Gears 5 – Recensione

C’è un momento, in Gears 5, in cui Kait scoppia in lacrime e mostra tutta la sua fragilità. In questi ultimi mesi la campagna di marketing della nuova esclusiva Microsoft (in uscita in questi giorni su Xbox One e Pc, per la prima volta anche su Steam) aveva stuzzicato il pubblico con la promessa di novità inerenti la formula di gioco e la certezza di un comparto multiplayer solido come sempre.
Terminata la campagna e passata qualche ora in compagnia della modalità multigiocatore, però, possiamo dire che la chiave di volta nel nuovo capitolo della storica saga creata da Epic Games e volata nelle mani di The Coalition non va ricercata tanto nel suo gameplay (rinnovato brillantemente, come vedremo più avanti), ma nell’umanità del suo cast di personaggi, una caratteristica che si è rivelata essere ben più sorprendente di qualunque mappa aperta e che ci aiuterà a chiarire meglio perché, in fin dei conti, Gears 5 non è proprio il solito Gears.

Gears Forever – Gears 5 Launch Trailer

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Passaggio generazionale
La trama di Gears 5 riprende la vicenda che si era interrotta con il quarto capitolo e vede i membri della Coalizione ancora impegnati nella lotta contro lo Sciame, la nuova terribile minaccia che ha preso il posto delle Locuste con l’inizio della seconda trilogia.
L’obiettivo dei COG è quello di riattivare il Martello dell’Alba, una temibile arma che i fan della serie conoscono molto bene e che, in passato, ha causato ingenti danni allo stesso genere umano durante le Guerre Pendulum. Obiettivo: annientare l’avversario, ovviamente. E fin qui, potremmo dire, gli stilemi che da sempre caratterizzano Gears of War non sono assolutamente messi in discussione. Quello che mette in moto l’azione è, al solito, la guerra, brutale e sanguinolenta.
Cambia l’attenzione dedicata all’introspezione dei singoli personaggi ed ai rapporti che legano ogni membro del cast, però, con un JD oppresso dall’ombra di Marcus, suo padre, e la giovane Kait costretta a fare i conti con un passato personale tormentato e insidioso.
Non manca ovviamente un corollario di comprimari vecchi e nuovi, come i mitici Baird e Cole, oppure l’odiosa new entry Fahz, tutti in grado di vivacizzare un racconto forse privo di colpi di scena eclatanti (ad eccezione di una sequenza nell’ultimo atto che ha del coraggioso) ma che viene retto proprio dalle interazioni fra i protagonisti. Persino Jack, il piccolo robottino che da sempre accompagna la Squadra Delta nelle sue peripezie e che era sempre stato relegato al ruolo di mascotte, riesce ad avere i suoi momenti di gloria, sviluppando una personalità a tutto tondo che lo rende reminescente del piccolo R2-D2 di starwarsiana memoria.
Gli atti centrali, poi, come vedremo, si rivelano essere molto più liberi rispetto ai canoni lineari della serie. Ciò ha permesso agli sviluppatori di tratteggiare l’universo di gioco con più cura, sparpagliando documenti e collezionabili un po’ ovunque e approfondendo il contesto socio-politico del pianeta Sera.
Tematiche come i cambiamenti climatici scaturiti dalla cupidigia dell’uomo o le bugie raccontate dal governo per giustificare l’ennesimo conflitto su larga scala sono sempre state parte del franchise, ma questa volta vengono inserite in un contesto più ampio che permette agli autori di sviscerarle più in profondità di quanto non avvenisse in passato.
Ecco che il vero cambiamento nella formula di Gears of War sta proprio qui: nelle lunghe e silenziose scorribande su un lago ghiacciato o in un deserto di sabbia rossa, in cui il silenzio viene spezzato dai discorsi di Kait e Del, due soldati giovani e pieni di incertezze, ben lontani dalla compostezza che aveva caratterizzato Marcus e i suoi compagni d’arme.
Gears 5 non perde la verve cazzona dei suoi predecessori, ma la declina in una formula più moderna e adatta ai tempi che corrono. Il che non mi è dispiaciuto affatto, al netto di qualche piccolo problema di scrittura sul quale non posso soffermarmi senza rovinarvi la trama e di un finale un po’ inconcludente che, purtroppo, lascia molte questioni ancora in sospeso e apre le porte per il prossimo sequel.

