Elex – Recensione

Questo 2017 è stato davvero un grande anno per i videogiochi. Sono veramente tanti i titoli di rilievo usciti nel corso degli ultimi dodici mesi che difficilmente potrei ricordarli tutti in poche righe. Eppure, nonostante tutto, fra riuscite resurrezioni di serie molto famose e i soliti capolavori Nintendo, c’era una piccola nicchia di persone, fra le quali conto di annoverarmi, che aspettava con ansia l’uscita di un’opera all’apparenza poco interessante, di cui, a conti fatti, si è parlato in maniera poco interessata. Il nome di Piranha Bytes dovrebbe far rizzare più di qualche pelo sulle braccia degli appassionati di giochi di ruolo occidentali. A questi sviluppatori tedeschi, infatti, dobbiamo la creazione della serie Gothic, i cui primi due episodi, a cavallo fra il vecchio e il nuovo millennio, rivoluzionarono in maniera definitiva il genere, proponendo una sfida decisamente impegnativa e un grado di libertà quasi mai raggiunto in seguito da nessun altro videogioco.
Nel corso degli anni, complice anche il mezzo disastro relativo al lancio di Gothic III e la conseguente rottura con JoWooD Entertainment, il vessillo dei Nostri sembrava aver smesso di garrire al vento. Non che Risen e i suoi due seguiti fossero brutti giochi, anzi: per il sottoscritto si tratta di titoli molto sottovalutati e forse usciti in un periodo, quello della precedente generazione di console, che difficilmente tollerava titoli complessi e difficili come questi. Il declino di popolarità è evidente. Per un piccolo nugolo di sostenitori, tuttavia, l’attesa di un nuovo prodotto Piranha Bytes è sempre un evento, ed Elex non ha fatto eccezione.
Uscito nel mese di ottobre, sotto l’egida di THQ Nordic, sono stato abbastanza fortunato da poter recensirne la versione Xbox One. Vediamo se tutto è andato come previsto e vediamo perché, nonostante tutti i problemi, non sono affatto pentito di questa mortale scampagnata nelle terre di Magalan.

ELEX – Launch Trailer

ELEX vobiscum! Science Fantasy Open World RPG ELEX is Out Now on PC, Xbox One and PlayStation®4! The RPG with a vast open world ties two popular settings together: Fantasy and Science Fiction. In the post-apocalyptic world of Magalan, players will encounter magic-using, sword-slinging Berserkers. Or Outlaws packed with shotguns, grenades and flamethrowers.

Un asteroide per domarli e nell’Elex incatenarli
Le premesse narrative di Elex sono molto semplici, per non dire addirittura scolastiche. Il pianeta di Magalan, il luogo scelto come ambientazione per le vicende, era un tempo simile in tutto e per tutto al nostro mondo, almeno fino all’impatto con un asteroide di grandi dimensioni, il quale, oltre a causare quel tipo di danni tipico di un asteroide di grandi dimensioni, ha avuto anche il merito di diffondere nel terreno un materiale in grado di modificare geneticamente il corpo degli esseri viventi: i sopravvissuti al disastro gli donano, appunto, il nome di Elex.
Nel corso di una lunga lotta alla sopravvivenza durata un secolo e mezzo, i superstiti dello schianto, ormai organizzati in diversi gruppi sociali e fazioni, capiscono ben presto che l’Elex può essere utilizzato a proprio vantaggio e in modi molto diversi. La società di Magalan, suddivisa in quattro grandi fazioni, è diventata quasi totalmente dipendente dalla nuova sostanza, un po’ come noi siamo dipendenti dal petrolio al giorno d’oggi.
Alcuni, come i Berserker, preferiscono trasformare l’Elex in energia magica che prende il nome di Mana e usarlo per far rifiorire la vegetazione del pianeta martoriato grazie alla coltivazione di alcuni particolari alberi adibiti allo scopo; altri, come i Chierici, hanno sfruttato le nuove possibilità per studiare e migliorare la tecnologia del vecchio mondo, credendo ciecamente nella scienza ma, allo stesso tempo, predicando anche le gesta del dio Calaan, che, a loro dire, avrebbe predetto agli uomini l’arrivo dell’asteroide sul pianeta; c’è poi chi, in barba ad ogni ideologia, decide di fare del profitto il proprio obiettivo principale, optando per uno stile di vita in bilico fra la libertà assoluta e l’anarchia, come i Fuorilegge stanziati nel deserto di Tavar; e poi ci sono le Albe, un gruppo di soldati tecnologicamente all’avanguardia e pesantemente imbottiti di Elex, a tal punto da esserne assuefatti e perdere completamente qualunque facoltà emotiva. Guidati dall’Ibrido, una misteriosa entità salita al capo di questa fazione, il loro scopo è quello di raccogliere la maggior quantità possibile di Elex in modo da raggiungere un nuovo stadio evolutivo della razza umana. La loro avanzata inarrestabile rappresenta un serio problema per la salvaguardia dell’ecosistema sociale di Magalan.
