Gears Tactics – Recensione

In quest’ultimo mese ho letto diverse recensioni di Gears Tactics e mi sono sempre sopreso di quanto alcuni redattori considerassero “assurda” l’idea di accostare il brand di Gears of War ad un genere come quello degli strategici a turni.
Per quello che mi riguarda, ammetto di aver pensato l’esatto opposto sin dalla presentazione del titolo durante l’E3 di due anni fa. Quale serie meglio di Gears potrebbe adattarsi meglio a meccaniche simili?
Dopo averlo giocato a fondo grazie ad un codice gentilmente offertoci da Microsoft, possiamo dire che l’operato di Splash Damage e The Coalition è in effetti riuscito a mantenere intatto il feeling viscerale e brutale degli episodi principali, pur traslandolo in questa particolare declinazione. Gears Tactics è un altro segnale di ottima salute da parte della saga e si prefigura come un ottimo antipasto in attesa delle meraviglie della next gen.

Una storia genealogica
Le vicende di Gears Tactics prendono luogo ben dodici anni prima del capostipite della serie. La guerra contro le Locuste ha già sconvolto il pianeta Sera, ma i COG non sono disposti alla resa, nonostante l’abuso di potenti armi tecnologiche come il famigerato Martello dell’Alba abbia portato il mondo sull’orlo della distruzione.
In questo contesto disperato faremo la conoscenza di Gabe Diaz, il padre di Kait, la protagonista del quinto capitolo regolare della serie. Gabe è un militare disilluso, che preferisce le retrovie del reparto macchine alle prime linee.
Purtroppo, quando si mette di mezzo il governo, come sanno bene i fan di Gears, c’è poco da fare. Su ordine del Presidente Prescott, Gabe è costretto a riprendere in mano il lancer nel tentativo di mettere su un manipolo di soldati con i quali sconfiggere Ukkon, un temibile e folle scienziato delle Locuste attorno al quale sembra ruotare il mistero stesso di questi esseri.
Non è che la trama di Gears Tactics sia proprio complessa, anzi. Il titolo Splash Damage privilegia il gameplay alla narrativa, ma non lesina certo nella qualità delle cutscene o nella caratterizzazione dei personaggi.
Gabe, ad esempio, ha una personalità compassata e gentile, che viene spesso anteposta a quella del più burbero e anziano Syd o dell’irruenta Mykaila. Proprio nei confronti verbali fra i vari personaggi, del resto, la narrativa del gioco da il meglio di sé, grazie anche ad alcuni filmati in-engine realizzati magistralmente e che nulla hanno da invidiare a quelli di un qualsiasi titolo tripla A.
Qualche colpo di scena serve a rendere l’evolversi delle vicende più interessante e riallaccia Gears Tactics direttamente al quinto capitolo, andando a formare una doppietta niente male e rendendo l’opera di Splash Damage uno spin-off solo apparentemente secondario nella time-line della saga.