Il solito nuovo Gears
Parlare del gameplay di Gears 5, invece, si rivela essere molto più semplice del previsto. Le basi, infatti, rimangono sostanzialmente invariate e ci presentano uno sparatutto in terza persona dalle meccaniche solidissime e perfezionate nel corso di più di dieci anni di onorata carriera. Iniziamo col dire, ad esempio, che dei quattro atti che compongono la campagna, due, il primo e l’ultimo, adottano uno sviluppo lineare molto simile a quanto visto in passato, con il giocatore che dovrà recarsi da un punto all’altro del livello falciando orde su orde di nemici, il tutto reso più dinamico e spettacolare da qualche script piazzato all’occorrenza dalle sapienti mani degli sviluppatori.
Già così, comunque, è possibile notare come il level design sia molto più ampio rispetto al passato e conceda molto spazio all’esplorazione, sia nei momenti di quiete, sia durante le sparatorie, con un rinnovato focus sulla distruttibilità ambientale, che ci permetterà di alterare il terreno di scontro e abbattere i nemici in maniera originale. In alcuni frangenti sarà possibile anche adottare una tattica stealth o dare ordine ad un compagno di eliminare un determinato nemico piuttosto che un altro.
Anche quando Gears 5 fa il solito Gears, insomma, si respira un’aria tutta nuova, più fresca e frizzante di quanto non fossero state le ultime tre iterazioni del brand, a dimostrazione di come, per reinventare una formula solida e sempre divertente bastasse darle la possibilità di aprirsi.
Ed è proprio questo, infatti, che avviene definitivamente nei due atti centrali, in cui, grazie allo Skiff, potremo vagare in lungo e in largo per un’ampia mappa completando missioni secondarie e raccogliendo componenti utili al potenziamento di Jack (ci arriviamo fra poco). Al di là degli splendidi scorci visivi che l’opera The Coalition è in grado di regalare al giocatore, queste sezioni hanno il merito di rilassare la tensione fra uno scontro e l’altro e consentiranno al giocatore completista di spendere qualche ora in più alla ricerca delle Reliquie, versioni modificate delle armi standard capaci di fare la differenza sul campo di battaglia. Non si tratta di un mondo pieno di cose da fare, anzi, ma il rovescio positivo della medaglia è che ogni attività che potremo svolgere sarà appagante, divertente e soprattutto utile. Meno quantità, ma più qualità.
Le missioni secondarie ci ricompenseranno con dei potenziamenti per Jack, il quale nel corso del gioco sbloccherà diverse abilità che potremo migliorare e che rappresentano, a conti fatti, la novità più interessante di questo nuovo capitolo. Potremo piazzare una trappola, diventare invisibili, generare una barriera che assorbe i proiettili, localizzare i nemici dietro le pareti e persino prendere il possesso di essi facendoli combattere al nostro fianco. Ognuna di queste abilità potrà essere modificata e migliorata ampliando ulteriormente il nostro ventaglio di possibilità.
Se in passato eravamo abituati a giocare la campagna di Gears of War al riparo dietro una copertura, ecco che in Gears 5 la parola d’ordine diventa sperimentazione.
Ho terminato l’avventura in modalità Esperto, incorrendo nel game over molto spesso, e ogni volta ho provato ad utilizzare una strategia diversa per superare gli ostacoli più ardui, ottenendo una grandissima soddisfazione ogni qualvolta le mie idee portavano buoni risultati.
A ciò vanno aggiunte alcune idee molto semplici ma ben sfruttate, come, ad esempio, la possibilità di infrangere la superficie di un lago ghiacciato per far sprofondare i nemici in acqua. Questa e molte altre situazioni simili (ad esempio gli scontri che avvengono nel bel mezzo delle tempeste di vento, ripresi dal quarto capitolo) rendono le arene di Gears 5 più dinamiche che in passato e riportano alla mente quella sensazione di stupore che aveva incantato i giocatori ai tempi di Gears of War 2 che, per gran parte degli appassionati, detiene ancora il titolo di miglior episodio della serie (almeno per quanto riguarda il single player).
Gears 5 è meglio di Gears of War 2? Forse no. Non ha la stessa carica di adrenalina che ci ha dilaniati undici anni fa, ma rappresenta, finalmente, un grandissimo segnale di ripresa per una serie che da molto tempo sembrava aver perso la capacità di fare la differenza all’interno del mercato.
E per chi volesse giocare assieme ai propri amici? Beh, in questo senso l’opera di The Coalition non teme davvero confronti con nessuno.
Tanto per cominciare è possibile giocare l’intera campagna in cooperativa fino a tre giocatori, con il terzo incomodo che rivestirà i panni di Jack e si occuperà di supportare i due compagni con le proprie abilità. Anche in split screen, badate bene.
A tutto questo si aggiunge una modalità Orda rinnovata che prevede una struttura simile a quella degli hero shooter, con ogni personaggio dotato di una propria abilità specifica da utilizzare strategicamente per sopravvivere alle cinquanta ondate di aberrazioni che il gioco ci scatenerà contro, e, soprattutto una nuova modalità, denominata Fuga, sulla quale gli sviluppatori sembrano aver puntato molto.
In Fuga tre giocatori dovranno fuggire da un alveare dello Sciame prima che il gas venefico utilizzato per distruggere la struttura li raggiunga, ovviamente facendo attenzione agli avversari lungo il percorso. La carenza di munizioni e la necessità costante di collaborare rendono Fuga una modalità quasi inusuale per la serie, e riporta alla mente la modalità Zombie di Call of Duty. Se essa durerà a lungo sarà probabilmente il successo dell’editor delle mappe inserito dai programmatori nel titolo a decretarlo. Quest’ultimo è molto semplice nel funzionamento e permette di creare nuovi livelli per la suddetta modalità e condividerli con il resto della community. Bisognerà aspettare un po’ di tempo per vedere come e quanto i giocatori si sbizzarriranno e se gli sviluppatori supporteranno questa funzione con degli aggiornamenti in futuro, ma si tratta di una feature sicuramente interessante e da tenere sott’occhio qualora vi interessi dilettarvi nell’arte del level design.
Chiudono il cerchio le modalità competitive, rappresentate da Escalation, Re della Collina, il classico, vecchio Deathmatch a squadre e, infine, la nuova arrivata, Arcade, che prevede la possibilità di sbloccare nuove armi eliminando gli avversari nel corso della partita e che, proprio per questo, permette anche ai novizi di sentirsi realizzati durante la partita.
Della bontà di queste modalità ci eravamo già accorti grazie al Tech Test di fine luglio, ma rigiocarci in questi giorni è stato utile per confermare quanto Gears of War sia divertente assieme agli amici.
C’è un ma grosso quanto una casa, tuttavia: il titolo, al momento, soffre di gravi problemi nella sua infrastruttura, con code che spesso durano troppo a lungo e continue disconnessioni nel bel mezzo delle partite in modalità Fuga (quella che ho giocato di più, al momento). Basta fare un giro in rete per leggere di tutti i malfunzionamenti con cui la community sta avendo a che fare e che, forse, ci si poteva aspettare, almeno al lancio.
Siamo fiduciosi che The Coalition risolverà al più presto queste problematiche e pertanto, almeno per il momento, non ne abbiamo tenuto conto in fase di recensione. Del resto, la quantità e la qualità messa sul piatto da Gears 5 è talmente tanta che, quasi quasi, glielo si potrebbe perdonare.