Ed è qui che entra in scena il nostro protagonista, Jax, il quale, udite udite, è proprio un membro delle Albe che, in seguito al fallimento della missione che gli era stata assegnata, viene aggredito dal proprio fratello e commilitone Kallax. La Direttiva delle Albe, infatti, non prevede il fallimento e, anzi, lo punisce con la morte. Jax, tuttavia, riesce a salvarsi per un puro colpo di fortuna. Solo, a corto della sostanza che tanto lo aveva reso più forte, dovrà fare i conti con le emozioni che cominciano a riaffiorare in lui. Una, più delle altre, sembra prevalere: la rabbia.
Quella di Elex, a conti fatti, è una storia di rabbia e di vendetta, ma, come in ogni gioco di ruolo che si rispetti, starà a noi interpretare la vicenda e decidere in quale direzione spingere lo sviluppo emotivo di Jax. Fuggiti dall’edificio in cui si svolge il tutorial, avremo modo di incontrare Duras, il primo dei sei compagni che potranno accompagnarci durante tutta l’avventura. Potremo decidere se seguire questo simpatico Berserker nella città di Goliat e magari intraprendere le prime missioni al suo interno, nel tentativo di familiarizzare con la popolazione e con il sistema di quest, oppure andarcene a zonzo in completa libertà, a nostro rischio e pericolo (sul discorso della difficoltà punitiva del gioco ritorneremo nel paragrafo successivo).
Elex, infatti, ci dona carta bianca su come e quando esplorare la mappa a nostra disposizione. Lo sviluppo della sua narrativa è all’apparenza poco lineare e ci permette di svolgere i compiti proposti dai vari personaggi non giocanti nell’ordine che desideriamo, portandoci spesso a completare alcuni obiettivi ben prima del tempo e senza rendercene conto. Io, ad esempio, ho completato buona parte delle missioni principali del secondo capitolo (ce ne sono quattro in tutto) già durante il primo, il tutto inavvertitamente e senza che lo sapessi. Spesso, durante le varie avventure grandi e piccole che vivremo, potremo decidere in che modo comportarci, optando per un approccio pacifico, uno più violento, o magari decidendo di contravvenire alle leggi che governano un determinato centro abitato. La libertà di scelta è molta, non dipende solamente dalle scelte effettuate durante le conversazioni e si integra molto bene con il sistema di sviluppo del personaggio. Oltre a renderci fisicamente più forti e a permetterci di sbloccare diverse abilità, infatti, salire di livello ci permetterà di incrementare i valori di Combattimento, Personalità, Sopravvivenza e Creazione, aumentando i punti dei quali potremo sbloccare nuove opzioni di dialogo, altrimenti inaccessibili. Molto interessante il fatto che, ad esempio, un buon valore di Combattimento non sarà sempre indice di una risoluzione aggressiva, ma, al contrario, potrebbe aiutarci a percorrere la strada più pacifica e ad evitare inutili spargimenti di sangue. A ciò si deve aggiungere il valore di Freddezza, il quale aumenterà o diminuirà a seconda delle scelte che faremo, e che servirà anch’esso per ottenere determinate opzioni di dialogo. Insomma, in Elex l’impianto ruolistico si integra, per una volta, con la narrativa, come dovrebbe essere, a dire il vero, per tutte le produzioni di questo tipo, prestando molta attenzione all’evoluzione psicologica del protagonista principale. Purtroppo, però, è la stessa libertà di gioco che finisce per essere il più grande tallone d’Achille del titolo.
Sembra che gli sviluppatori non abbiano calibrato a dovere tutte le scelte possibili con una sceneggiatura coerente. Più volte mi è capitato di compiere un’azione importante senza che i personaggi non giocanti mostrassero un qualche interesse alla cosa. A volte, dopo aver ferocemente litigato con uno di essi, mi aspettavo di vedermi preclusa ogni possibilità di dialogo con esso, ma ho continuato a commerciarci tranquillamente. Se per quanto riguarda un’innocua missione secondaria si potrebbe chiudere un occhio al cospetto di queste imperfezioni, non si può fare lo stesso quando si va ad analizzare la trama principale, la quale si è rivelata essere ben più lineare di quanto auspicabile inizialmente. Le scelte veramente importanti non saranno tantissime e persino scegliere di aggregarsi ad una fazione piuttosto che ad un’altra non modificherà in modo sostanziale la vicenda, a differenza di quanto avveniva nei capitoli di Risen (ma questo dipende forse dal fatto che, prima di unirmi alla mia fazione prediletta, ho svolto numerosi compiti per le altre, che quindi continuavano a considerarmi come amico. Almeno, questa è la mia speranza).
