Detroit: Become Human – Recensione

David Cage è certamente tra le figure che più spacca la community dei videogiocatori: c’è chi ama ed apprezza le sue avventure dal taglio cinematografico ma che di ludico hanno ben poco, e c’è chi invece lo ritiene, sostanzialmente, un venditore di fumo che produce titoli dalle trame banali e che per di più si riducono a delle esperienze fatte di scelte morali, più o meno utili, e basati unicamente sul continuo utilizzo dei quick time event (feature vessata, anch’essa, a più riprese da una buona fetta di videogiocatori).
Di certo non possiamo dire, quindi, che il game designer passi inosservato, ed è proprio per questo motivo che l’annuncio, risalente a diversi E3 or sono, di questo Detroit: Become Human ha fatto drizzare le antenne a tutti i fan delle avventure targate Quantic Dream, software house che ha saputo far proseliti grazie a titoli quali Beyond Two Souls e soprattutto al pluri-acclamato Heavy Rain.
Il titolo ha richiesto molti anni di sviluppo in quanto Cage (e Sony) non hanno badato a spese, utilizzando tecnologie costosissime per lo sviluppo, prima tra tutte il motion capture, per riuscire a rendere quanto più realistiche e fedeli possibili le azioni a schermo, chiaramente sfruttando le movenze e le voci di attori in carne ed ossa, più o meno famosi.
Ora non ci resta che immergerci nel futuro, neanche troppo lontano, ipotizzato dallo sviluppatore francese e vedere la bontà dell’opera del lavoro svolto.

Detroit: Become Human |Trailer di lancio | PS4

Sempre più androidi mostrano segni di devianza, sono milioni in circolazione, se diventano instabili le conseguenze saranno catastrofiche! Detroit: Become Human è in arrivo tra 4 giorni: https://bit.ly/2FHpE5B

Destini intrecciati

Corre l’anno 2038 e ci troviamo in una Detroit molto diversa da quella a cui siamo stati abituati a conoscere: il tasso di disoccupazione è alle stelle, il malcontento è visibile ovunque si girino gli occhi, eppure la città è più pulita e pulsante che mai. Cosa sta succedendo? Ebbene, la metropoli americana è tra le prime città ad essere stata popolata dai tantissimi androidi sviluppati dalla Cyber Life, una compagnia che ha saputo creare quell’utopica vita artificiale che tanto l’uomo rincorre da quando ha iniziato a smanettare con computer ed intelligenze artificiali.
Gli androidi della Cyber Life vengono venduti in dei punti vendita come dei veri e propri elettrodomestici dalle fattezze umane: è infatti quasi impossibile distinguerli dagli esseri umani, se non fosse per il led circolare posizionato sulla tempia, che ne certifica l’artificialità e che ne mostra, a tratti, lo stato d’animo in base al colore.
Questa nuova forma di vita, se così possiamo dire, può svolgere una miriade di compiti che vanno dai lavori manuali più duri a quelli da tata o maggiordomo, passando per compiti più settoriali quali il commesso in un supermercato o il netturbino oppure, perfino, essere un vero e proprio oggetto sessuale al pari di una escort o un gigolò.
Ovviamente l’utilizzo così massiccio degli androidi in ambito lavorativo ha tolto tanti posti di lavoro agli esseri umani, e una delle conseguenze che più influenzerà la nostra avventura sarà proprio questo odio radicato in buona parte della popolazione nei confronti della loro controparte robotizzata (l’analogia tra italiani ed abitanti di Detroit, e quella tra androidi ed immigrati mi sembra abbastanza palese e decisamente attuale nel nostro paese, n.d.r.)
Noi vestiremo gli scomodi panni di tre di queste nuove forme di vita: Connor, detective che si occuperà principalmente dei crimini legati agli androidi; Marcus, domestico di un noto pittore americano; ed infine Kara (non quella del famoso trailer della tech-demo presentata anni or sono da Quantic Dream per PlayStation 3, anche se il riferimento è chiaro), un’androide preposta alle faccende domestiche ed alla cura della casa.
In questa sede eviterò di parlare delle vicende delle tre intelligenze artificiali, onde evitare spiacevoli anticipazioni, quello che però vi posso svelarvi è il tema che ruota attorno al gioco e che è ricorrente quando si tratta questo argomento, sia in ambito cinematografico che letterario: ma questi androidi, sono davvero vivi? Pensano? Hanno dei sentimenti? È giusto considerarli al pari di un aspirapolvere?
Beh, a queste domande sarete voi a rispondere, mediante le vostre azioni che potranno spingere in un verso oppure nell’altro le vicende che si svilupperanno nella metropoli a stelle e strisce.