Bello da vedere e bello da squartare, ma solo su One X
Un aspetto della produzione verso il quale non mi sarei mai aspettato di dover muovere delle critiche, invece, è il comparto tecnico, ma non giriamoci attorno: la versione per Xbox One standard, che è quella provata dal sottoscritto, non è esattamente una gioia per gli occhi.
Per raggiungere un frame rate stabile e costante (obiettivo riuscito, bisogna dirlo), gli sviluppatori sono dovuti scendere a diversi compromessi, evidenti soprattutto nei due atti centrali, i più belli dal punto di vista ludico, per giunta.
Passino le texture in bassa risoluzione, passi qualche lievissimo calo di frame rate: sul pop-up, però, è difficile chiudere un occhio. Spesso, anche nelle zone chiuse, assistiamo ad oggetti che appaiono all’improvviso dinanzi a noi, o a superfici che si caricano in ritardo, riportando alla mente quel mancato prodigio tecnologico che fu il primissimo Rage.
È evidente come The Coalition abbia costruito il titolo con Xbox One X e Pc quali piattaforme di riferimento e, sebbene non si possa certo dire che Gears 5 sia brutto da vedere sul vecchio modello di console (anzi, in multiplayer il tutto scorre perfino a sessanta fotogrammi al secondo), ci sentiamo di sconsigliare questa versione a meno che non abbiate proprio nessun altro modo di giocarci.
Ciò che redime l’esperienza è la sconsiderata mole di idee artistiche e visive che il team ha ideato. Gli scorci paesaggistici, sia quelli naturali, come le vaste lande ghiacciate del secondo atto, o il deserto di sabbia rossa nel terzo, che quelli urbani, memori della tanto cara destroyed beauty rincorsa sin dall’inizio della serie, sono capaci di stordire lo spettatore con un uso smodato di colori che le rendono molto simili ad un quadro in movimento. Anche in questo aspetto Gears 5 si presenta come un’evoluzione a tutto tondo delle idee proposte con troppa timidezza nel precedente episodio e anche per questo rimarrà probabilmente a lungo nel cuore degli appassionati come un Gears da ricordare.
Concludiamo con un breve accenno al comparto sonoro: il doppiaggio è di buon livello, nonostante alcuni passaggi mi siano sembrate un po’ fuori contesto, mentre ottimo è l’accompagnamento sonoro, ad opera di Ramin Djawadi, già autore della colonna sonora della serie tv Westworld.
I brani musicali sono spesso malinconici e ariosi e ben si adattano a quello che è il mood più introspettivo di questa avventura.
Ottimo anche l’effettistica ambientale, come sempre, con suoni molto corposi che enfatizzano ancora di più la brutalità degli scontri.