Mi duole anche constatare come, purtroppo, non sia possibile uccidere tutti i personaggi non giocanti presenti nella mappa, nonostante gli sviluppatori avessero più volte sbandierato questa possibilità. Non so se sono incappato in un malfunzionamento del titolo, ma certi personaggi, semplicemente, non potevano essere colpiti e/o non reagivano ai colpi. Il fatto che essi si siano rivelati, in seguito, cruciali per lo sviluppo della vicenda, però, mi fa pensare che si tratti di una scelta voluta.
Insomma, l’impianto narrativo di Elex mi è sembrato limitato rispetto alle precedenti proposte della software house tedesca, ma fortunatamente la trama in sé riesce, in parte, a risollevare questo difetto. Chiariamoci, come per ogni titolo Piranha Bytes la sceneggiatura è spesso grezza, diretta e molto “verace”, per usare un eufemismo. Gli abitanti di Magalan utilizzeranno spesso un linguaggio scurrile, parleranno di argomenti poco adatti alla famiglia come il sesso, la droga e la morte con molta serenità e, in linea di massima, non mostreranno di essere particolarmente empatici ed emotivi nei confronti del prossimo. In fondo, perché dovrebbero, quando la cosa più importante è sopravvivere in un mondo ostile? Se la trama principale si lascia seguire con discreto interesse, è pur vero che, in alcuni punti, tutto sembra essere stato trattato con una certa fretta: alcuni passaggi vengono risolti con poche linee di dialogo e senza che il giocatore abbia il tempo di porsi le giuste domande. Anche la psicologia dei personaggi principali non mi è sembrata particolarmente curata, nonostante il tema portante dell’opera sia, a conti fatti, il recupero delle emozioni. Non che i Piranha Bytes non ci abbiano mai abituato, in tutti questi anni, a qualcosa di diverso da questo punto di vista. Se cercate la varietà sfaccettata dei titoli CD Projekt Red, insomma, potreste rimanere delusi. Le sottotrame dedicate ad ognuno dei nostri compagni, fatta eccezione per quelle di Duras e di Fark (veramente carine), poi, si risolvono in una risoluzione di compiti tutti uguali che non ci lasciano molto margine di interpretazione. Le nostre azioni nel corso del gioco riceveranno la loro approvazione o il loro disappunto (con due di essi è anche possibile intraprendere una storia d’amore abbastanza blanda e lontana da quelle proposte nei giochi BioWare), anche se non mi è mai capitato di inimicarmi uno di essi. Non è presente un indicatore che ci spieghi con precisione il grado del nostro rapporto (salvo una qualche frase molto vaga come “Duras ti ammira”), né mi è parso che ci sia un miglioramento delle loro prestazioni in battaglia in caso si raggiungano buoni risultati. Il giocatore di ruolo dentro di me avrebbe preferito qualcosa di simile al primo capitolo della saga di Dragon Age, in cui tutto ciò era regolato da numeri freddi che, però, rendevano ogni cosa più chiara. Certo, in un gioco open world tutto ciò avrebbe potuto portare ad alcuni squilibri molto gravi, ma sono certo che si potrebbe trovare il modo di rendere profonda anche un’esperienza di questo tipo. Sarebbe necessario rigiocare di nuovo l’avventura per capire cosa accada in caso si raggiungano dei livelli molto bassi nei rapporti con il nostro party, ma i lettori mi scuseranno se non ho tutto questo tempo a disposizione.