Sangue freddo

Solitamente in questa sezione parlo della componente prettamente ludica ma, per Detroit: Become Human, c’è poco da aggiungere a quanto già detto: il titolo è sostanzialmente un’avventura interattiva fatta da scelte da compiere mediante dialoghi in cui avremo un breve lasso di tempo per prendere una decisione (meccanica che a volta è un tantino troppo forzata, n.d.r.), ed interazioni con l’ambiente alla ricerca di indizi utili; e poi ci sono i tanto odiati quick time event, che caratterizzano praticamente ogni sezione in cui vi sono azioni da compiere, siano esse sconti corpo a corpo con dei malviventi o lo svolgere delle faccende domestiche quali stirare, fare il bucato o spolverare.
Confermata anche la componente “no game over”, cosa che riesce a mantenere sempre alta l’adrenalina nelle scene più concitate, in cui è palese come una nostra scelta sbagliata può portare alla morte di personaggi a noi cari, protagonisti compresi.
Devo dire che il sistema di decisioni e diramazioni possibili mi ha convinto quasi in pieno: molte sono le possibili diramazioni della trama (come è possibile vedere attraverso l’albero delle decisioni che è visualizzabile alla fine di ogni sequenza) ed anche rigiocando dieci volte il gioco, molto probabilmente potreste vedere nuove biforcazioni mai viste fino a quel momento. Tutto ciò si traduce in una longevità che, dopo le 10 ore necessarie a completare una prima volta il gioco, può lievitare significativamente se vorrete approfondire le altre possibili strade in ogni capitolo.
E questa è una cosa che tanto veniva imputata al precedente lavoro di Cage, Beyond Two Souls, ovvero che le scelte del giocatore alla fine avevano poco peso sulla trama e sul finale, il quale alla fine si riduceva ad una banale scelta che avremmo dovuto prendere indipendentemente dal percorso che ci aveva portati a quel punto.
Con Detroit invece i finali sono diversi, con numerose sfumature più o meno importanti possibili, ma soprattutto ci si arriva in base alle scelte fatte, e quindi se fino a quel momento ci si è comportati in un modo, non è poi più possibile fare dietrofront clamorosi, in totale contraddizione con noi stessi.
La narrativa, per quanto concerne la coerenza, riesce quindi a non presentare grosse forzature, anche se in qualche momento mi è sembrato che alcune scelte non fossero ben gestite, e le opzioni di dialogo fossero troppo indirizzate verso determinate risposte.

Tutta la bellezza del futuro

Detroit: Become Human è annoverabile certamente tra i giochi più belli da vedere di questa generazione: la qualità dei modelli poligonali di personaggi e scenari è da lasciare a bocca aperta in quanto a livello di dettaglio e pulizia generale, tanto da sfiorare il foto-realismo
E questo è vero in particolar modo per le persone e gli androidi: infatti, ogni scena è stata girata mediante l’utilizzo del motion capture, e quindi anche la fedeltà delle animazioni è ai massimi livelli, componente che influisce positivamente sulla resa generale di ogni sequenza di gioco.
Un plauso va anche alla stupenda colonna sonora, che presenta tante tracce pensate ad hoc per alcune scene, siano esse drammatiche oppure allegre.
Del doppiaggio in inglese c’è ben poco da dire, se non che è eccezionale, ma questo era scontato visto che le voci vengono direttamente da attori in carne ed ossa che hanno recitato durante le sessioni di motion capture, e quindi immersi mentalmente e fisicamente nel personaggio; quelle che invece sorprende maggiormente è l’ottimo doppiaggio nella nostra lingua, che si attesta tra i migliori di questa generazione videoludica.
Da sottolineare anche l’ottimo lavoro svolto da Quantic Dream in sede di ottimizzazione, sia per quanto concerne la versione PlayStation 4 base che quella Pro: il gioco gira fluidamente su entrambe le piattaforme sui 30 fotogrammi al secondo (con qualche piccolo rallentamento di poco conto sulla versione standard), e presenta una risoluzione di 1080p su PlayStation 4 base e di 4K sulla versione Pro.
Quindi qualunque sia la piattaforma in vostro possesso la vostra esperienza di gioco sarà sempre al top, anche se chiaramente l’accoppiata PlayStation 4 Pro e TV che supporta il 4K può restituire un impatto ancora più gratificante.

Questa è la nostra storia

Detroit: Become Human è tutto ciò che ci saremmo aspettati, un titolo che rappresenta pienamente, e forse come mai prima d’ora, la filosofia di David Cage: immersività, taglio cinematografico, scelte morali, colpi di scena e ritmo serrato, intervallato da pause distensive in cui conoscere meglio i diversi personaggi messi a schermo.
È, come gli altri titoli targati Quantic Dream, non esente da difetti, ma fa bene e a tratti benissimo quello che si prepone di fare e questo basta e avanza a promuoverlo quasi a pieni voti.
Se siete in cerca di una bella storia capace di tenervi incollati allo schermo per una buona decina di ore, questo è certamente il titolo che fa per voi.

Prezzo di lancio: 69,98 €
Prezzo da noi consigliato: 54,99 €

Detroit: Become Human

Detroit: Become Human
9

Pro

  • Storia coinvolgente e protagonisti ben caratterizzati
  • Tecnicamente ed artisticamente al top
  • Altissimo livello di rigiocabilità
  • Scelte morali che pesano
  • Doppiaggio in inglese al top, ma quello italiano non sfigura

Contro

  • Alcuni punti della trama non propriamente chiari
  • Quick time event a volte un po’ invasivi
About Luca "Big Boss" Panizzoli 1876 Articles
----Work in progress ---- Ho ingaggiato un piccolo manipolo di Umpa Lumpa che di notte lavorano alacremente alla stesura della mia scintillante, emozionante, stupefacente, accattiv.... vabbè alla mia biografia. Purtroppo il lavoro richiede un notevole dispendio di forze ed "uomini", ma la speranza è quelli di riuscire a completare i lavori prima della Salerno - Reggio Calabria. Stay Tuned!