DooM – Provato

L’annuncio di un nuovo DooM, ai tempi, ha scatenato la felicità e la fantasia di tutti coloro che sono stati svezzati dal capolavoro ID Software e che vedevano in questo reboot la possibilità di tornare a vivere avventure sparacchine farcite di livelli labirintici, segreti, demoni, ultraviolenza e una colonna sonora atmosferica quanto basta.
Mentre per la modalità singolo giocatore Bethesda ha reso disponibili alcuni gameplay durante le varie fiere, per il multigiocatore l’intenzione iniziale è sempre stata quella di migliorare il prodotto finale attraverso il feedback dell’utenza. Da gennaio ad oggi si sono alternate tre sessioni di test: la prima accessibile previo codice ottenibile tramite il sito ufficiale, la seconda accessibile tramite il codice fornito all’interno di Wolfenstein: The New Order e la terza accessibile a tutti e scaricabile dal PlayStation Store. Dal canto mio ho partecipato a tutte e tre le sessioni ed ecco le mie impressioni.

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Kill ’em all!

Nella versione Alpha a nostra disposizione potevamo scegliere tra due modalità di gioco: il classico Deathmatch a Squadre e una versione rivisitata di Dominio dove i punti da conquistare per avere superiorità territoriale sono mobili e non fissi. Due le mappe a nostra disposizione, laddove nella primissima sessione si potesse provare solo “Altoforno”, nelle altre due Alpha abbiamo potuto godere anche di “Inferno”.
Dopo aver scelto la modalità ed essere entrati in partita (il matchmaking mi è parso un po’ lento ma è comprensibile) noteremo fin da subito come il gameplay di Doom diverga dai classici sparatutto del momento per abbracciare una corrente di pensiero più vicina ai cosiddetti “FPS Arena”, garantendo un gameplay più veloce, più basato sulle capacità individuali che sui propri riflessi, una concezione di multigiocatore online oramai caduta in disuso su console laddove rimanga più viva che mai su PC.
Tra le armi disponibili in questa versione ho potuto testare il fucile a impulsi, il lanciarazzi, il fucile al plasma e la doppietta più il BFG 9000, un’arma ormai simbolo della serie e che comparirà sulla mappa con frequenza casuale garantendo al possessore una potenza di fuoco mostruosa. Nonostante alcune armi come il lanciarazzi e la doppietta infliggano parecchi danni in confronto alle altre, usarle non garantisce la vittoria e questo grazie alla salute del giocatore, né troppo poca in modo da avvantaggiare chi spara per primo né troppa rischiando di tediare l’utente con nemici che vengono uccisi dopo miriadi di colpi. In questo modo ogni scontro a fuoco diviene un duello frenetico in cui sapersi muovere, sfruttare il salto singolo o doppio per schivare i colpi oltre che approfittare a proprio piacimento dela complessità del level design. Laddove le ambientazioni non brillino certo per originalità, la complessità delle strutture è esemplare: le mappe si sviluppano sia in orizzontale che in verticale e sono ricche di corridoi sopraelevati, piattaforme, teletrasporti e quant’altro, vivacizzando non poco il ritmo della partita e l’intelligenza del giocatore nel conoscere l’ambiente e nel sapersi muovere.
Presente ovviamente la possibilità di guadagnare punti esperienza per salire di livello, il livello massimo consentito nel test è stato il 15 e salendo di grado si possono sbloccare slot di personalizzazione per le armi e vari bonus o malus da usare in partita come la possibilità di aumentare i punti esperienza ad ogni uccisione, il rendere più difficile per gli avversari rintracciarci sulla mappa e molto altro.
Come già detto prima sulla mappa compariranno in modo casuale alcuni potenziamenti come invisibilità o velocità aumentata, potremo anche raccogliere bonus salute e armatura dal momento che, come in ogni FPS vecchia scuola che si rispetti, la vita non si rigenera automaticamente dando quel pizzico di competitività e brivido che personalmente ho apprezzato parecchio. Sempre casualmente sulla mappa apparirà, come già scritto prima, un BFG 9000 (150 punti danno, un colpo un morto) e un potenziamento che ci consentirà di trasformarci nel demone Revenant, quest’ultima è una forma demoniaca con salute raddoppiata, la capacità di usare un jetpack per muoversi in aria e palle di fuoco da scagliare contro gli avversari. Per quanto il Revenant non sia invincibile e un buon gioco di squadra riesca a sconfiggerlo limitando i danni, mi è sembrato fin troppo forte considerando che le palle di fuoco uccidono con un solo colpo, mi auguro che nella versione finale la sua potenza venga bilanciata. La stessa cosa potremmo dirla per gli attacchi corpo a corpo, i semplici pugni sono ben bilanciati ma l’esecuzione alle spalle non lascia praticamente scampo al giocatore, anche qui sarebbe necessario un bilanciamento.

Doom

Morte in diretta

Graficamente parlando sono molto soddisfatto della scelta di sacrificare il dettaglio grafico in favore dei 60 fotogrammi secondo i quali garantiscono una fluidità invidiabile, l’assenza di qualsivoglia tipo di rallentamento è una vera gioia per gli occhi. A impreziosire ulteriormente la pulizia del codice di rete arriva la totale assenza di lag o disconnessioni improvvise, in tutte e tre le sessioni di test non ho avuto un singolo problema così come le persone con cui ho giocato assieme, un lavoro davvero encomiabile. Il comparto grafico nudo e crudo rimane comunque un bel vedere, le ambientazioni sono sufficientemente dettagliate e buona cura è stata riposta nella resa dei modelli poligonali di giocatori e armi, questi ultimi completamente personalizzabili nell’apposito menù con una serie di motivi e colori oltre ad altre modifiche estetiche relative all’usura della tuta e al colore degli occhi. Completa il quadro un ottimo campionamento degli effetti sonori ambientali e non.

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Sangue

Per quanto il mondo videoludico veda il giocatore singolo come motivo principale per aspettare DooM è innegabile l’ottimo lavoro svolto da ID Software sul comparto multigiocatore. Doom riesce a differenziarsi dagli altri sparatutto tornando alle radici del competitivo multigiocatore con un gameplay veloce, volto a premiare l’abilità e non la fortuna, magari privo di tantissime armi e accessori ma incredibilmente profondo nella sostanza e capace di garantire un’esperienza di livello grazie anche ad un versante tecnico fluidissimo e ad un codice di rete praticamente privo di sbavature. C’è qualche sbilanciamento nella potenza del Revenant e nelle esecuzioni corpo a corpo ma il resto ci ha convinti pienamente e non vediamo l’ora di metterci alla prova con l’esperienza multigiocatore del gioco finito. Fidatevi, se anche siete interessati alla sola campagna in singolo date una possibilità al comparto online, non ve ne pentirete.

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Nerd rompiballe su qualsiasi argomento possibile (videogiochi, musica, cinema, manga, calcio, NBA ecc...) ma ho anche qualche pregio. Quando non ho altro da fare penso ai Marò oppure scrivo per Consoleparadise.it!