Anche la regia si rivela essere molto grezza ed imprecisa, con cambi di inquadrature un po’ troppo repentini e alcuni fastidiosi flashback che faranno capolino in maniera un po’ sconclusionata. Tuttavia, andando avanti, nonostante alcune incoerenze dovute all’eccessiva libertà di cui ho parlato sopra, è piacevole notare come tutti i nodi vengano al pettine e come alcuni colpi di scena non siano per nulla scontati o prevedibili. Quando il gioco ci lascia finalmente padroni del nostro destino, oltretutto, riesce a regalare grandissime soddisfazioni. Ciò, avviene, spesso, nei compiti secondari. In un particolare caso mi sono trovato a decidere il destino di un’intera città, dovendo scegliere quali personaggi appoggiare all’interno del suo sistema sociale e chi, invece, cacciare. Ritornare in quella città dopo molto tempo e vedere che, a causa delle mie decisioni errate, più di qualcuno aveva fatto una brutta fine è stato drammaticamente emozionante (peccato che, ancora una volta, tutto questo non sembra aver influenzato la vita del mondo circostante). In un altro caso, invece, ho apprezzato l’interconnessione delle varie missioni all’interno del mondo di gioco. Sentire qualcuno che parla di un individuo che si trova a qualche lega di distanza mi ha fatto sentire parte di un mondo vivo e compatto. Se Elex avesse funzionato così per tutte le quaranta ore che gli ho dedicato, staremmo parlando di uno dei giochi dell’anno, al netto di tutti i difetti di programmazione di cui tratteremo più avanti, anche perché l’ambientazione, pur non essendo coadiuvata da un sistema di documenti che ce ne spieghi la storia e il funzionamento, risulta più curata di quanto non possa sembrare un mondo in cui convivono guerrieri medievali, dinosauri e fucili laser. Andando avanti e chiacchierando con la gente scopriremo che tutto, tutto ha davvero un senso, persino la compresenza a pochi metri di distanza di una foresta lussureggiante e di un deserto arido, una cosa che spesso, in altri titoli, mi ha fatto storcere il naso ma che qui dimostra quanto impegno ci abbiano messo gli sviluppatori nella costruzione di Magalan, a tal punto da giustificare persino una certa varietà di luoghi diversi in uno spazio così ristretto.
Insomma, la narrativa di Elex cerca di riunire uno storytelling lineare ad un mondo aperto, non sempre riuscendoci, ma risultando comunque abbastanza interessante ed immersiva in molti suoi aspetti (il che è un pregio da non sottovalutare). E il resto?

Non è un paese per giovani
Il gameplay di Elex ci riporta indietro ai primi anni del nuovo millennio, il periodo di uscita dei primi due Gothic. Piranha Bytes non ha fatto grossi passi in avanti, da allora. Tuttavia, per chi vi scrive, non è che ce ne fossero poi tanti da fare. Chi ha seguito i progetti della software house tedesca si sentirà immediatamente a casa, ritrovando tutte quelle caratteristiche che ne hanno decretato il successo e, successivamente, il decadimento. Ma partiamo dalle basi, per spiegare anche ai nuovi arrivati di cosa stiamo parlando.
Elex è un gioco di ruolo di stampo action che ci permette di esplorare una mappa di discrete dimensioni (ma non tanto vasta quanto quella di altri titoli: il che, francamente, è un punto a suo favore). Potremo recarci sin da subito in ogni anfratto, dato che il titolo non ci pone nessun obbligo preciso, decidendo con chi parlare e come comportarci con gli abitanti di Magalan. Questi ultimi si suddividono in due categorie: le creature ostili e gli abitanti dei vari insediamenti. Soffermiamoci un attimo sui secondi e analizziamone assieme le routine comportamentali che ne stabiliscono le azioni. A differenza dell’ultimo titolo CD Projekt Red, in cui i personaggi non giocanti sembravano essere soltanto dei pezzi d’abbellimento del paesaggio, i magalanesi (perdonatemi questo brutto neologismo) reagiscono con sollecitazione agli stimoli del giocatore. Entrare in casa senza permesso ce li renderà ostili, così come rubare qualcosa che appartiene loro o comportarci in una maniera poco consona alle loro abitudini. Nella città di Goliat, ad esempio, vigono le leggi dei Berserker, e ci sarà impossibile utilizzare qualunque tipo di tecnologia moderna al suo interno, pena una poco piacevole reazione da parte delle guardie cittadine e la conseguente multa a nostro carico, la quale dovrà essere pagata presso il governatore dell’insediamento. Ovviamente, potremmo anche decidere di opporci, ma, come scopriremo ben presto, Elex ci sbatte subito in faccia una scomoda verità: se iniziamo il gioco con un personaggio di livello uno, è perché, effettivamente, siamo delle mezze calzette (i magalanesi avrebbero adottato una terminologia vagamente più colorita che gli elevati standard qualitativi di questo sito mi impediscono di riportare). Essendoci un ciclo che regola l’alternarsi del giorno e della notte, però, potremmo anche pensare di introdurci furtivamente nelle proprietà private e, facendo ben attenzione a non provocare rumori molesti, sgraffignare quel che ci serve. Il sistema di interazioni sociali, quindi, non è molto innovativo, ma si presenta sufficientemente curato e libero da trasportarci con la mente all’interno di un altro mondo, cosa che, ahimè, non riesce a gran parte dei giochi di ruolo occidentali usciti di recente.
