremo fare affidamento sul puntamento automatico e cercare di schivare i colpi dei nostri avversari, o di pararli, per poi colpire al momento giusto. Le voci nella testa di Senua ci indicheranno l’avvicinamento di una minaccia alle nostre spalle, che potremo evitare schivando prontamente nella direzione opposta. La possibilità di alternare colpi pesanti e colpi leggeri ci permetterà di dare il via a diverse combo, ed è anche possibile effettuare delle parate improvvise per sbilanciare l’avversario, nonché fare affidamento su una classica modalità bullet time, in cui potremo affettare i demoni nordici con nonchalance. Nemmeno questo pur minimo tecnicismo, tuttavia, riesce a sollevare le sorti del gameplay, data la difficoltà davvero bassa con cui avremo a che fare. Le tipologie di nemici sono poche, il loro repertorio di mosse non varierà mai e, dulcis in fundo, non sarà nemmeno possibile imparare nuove combo o sbloccare poteri particolari.
Unici momenti davvero galvanizzanti saranno le poche boss fight che il gioco ci offrirà. In questi scontri, finalmente, ci sarà richiesto di usare un po’ di cervello, e, spesso, saranno sfruttati a dovere i problemi psichici di Senua, che sarà costretta, ad esempio, a combattere al buio, puntando tutto sull’udito, oppure ad utilizzare al momento giusto l’abilità che le permette di rallentare il tempo. La scarsità di situazioni simili, tuttavia, renderà l’incedere lento, ripetitivo e noioso, nonostante la longevità davvero ridotta, stimata attorno alle sei ore.

La bellezza nordica
Se la narrativa ed il gameplay di Hellblade: Senua’s Sacrifice presentano entrambi luci ed ombre, non si può dire lo stesso del comparto estetico, tecnico ed artistico del titolo. Il gioco di Ninja Theory utilizza l’Unreal Engine 4 per ricreare l’inferno norreno così come immaginato dalla mente di Senua, restituendoci una resa di superfici, modelli poligonali ed effetti di luce di sicuro effetto. Non mancano alcune sbavature legate all’illuminazione dell’acqua, o alcune texture meno dettagliate di altre, ma senza dubbio il team inglese ha lavorato molto per produrre un titolo che fosse molto, molto bello a vedersi.
Questo grazie anche alla componente puramente estetica dell’opera, ispirata, com’è ovvio, alla mitologia norrena ed al paesaggio scandinavo. Helheim non è l’Inferno cristiano, quello del recente Agony, per intenderci, ma è un’isola ricoperta da folte foreste, corsi d’acqua, spiagge desolate sovrastate da edifici imponenti quanto gli dei stessi e rovine di un tempo ormai dimenticato. Questo, almeno, è quello che immagina la mente di Senua. Procedendo, vedremo il mondo evolversi e sconvolgersi a seconda dei turbamenti emotivi della protagonista, espediente che ha permesso agli sviluppatori di proporre situazioni ed ambienti via via più onirici e talvolta lugubri, ampliando a dismisura anche la palette di colori, i quali ricoprono senza dubbio un posto importante nel quadro generale dell’opera.
Ciò che lascia davvero stupiti, però, è senza dubbio il comparto audio. Non parlo del doppiaggio inglese (comunque di eccellente fattura), o alle musiche di ispirazione pagana e folkloristica (anche queste davvero suggestive e in grado di rievocare, in più di un’occasione, le atmosfere di musicisti quali Wardruna ed Heilung), ma, soprattutto, degli effetti sonori binaurali, grazie ai quali, utilizzando un paio di cuffie, sarà possibile percepire l’esatta provenienza nello spazio dei relativi suoni. Quando si ha a che fare con le voci provenienti dalla testa di Senua, o quando ci si ritrova immersi nel silenzio di un bosco, o braccati da un’orrenda creatura, ecco che tutta la bontà del lavoro svolto da Ninja Theory viene fuori. Pochi titoli, nel corso della storia, hanno fatto un utilizzo tanto intensivo e originale di suoni e campionamenti. In questo, Hellblade: Senua’s Sacrifice, potrebbe essere addirittura un titolo pionieristico e degno di essere ricordato a lungo.

Il prezzo da pagare
Hellblade: Senua’s Sacrifice è un’opera perlomeno interessante, seppur minata da più di qualche difetto. La sua scrittura è criptica solo all’apparenza, ma la sua trama non offre quella profondità di lettura che sembra promettere nelle prime battute. Ricostruire il passato della protagonista grazie ai continui flashback potrebbe risultare interessante per qualcuno, ma, giunti alla fine, non si può dire di trovarsi di fronte ad un’opera ineguagliabile. L’artificio dei programmatori è sin troppo evidente per colpire davvero al cuore il giocatore.
Nemmeno le meccaniche di gioco sono esenti da difetti, anzi. La continua reiterazione delle stesse azioni e degli stessi puzzle, con poche, rare eccezioni, e di combattimenti troppo semplicistici, renderà l’incedere lento e noioso. Fortunatamente, il comparto tecnico risolleva, almeno in parte, il giudizio sul titolo. Oltre ad una buona resa visiva, Hellblade: Senua’s Sacrifice si lascia apprezzare per l’ottimo lavoro svolto sul fronte estetico e, soprattutto, sonoro, oltre che per alcune interessanti scelte di regia.
L’ultima fatica Ninja Theory, insomma, si rivolge a tutti coloro che, da un gioco, chiedono soprattutto una certa qualità artistica, anche a discapito di un gameplay più vario o interessante. Nel novero dei cosiddetti simulatori di camminata, tuttavia, è possibile trovare dei prodotti più stimolanti, fattore che rende l’acquisto dell’avventura di Senua indicato soltanto agli appassionati più smaliziati del genere.

Hellblade: Senua's Sacrifice

Hellblade: Senua's Sacrifice
6.5

Pro

  • Ottima direzione artistica
  • Comparto sonoro eccellente
  • Trama interessante...

Contro

  • Gameplay ripetitivo e noioso
  • Longevità ridotta
  • ... ma priva di profondità
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Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.