Call of Cthulhu: The Official Videogame – Recensione

Ah, è sempre un piacere parlare di Lovecraft. Chiunque sia cresciuto a pane e racconti fantastici avrà sicuramente avuto a che fare con l’Indagatore dell’Incubo, il Maestro di Providence al quale dobbiamo tutta una serie di storie ormai entrate nella leggenda. Cthulhu, per quanto sia un po’ brutto da ammettere, ha bypassato il confine che divide il mondo della letteratura da quello dell’intrattenimento ed è ormai una delle icone più rappresentative del mondo nerd.
Al Necronomicon (il libro immaginario scritto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred) e al corollario di orrori contenuti al suo interno, ovviamente, è stata dedicata una serie decisamente vasta di prodotti, spazianti dai fumetti ai giochi da tavolo fino ai videogiochi. Proprio all’omonimo gioco di ruolo pen and paper si ispira il qui presente Call of Cthulhu: The Official Videogame, sviluppato dai tipi di Cyanide (già autori, fra l’altro, del pregevole Styx: Shards of Darkness) e pubblicato nel giorno di Halloween dalla prolifica Focus Home Interactive.
Fra avventura, investigazione, mistero e visioni raccapriccianti, tutto sembra essere al posto giusto per accontentare i cultisti più devoti sparsi per il globo. Affilate i pugnali rituali e preparate le vittime: è tempo di solcare le acque profonde di Darkwaters.

Call of Cthulhu – Launch Trailer | PS4

http://www.callofcthulhu-game.com/ Plunge into Cyanide Studio’s Call of Cthulhu, the official adaptation of Chaosium’s classic pen and paper RPG. Uncover the chilling mysteries of this RPG-investigation game, descending deep into a world of cosmic horrors, creeping madness and shrouded Old Gods within Lovecraft’s iconic universe.

Pronto, chi parla? Ah, salve, Signor Cthulhu. 

Call of Cthulhu comincia, beh… Con una chiamata. Il telefono nell’ufficio del signor Edward Pierce emette un suono insistente, ma dall’altra parte della cornetta non si cela certo la divinità tentacolosa che dorme nei recessi di R’lyeh: a parlare è la voce di una donna che ci informa della precaria situazione del protagonista. Pierce non se la passa benissimo. Ha problemi con l’alcool ed è tormentato dai ricordi della guerra, cui ha partecipato in prima linea. La sua attività di investigatore privato è sempre in bilico, e, di recente, non si sono presentate molte occasioni di lavoro. Bisognerà trovare qualcosa o rassegnarsi al depennamento dall’albo degli investigatori privati.
Quando Stephen Webster, un attempato uomo deciso a chiarire le circostanze che hanno portato alla morte di Sarah Hawkins, una pittrice molto nota per le sue opere oniriche e disturbanti, nonché figlia dello stesso signor Webster, Pierce non pensa nemmeno per un istante di lasciarsi sfuggire questa occasione e si mette in viaggio presso la sperduta isola di Darkwaters, dove la donna viveva assieme si suoi familiari.
Come potranno ben immaginare gli appassionati dei racconti cartacei di Lovecraft, però, Edward avrà a che fare con qualcosa di molto più grosso di un semplice caso di sparizione e l’avventura lo porterà a scavare nei meandri più putridi di una società che nasconde orrori indicibili e strani culti pagani al suo interno.
Darkwaters è un’isola ormai decaduta, i cui sparuti abitanti, un tempo dediti alla caccia dei cetacei, vivono ora nel più completo distacco dal resto del mondo, incuranti sia del progresso tecnologico sia della legge, che non sembra aver attecchito nel migliore dei modi, come dimostra la presenza di un gruppo di contrabbandieri che fa il bello e il cattivo tempo senza che la polizia possa reagire in alcun modo. L’accoglienza non è certo delle più affettuose e sin da subito si renderà manifesta la presenza di forti contrasti fra alcuni dei personaggi, nonché il loro coinvolgimento nella morte della giovane Sarah. Da qui in poi, come da manuale, si snoderà una vicenda dalle pieghe sempre più disturbanti e confuse, che ci vedrà fare i conti con avvenimenti assurdi e visioni aberranti provenienti dallo spazio profondo, esattamente come avveniva in alcune delle opere più famose del Maestro di Providence, quali La chiave d’argento e, ovviamente, Il richiamo di Cthulhu.

La sceneggiatura è di buon livello e offre un sacco di linee di dialogo interessanti. Gli autori hanno ripescato dal campionario lovecraftiano tutta una serie di situazioni che i fan più smaliziati sicuramente apprezzeranno e la vicenda, seppur un po’ confusionaria nel finale (anche a causa di alcune meccaniche di gioco che ne modificheranno lo svolgimento), riesce a mantenere alta l’attenzione del giocatore fino alla fine. Call of Cthulhu non sarà un gioco molto originale, nel contesto della serie di prodotti cui si ispira, ma non fatica ad offrire tutto ciò che si potrebbe chiedere da un’esperienza del genere, con tanto di progressiva follia dei protagonisti e spaventose creature ultradimensionali.
I ragazzi di Cyanide hanno svolto un buon lavoro sia nella gestione del ritmo (il gioco, infatti, raramente presenta dei punti morti), sia nella scrittura dei vari personaggi, anche se forse siamo ancora lontani dai livelli di altri giochi di ruolo più complessi. In ogni caso, data la durata abbastanza breve del titolo (stimata attorno alle dieci ore) e la sua rigiocabilità (sono presenti diversi finali), direi che non ci si può assolutamente lamentare del risultato finale.