Completando le missioni assegnateci dai vari personaggi, come da prassi, guadagneremo punti esperienza e, una volta raggiunto un certo limite, saliremo di livello, guadagnando un punto abilità e  dieci punti da spendere in cinque statistiche differenti: Forza, Costituzione, Destrezza, Astuzia e Intelligenza. Aumentare ciascuno di questi valori sarà fondamentale per diversi motivi. Il primo è che, banalmente, alcune armi o armature potranno essere equipaggiate soltanto rispettando determinati parametri; il secondo è che, per imparare nuove abilità, sarà necessario puntare molto su una o al massimo due caratteristiche, andando così a plasmare lo sviluppo del nostro personalissimo Jax. Il mio consiglio è di fare attenzione e pianificare tutto con calma in base a ciò che volete diventare, visto che non sarà possibile attuare alcun tipo di reset dei punti statistica. Una scelta forse un po’ estrema, ma coerente con la filosofia dei Piranha Bytes.
In Elex, proprio come in Gothic e Risen, l’unico modo di apprendere un’abilità è quello di recarsi da un insegnante (ce ne sono diversi per ogni ramo, cui si aggiungono quelli specifici delle diverse fazioni, la scelta della quale corrisponderà, quindi, ad una vera e propria scelta della classe) e spendere una somma più o meno ampia di denaro, a seconda del grado di pratica che vorremo raggiungere, controllando, ovviamente, di avere almeno un punto abilità da utilizzare all’occasione. Ce n’è un po’ per tutti i gusti: dall’oratoria, al combattimento corpo a corpo, fino ad abilità relative alla creazione di oggetti o allo scassinamento e l’hackeraggio, ognuna a suo modo utile e capace di modificare sensibilmente il nostro modo di giocare.
Ricapitolando: sarà necessario spendere molto tempo per salire di livello, e molto altro tempo per racimolare i soldi necessari a spendere i punti abilità. La progressione del personaggio sarà lenta. Anzi, lentissima. Le prime ore saranno sconfortanti, soprattutto se siete abituati a quei giochi che vanno per la maggiore oggi, tutti pieni di oggetti, armi e armature in ogni dove. Arrivati ad un certo punto, però, vi accorgerete che i vostri sforzi avranno dato i loro frutti.  Elex sa essere decisamente punitivo sin dall’inizio. Quando deciderete di avventurarvi per le lussureggianti foreste di Edan, dove l’avventura ha inizio, vi renderete conto sin da subito che persino un semplice topo gigante, che negli altri giochi di ruolo rappresenta di solito l’archetipo del nemico semplice e facile da sconfiggere, sarà in grado qui di mettervi in seria difficoltà, costringendovi spesso ad evitare gran parte degli scontri durante le prime ore. Il mio consiglio è quello di farvi accompagnare subito da Duras, o da un altro dei compagni disponibili, in modo da rendere meno traumatica l’iniziazione alla battaglia. Le loro statistiche, infatti, saranno inizialmente molto superiori alle vostre, contribuendo a farvi sentire delle vere schiappe (come se già tutto il resto non bastasse). L’intelligenza artificiale che guida i personaggi non giocanti è molto basilare, ma gli alleati ci seguiranno senza problemi, a differenza di quanto avveniva, ad esempio, nel quinto episodio di The Elder Scrolls, aiutandoci non poco in battaglia. Quello che ad alcuni è sembrato un problema, personalmente, è invece il maggior pregio del titolo. Elex riesce a gestire egregiamente l’annosa questione dell’avanzamento di livello in un titolo open world. Se in altri giochi di ruolo siamo abituati a massacrare orde di nemici sin da subito, nonostante la nostra palese “inesperienza”, le opere Piranha Bytes hanno sempre restituito molto bene quella sensazione di essere dei principianti che, a poco a poco, con molta ostinazione, riescono a migliorare gradatamente. Molto interessante è notare come non ci sia alcun tipo di rigenerazione dei nemici, i quali, una volta uccisi, non riappariranno più sulla mappa. Gli sviluppatori si sono approcciati al level design con furbizia e intelligenza, una qualità rara, di questi tempi, soprattutto quando si ha a che fare con delle ambientazioni molto ampie.