Dei turni particolarmente dinamici
Venendo alle meccaniche di gioco, che rimangono il piatto forte, Gears Tactics si inserisce con una certa disinvoltura nel solco degli strategici a turni. L’ambientazione militare e la necessità di una squadra fanno tornare alla mente i più recenti episodi di X-COM, ma le differenze, in realtà, sono abbastanza sostanziali.
Tanto per cominciare Splash Damage ha deciso di rimuovere quasi completamente gli elementi gestionali. Non avremo una base da gestire, ma solo degli eroi da arruolare e potenziare tramite un sistema di level-up e potenziamento degli armamenti.
I soldati saranno divisi in cinque classi che spaziano da ruoli di supporto a mitraglieri devastanti capaci di eliminare diversi nemici in un sol colpo. Completando le missioni essi saliranno di livello (ne potremo usare un massimo di quattro alla volta) e potranno sbloccare nuove abilità. Ogni classe ha a disposizione due rami diversi e dovremo pertanto scegliere se specializzare i nostri Gears in alcune build specifiche o se vogliamo avere dei soldati “passepartout”. La soluzione migliore, in realtà, è averli entrambi, visto che Gears Tactics non lesina picchi di difficoltà inusitati anche a livello Normale.
Quando si scende sul campo, però, il prodotto di Splash Damage mostra di avere una personalità diversa dall’opera di Firaxis Game.
Tanto per cominciare non esistono griglie di movimento: ogni personaggio potrà compiere tre azioni per turno, senza che vi sia una divisione tra fase di spostamento e fase offensiva. Quando sarà vicino ad una copertura il gioco lo farà avanzare ulteriormente di qualche altro metro, simulando il wall-bouncing tipico della serie Gears of War. In generale spostarsi per la mappa è fluido e consente di compiere molte manovre evasive e di accerchiamento quanto mai necessarie per evitare di perire al numero spropositato di Locuste che l’intelligenza artificiale ci vomiterà addosso.
Nascondere un’unità dietro una copertura la renderà ovviamente più difficile da colpire, ma non basterà. Il modo migliore per sopravvivere è quello di combinare in modo sinergico le varie abilità del nostro plotone, usando ad esempio uno scout per rendere invisibile un alleato e permettergli di oltrepassare incolume il fronte avversario.
Un’altra dinamica molto interessante è proprio quella dell’Overwatch. Ognuno dei nostri soldati, infatti, potrà pattugliare una zona corrispondente ad un cono visivo, colpendo tutti gli avversari che proveranno ad attraversarla. La gestione dell’Overwatch è essenziale per risolvere la maggior parte delle situazioni e porterà spesso ad interessanti scenari di fuoco incrociato.
Eliminando un’unità ferita con una brutale esecuzione, oltretutto, guadagneremo un punto azione extra per ogni membro della squadra, con l’allettante possibilità di creare delle vere e proprie catene di uccisioni.
Ciò che sorprende maggiormente di Gears Tactics, tuttavia, è quanto bene esso riesca a riprodurre le sensazioni che siamo soliti provare giocando ai capitoli principali della serie. La regia degli scontri spesso ci farà osservare la scena da vicino, specialmente quando dovremo eliminare una locusta con il corpo a corpo, con tanto di schizzi di sangue annessi e urla disumane.
Le unità nemiche, poi, ricalcano pedissequamente quanto visto nella prima trilogia. Dai comuni Droni, passando per i Boomer e i fastidiosissimi Ticker, fino ad arrivare a qualche bestione ben più grosso, come il temibile Brumack, la varietà sicuramente non manca e farà felici tutti gli appassionati del brand, oltre a rendere ogni incontro diverso dall’altro, dato che ciascuna creatura avrà dei pattern comportamentali differenti.
Molte idee sembrano proprio pescate a piene mani dalla saga ideata da Cliff Bleszinski: ci sono le buche di vermi da estinguere rigorosamente con le granate, ci sono i Lancer, ovviamente, ma anche tutte le armi storiche, come l’Arco Torque e l’imponente Boomshot (i quali si possono raccogliere da terra ed utilizzare fino all’esaurimento delle munizioni).
Abbiamo anticipato che il gioco è molto difficile. Ebbene, alla fine di ognuno dei tre atti disponibili sarà necessario affrontare una bossfight particolarmente ostica, durante la quale saremo costretti a mettere in atto tutto quanto imparato durante le altre missioni. In questi momenti Gears Tactics raggiunge momenti di pura estasi, in cui ogni proiettile e ogni punto azione saranno in grado di fare la differenza.
Ho provato anche la modalità Facile (i livelli di difficoltà sono quattro ed è presente anche una Iron Man Mode, per i più sadici), e con piacere ho notato quanto essa non faccia sentire completamente stupido il giocatore, ma sia anzi più che ottima per prendere dimestichezza con il gameplay.
Se c’è qualcosa che non funziona in Gears Tactics è proprio la sua struttura. Il primo Atto ci introduce ai personaggi e alle diverse tipologie di missioni disponibili. Il gioco, infatti, prevede che alcune missioni “secondarie” vengano svolte obbligatoriamente, con l’intento di raccogliere equipaggiamenti sul campo, reclutare nuovi Gears e guadagnare punti esperienza. Il problema è che si limiteranno a sole quattro varianti e dopo un po’ verranno a noia.
L’impressione è che Splash Damage abbia cercato di allungare un po’ il brodo, piuttosto che sforzarsi di rendere ogni missione unica e particolare.
Un altro difetto, anche se meno grave, è nella gestione delle unità: spesso il gioco ci obbligherà ad utilizzare gli eroi protagonisti, lasciando nelle retrovie le reclute arruolate dal giocatore (per inciso: sarà possibile personalizzarne aspetto e nome), rendendo queste ultime talvolta inutili e quasi superflue.
Non si tratta di problematiche eccessivamente gravi, anche perché il complesso sistema di combattimento del titolo rende ogni scontro molto, molto divertente, ma, in un eventuale seguito, mi piacerebbe vedere più varietà, perché la formula di base è davvero solida.