Guerra senza fine
Si può parlare di un ritorno della serie ai fasti di un tempo? Noi propendiamo per il sì. Gears 5 è innanzitutto un ottimo videogioco, da qualunque punto di vista decidiate di guardarlo, ma, soprattutto, è un ottimo Gears of War, che non dimentica la tradizione pur decidendo di innovare la formula con alcune aggiunte decisamente azzeccate. Il comparto narrativo, pur non eccellendo, si fa notare per una buona caratterizzazione dei personaggi, mentre il gameplay, grazie ai nuovi innesti, risulta enormemente ringiovanito e divertente. La grandissima quantità di contenuti per le partite in multiplayer, poi, è qualcosa che non si vede tutti i giorni.
Spiace per un comparto tecnico non privo di difetti sulla versione meno potente della console Microsoft, così come per una situazione al momento abbastanza problematica delle infrastrutture online, che speriamo venga risolta al più presto dagli sviluppatori.
Probabilmente il titolo migliore pubblicato da Microsoft in questa generazione di console.

Prezzo di lancio: 69, 99 €
Prezzo da noi consigliato: Il gioco è disponibile sul Game Pass!

Gears 5

8.9

8.9/10

Pro

  • La miglior campagna dai tempi di Gears of War 2
  • Tante novità ben integrate all'interno del gameplay
  • Narrativa interessante...
  • Enorme quantità di contenuti
  • Eccellente direzione artistica

Contro

  • ... Ma talvolta frettolosa
  • Attualmente ci sono problemi tecnici nelle infrastrutture online
  • Sul modello base di Xbox One ci sono alcuni difetti grafici grossolani
About Michele Anastasia 87 Articles
Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.