Proprio le fasi di combattimento, purtroppo, rappresentano uno dei principali difetti della produzione. L’idea alla base non è originale, certo, ma sulla carta aveva tutte le potenzialità per funzionare molto bene. Ai giocatori più giovani, ovviamente, verrà facile fare un paragone con Dark Souls: anche qui, come nel capolavoro From Software, abbiamo una barra della stamina che si consuma ad ogni nostra azione, costringendoci a calcolare con perizia ogni mossa sia offensiva che difensiva. A questo si aggiunge un interessante sistema di combo che, al riempirsi di un indicatore, ci permetterà di effettuare un attacco speciale con la semplice pressione del tasto Y, il quale varierà a seconda dell’arma equipaggiata in quel momento. A tutto ciò, ovviamente, va aggiunto l’utilizzo di armi a distanza di vario tipo, spazianti dai semplici archi, fino a mitragliatori e persino aggeggi futuristici molto poco sobri, e, ovviamente, diversi tipi di incantesimi ed abilità esclusivi di ogni fazione. Il loro funzionamento trasforma Elex in una specie di sparatutto in terza persona, variando non poco le carte in tavola. Tuttavia, per quanto effettivamente le buone idee non manchino, la loro realizzazione è un po’ dubbia. I colpi saranno gestiti da un sistema di collisioni non esattamente preciso, mentre i movimenti di Jax risulteranno spesso molto, molto goffi. Il problema maggiore, tuttavia, è dovuto al sistema di target dei nemici, il quale sarà utilissimo in presenza di un singolo avversario, ma che diventerà quasi inutilizzabile in situazioni più affollate (le quali aumenteranno soprattutto verso la fine della missione principale). Spesso cambiare il bersaglio agganciato sarà una vera impresa. Anzi, spesso, semplicemente, non sarà possibile per non si sa bene quale motivo. Esso, fortunatamente, può essere disattivato con la pressione di un tasto, ma ciò non basta a rendere le schermaglie di Elex fluide quanto dovrebbero essere. Nemmeno l’inserimento di un jetpack riesce a rendere la situazione molto più gradevole, sebbene esso rappresenti una valida via di fuga dai momenti difficili, i quali non mancheranno di certo, oltre a consentire di sparare rimanendo sospesi a mezz’aria fino alla consumazione del carburante. Anche così, però, in un modo o nell’altro si riesce ad andare avanti e il prosieguo non risulta mai impossibile. La difficoltà di Elex, fortunatamente, sta più nelle statistiche che non nella mera abilità del giocatore, anche perché le mosse a disposizione dei nemici non sono poi tantissime, e la loro intelligenza artificiale non va mai oltre un basilare pattern di agganciamento del bersaglio seguito da un attacco, non prevedendo alcun tipo di collaborazione fra di essi. Utilizzare un’arma a distanza o un incantesimo, oltretutto, potrebbe rendere tutto molto più gradevole e cambiare radicalmente l’esperienza di gioco. Durante la mia partita ho deciso di unirmi alla fazione dei Chierici, ottenendo l’accesso ad equipaggiamento speciale e ad un insegnante unico dal quale ho appreso alcune abilità molto interessanti, come quella di creare uno scudo protettivo attorno al mio corpo, quella di utilizzare la Suggestione durante le conversazioni per plagiare la mente del mio interlocutore e quella di proiettarmi lontano dal campo di battaglia nei momenti difficili. Spiace non aver avuto il tempo di testare con calma tutte le possibilità offerte da questo splendido sistema di crescita, che, ne sono convinto, ha del potenziale per fare felici gli appassionati di giochi di ruolo più di quanto sia possibile intuire inizialmente. Un’ultima, piccola parentesi vorrei dedicarla, infine, ai minigiochi di scassinamento ed hacking di porte e bauli. Dal momento che ho sempre cercato di comportarmi correttamente, ne ho usufruito davvero poco, ma essi si presentano in maniera molto simile a quanto visto in altri giochi dello stesso genere, risultando nient’altro che semplici diversivi. Però ci sono, ed è un bene.