Ingranaggi ottimizzati
Sul fronte tecnico non ci sono particolari critiche da muovere all’operato di Splash Damage e The Coalition. L’Unreal Engine 4 è stato utilizzato allo stato dell’arte. Le texture, con le impostazioni più alte, sono ben definite, mentre i modelli poligonali e gli ambienti sono ricchi di dettagli.
Soprattutto durante le cutscene si ha la sensazione che Gears Tactics non sia affatto una produzione secondaria, ma un progetto sul quale Microsoft ha puntato parecchio e che fa di tutto per non sfigurare di fronte ai suoi cugini “maggiori” (a questo punto sembra quasi di doverlo considerare un episodio regolare della saga!).
Oltre a numerosi effetti, come la nebbia volumetrica o i particellari, ciò che stupisce è soprattutto l’ottimizzazione eccellente del software, che riesce a mantenere un frame rate stabile anche su configurazioni non proprio al top della gamma.
La varietà di ambientazioni è discreta e, anche qui, abbiamo a che fare con tutto il repertorio tipico del brand, da città in rovina a deserti sabbiosi, fino a qualche excursus più particolare.
Se da vedere Gears Tactics è pazzesco, c’è da dire che il comparto audio non è da meno. Le musiche ricalcano lo stile della serie, gli effetti sonori sono estremamente ben realizzati e il doppiaggio in italiano è di altissimo livello, come sempre quando si parla di questa IP.

Non sapevamo di averne bisogno
Non sapevamo di aver bisogno di Gears Tactics, ma l’esperimento di Microsoft è andato oltre le più rosee aspettative. La campagna, divertente e longeva (circa venticinque ore, almeno), è supportata da un impianto ludico compatto e solido, ricco di sfaccettature divertenti e che non si perde in fronzoli. La trama, per quanto semplice, è una gradita aggiunta alla lore della serie e le scene di intermezzo sono realizzate con una cura che forse mai si era vista prima in uno strategico a turni di questo tipo.
Al netto di alcuni inciampi nella gestione della struttura, con delle missioni secondarie un po’ ripetitive, non si può che ringraziare Splash Damage e The Coalition per aver dato una ventata di freschezza ad una serie che già con Gears 5 era tornata a solcare vette decisamente alte.
La presenza del titolo su Game Pass, poi, rende Gears Tactics un gioco da provare assolutamente per chiunque sia anche vagamente interessato al genere o alla serie da cui è tratto.
Come primo esperimento, direi che non c’è male.

Prezzo da noi consigliato: giocatelo con il Game Pass!
Prezzo di lancio: 69, 90 €

Gears Tactics

69, 90 €
8

8.0/10

Pro

  • Struttura solida e divertente
  • Sembra proprio Gears of War!
  • Graficamente ben realizzato

Contro

  • Alcune secondarie sono ripetitive
  • Qualche problema di bilanciamento nella gestione delle unità
  • Scarsamente rigiocabile
About Michele Anastasia 118 Articles
Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.