Avevamo accennato poco sopra alla goffaggine del protagonista. Le animazioni di Elex non sono esattamente lo stato dell’arte, e capiterà spesso che Jax si inceppi nel paesaggio o che inciampi in ostacoli piccolissimi, il che è un problema, quando avete un mutante alto tre metri alle calcagna e avete finito le pozioni curative. In ogni caso è proprio qui che arriva in nostro soccorso il sopracitato jetpack. Non potremo usufruirne illimitatamente, in quanto il suo funzionamento è regolato da una barra apposita che si ricaricherà col tempo, ma averlo a disposizione ci aprirà spesso modi alternativi di affrontare una situazione o di raggiungere un luogo, sin dai primi minuti passati in quel di Magalan. Volare qui e lì sarà davvero divertente e vi permetterà di accorciare notevolmente le distanze, decidendo magari di lanciarvi dalla cima di un edificio anziché rifare tutte le scale, il che non è soltanto un mero esercizio di stile. In Elex, infatti, non sarà presente alcun tipo di cavalcatura, né è stato implementato un sistema di viaggio rapido simile a quello degli ultimi titoli Bethesda. Avremo solo due opzioni: spostarci a piedi o raggiungere uno dei tanti portali disseminati per Magalan, i quali poi saranno raggiungibili in ogni momento. Essi saranno veramente complicati da localizzare, in quanto spesso saranno nascosti da cespugli, massi o semplicemente non saranno in bella vista come ci si aspetterebbe. Esiste un’abilità in grado di segnarci il loro posizionamento sulla mappa, ma prima che riusciate ad ottenerla dovrete faticare un bel po’. Perdersi nell’esplorazione di antiche rovine, o di deserti aridi e pericolosi è stata una bella esperienza. Tutto è avvenuto naturalmente, senza alcun tipo di costrizione, con la curiosità come unico movente delle mie peregrinazioni. Elex ha risvegliato in me quell’amore per l’esplorazione ormai quasi totalmente sopito, assuefatto com’ero da quella orribile selva di indicatori che hanno intasato il mondo dei videogiochi open world di recente. Indicatori che, per carità, non mancano nemmeno qui, ma, udite udite, sono totalmente accessori! Potremo completare un incarico semplicemente ascoltando bene le informazioni del nostro committente, o leggendo il diario di Jax. Il mio consiglio, anzi, è di utilizzarli il meno possibile, dal momento che essi sono calcolati per tener conto di ogni possibilità offerta da una quest, rivelandoci spesso la locazione di luoghi e personaggi che non dovremmo conoscere. Per spiegarmi meglio farò un esempio pratico. In un caso il mio obiettivo era quello di cercare qualcuno disposto a comandare un’armata. Avevo nella mia mente diverse opzioni e ci ero arrivato semplicemente basandomi sulla mia esperienza. Un indicatore, tuttavia, mi mostrava la posizione di determinati personaggi che non avevo mai incontrato durante il mio cammino e che, invece, sarebbero stati utili per la risoluzione della suddetta missione. Mi sono, ovviamente, spinto in quei luoghi, dando il via ad una serie di dialoghi poco coerenti con quello che accadeva nel resto del gioco. Questo ci riporta, di nuovo, al problema dell’eccessiva libertà lasciata al giocatore ed al modo non sempre coerente con il quale essa viene gestita. Ma, soprattutto, ha rovinato quel senso di immersione che, per il sottoscritto, è la cosa in assoluto più importante in un gioco di ruolo.
Anche così, però, mi preme sottolineare come la maggior parte di questi difetti siano riscontrabili anche in grandi produzioni osannate dal pubblico e dalla critica. Elex, in ciò, non è peggio di nessuno, anzi, riesce a proporre un gameplay molto più ostico e profondo rispetto alla concorrenza. Stando ai metri di paragone della maggior parte dei giocatori e della critica specializzata, infatti, l’ultima opera Piranha Bytes dovrebbe essere ai livelli di Fallout 4, o di The Witcher 3. Per il sottoscritto, sotto molti aspetti, è anche migliore, al netto di tutte le problematiche. Ma avremo modo di riparlarne alla fine.

Un dinosauro per amico
Giudicare con oggettività l’aspetto estetico di Elex potrebbe risultare molto, molto complesso. Da una parte abbiamo un comparto tecnico poco rifinito, con animazioni legnose, texture in bassa, a volte bassissima risoluzione e, almeno su console, un sacco di pop up (anche se, ad onor del vero, siamo fortunatamente lontani dalla disastrosa situazione del primo Risen su console). Tuttavia il frame rate è stabile, con pochi cali al di sotto dei trenta fotogrammi al secondo e solo nelle situazioni più affollate, ed i caricamenti sono rapidi e poco invadenti. A parte il caricamento iniziale, infatti (e quello successivo alla nostra morte, comunque brevissimo), infatti, Magalan sarà un luogo compatto e continuo. Persino gli interni degli edifici, saranno contenuti all’interno della mappa di gioco. Il ritmo, insomma, non verrà mai meno, e, almeno sotto questo punto di vista, vorrei fare un plauso agli sviluppatori di Piranha Bytes. L’ampiezza del campo visivo è più che discreta e i modelli dei personaggi sono solidi e ricchi di dettagli, al contrario delle ambientazioni. Tuttavia gli abitanti di Magalan tenderanno ad assomigliarsi tutti un po’ troppo, cosa ormai tristemente usuale nei titoli di questa software house. Ho riscontrato un paio di crash che mi hanno costretto a ricaricare la partita, oltre ad un orribile bug al termine dell’avventura, che mi impediva di proseguire verso l’incontro finale. Anche qui ho risolto ricaricando, ma è evidente che l’ottimizzazione non sia stata proprio eccellente (anche qui, però, le lande di Tamriel non erano esattamente messe meglio…).
Artisticamente, invece, credo che Elex viaggi con grande disinvoltura su quella linea molto sottile che divide l’epica dal trash più assoluto. Il grande miscuglio di influenze che ritroveremo per tutto il gioco renderà possibile la compresenza di dinosauri, mutanti, foreste, deserti, guerrieri in armatura medievale, fucili laser, robot da combattimento, magia, poteri psionici e pressoché qualunque cosa siate in grado di immaginare (eccetto i liocorni: quelli non sono sopravvissuti all’apocalisse). Tutto ciò mi ha riportato indietro nel tempo di tanti, tanti anni, quando anche nei videogiochi la fantasia non era limitata dal buon gusto, ma semplicemente si pensava a rendere vario, giocoso e divertente un luogo. Oltretutto, ad essere onesti, alcuni scorci sono veramente affascinanti, e camminare fra le rovine del vecchio mondo, piuttosto che in una delle città iper tecnologiche dei Chierici continua ad avere un certo fascino anche dopo svariate ore. L’utilizzo dei colori è elegante, il design generale molto classico, forse ai limiti del generico, ma è la commistione di influenze molto diverse a dare carattere al tutto. Nulla di particolare da segnalare sul fronte sonoro, con una colonna sonora piacevole ma non eccelsa, un doppiaggio inglese discreto (ci sono i sottotitoli in italiano, però!) ed alcuni effetti audio più che buoni. Nel complesso, visti i precedenti di Piranha Bytes, posso ritenermi più che soddisfatto di come Elex si presenta al pubblico. Non ho idea di quale fosse la situazione al lancio, ma oggi, con tutte le patch correttive, siamo al cospetto di un titolo perfettamente giocabile e stabile, seppur ancora un po’ grezzo.

Il morso del piranha
Giunti alla conclusione, quindi, cosa resta da dire? Elex è il miglior gioco dei Piranha Bytes? Assolutamente no. Credo che in passato abbiano fatto di meglio. Tuttavia, mentirei se vi dicessi che non mi sono divertito. Mi sono divertito eccome! Nonostante la quest principale mi sia sembrata più lineare del solito, in altre situazioni ho finalmente riassaporato quella libertà che andavo ricercando da tanto tempo in un gioco di ruolo. Non la libertà di andare a zonzo, ma quella di comportarmi nella maniera che più mi aggradava. Libertà che è sia il più grande pregio di questo gioco, sia il più grande difetto, in quanto la narrazione non sempre riesce a starle dietro. Il combat system, poi, è molto legnoso, il che non aiuta a digerire una difficoltà molto alta (mai ingiusta, però).
Eppure, per quello che ho potuto vedere, anche questa volta nessuno penserà a questi poveri sviluppatori tedeschi, forse uno dei pochissimi team in grado di continuare a lavorare con passione, senza la voglia di seguire mode non sempre remunerative in termini di divertimento. Credo che, se avete provato ed apprezzato uno dei precedenti titoli della software house, amerete alla follia anche questo gioco. Ci ritroverete un sistema di crescita del personaggio degno di questo nome, un’esperienza impegnativa ma molto immersiva, una certa gioia di trascorrere le ore in un altro mondo, di migliorare a poco a poco fino a diventare i migliori. Il mio essere un critico “professionista”, purtroppo, mi costringe ad essere un po’ stretto coi voti. In alcuni casi, però, un gioco è molto più della somma delle sue parti. Ed è questo il caso.

Prezzo di lancio: 59, 90 €
Prezzo da noi consigliato: 29, 90 €

Elex

Elex
8

Pro

  • Estremamente libero
  • Impegnativo e soddisfacente
  • Sistema di sviluppo completo
  • Ambientazione riuscita
  • Ottima rigiocabilità

Contro

  • Narrativa a volte incoerente
  • Combat system legnoso
  • Aspetto tecnico obsoleto
About Michele Anastasia 36 Articles
Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.