Tiro di dadi 

Call of Cthulhu è prima di tutto un’avventura grafica in prima persona che incorpora tutti gli elementi tipici di questo genere. Con l’ausilio di una visuale in prima persona dovremo esplorare le ambientazioni, chiacchierare con i vari personaggi presenti, raccogliere oggetti, ispezionare documenti, nasconderci occasionalmente dai nemici e risolvere qualche enigma non troppo complicato, progredendo di capitolo in capitolo verso la meta finale. Come da prassi nelle produzioni più recenti, poi, sarà spesso possibile attuare delle scelte che modificheranno in maniera più o meno marcata lo svolgimento della narrazione. Ed è qui che le cose si fanno interessanti.
Prendendo spunto dal gioco da tavolo, infatti, gli sviluppatori hanno integrato alcuni semplici elementi ruolistici che, però, si adattano incredibilmente bene alle meccaniche di gioco. Iniziando la partita, infatti, potremo distribuire sei Punti Personaggio (ne guadagneremo altri continuando l’avventura) fra sette abilità diverse, tutte legate all’oratoria, all’investigazione, alla conoscenza della medicina e dell’occulto. Già così, potremo iniziare a dare forma al nostro Edward Pierce, rendendolo magari più abile nell’individuare oggetti nascosti, o più scaltro nel raggirare il prossimo, o magari ampliando le sue conoscenze di medicina, fornendogli la capacità di ottenere più dettagli dall’ispezione della scena del crimine.

Di tanto in tanto, infatti, tramite la pressione di entrambi i grilletti del pad, potremo entrare in una sorta di modalità investigativa, durante la quale, un po’ come avviene in The Witcher 3, dovremo raccogliere i diversi indizi contenuti in una stanza per ricostruire ciò che è avvenuto al suo interno. Nonostante si tratti di un processo decisamente semplice e fin troppo guidato, è proprio l’incisione delle nostre capacità a rendere più interessanti queste sequenze. Essere degli esperti conoscitori dell’occulto, ad esempio, cambierà la percezione che avremo di alcuni dettagli, aprendo spesso la nostra ricerca ad alcuni sviluppi inaspettati.
Spesso, infatti, avremo a che fare con eventi incomprensibili, i quali faranno scendere la nostra sanità mentale, visualizzata da un indicatore nel menu del personaggio. Leggere un libro pieno di informazioni sconcertanti, affrontare una creatura mostruosa, incappare in un tunnel nascosto e pieno di gas stordente: tutte queste situazioni metteranno sotto stress il povero Edward, il quale potrà anche sbloccare alcune risposte nascoste qualora raggiungesse livelli di stabilità paurosamente bassi, ma potranno anche essere evitate nel caso fossimo in possesso delle giuste caratteristiche.

Call of Cthulhu, insomma, è un gioco molto rigiocabile e ricrea abbastanza bene il feeling di un gioco da tavolo, in cui ogni nostra mossa è determinata, sempre e comunque, dal tiro dei dadi. Alcuni momenti meno riusciti ci sono, e si tratta principalmente dei momenti in cui il detective Pierce avrà a che fare con alcuni avversari (umani e non). Si parla di circa tre sezioni del genere in tutto il gioco, e sembra che siano state inserite più per inseguire la moda del momento, dettata da titoli come Outlast, che non per vera esigenza di game design. Il prodotto di Cyanide, infatti, dà il meglio di sé nell’esplorazione e nei dialoghi con i vari NPC, che, per fortuna, rappresentano i pilastri centrali dell’avventura.

Orrori indicibili 

Dove Call of Cthulhu fallisce miseramente, purtroppo, è proprio nell’aspetto tecnico. Non c’è moltissimo da dire: il titolo è stabile, il frame rate è costante e la direzione artistica è decisamente riuscita. Le tinte scure, i giochi di luce, le geometrie non euclidee tanto care all’autore di Providence sono riprodotti qui con estrema fedeltà. Darkwaters è tetra e cupa, circondata dal mare e illuminata da un sole verdognolo capace di far rizzare la pelle sin dai primi minuti, e, soprattutto verso il finale, il team di sviluppo si è prodigato nella creazione di ambienti evocativi e maestosi, con viste d’occhio eccezionali e capaci di generare nello spettatore un puro senso di sublime nei confronti dell’ignoto e della vastità del cosmo.
Tutto ciò, accompagnato dal buon doppiaggio in inglese e da una colonna sonora adeguata, sarebbe bellissimo… Se non fosse che le texture e i modelli dei personaggi sono a dir poco carenti sia nel dettaglio che nelle animazioni. Molte superfici, oltre ad essere palesemente in bassa risoluzione, soffriranno anche di un vistoso ritardo nel caricamento, evidente qualora decidessimo di spostare la visuale troppo rapidamente. I personaggi, poi, risulteranno goffi ed innaturali nei movimenti, arrivando talvolta a rompere l’incanto che ci dovrebbe tenere attaccati allo schermo e farci dimenticare del mondo circostante. A ciò, purtroppo, si aggiunge qualche glitch relativo al sonoro, che a volte procederà a singhiozzi senza apparente motivo (ipotesi comunque abbastanza remota, dato che mi è successo soltanto una volta).

Il problema più grande di Call of Cthulhu, tuttavia, è rappresentato dai lunghi caricamenti, spesso superiori al minuto di durata, specialmente quando si caricherà una partita subito dopo l’avvio del titolo (in caso di eventuale game over, fortunatamente, ci vorranno solo pochi secondi). Tutti questi aspetti negativi riescono a sminuire quanto di buono ha da offrire la direzione artistica, consegnandoci il quadro di un prodotto che forse avrebbe necessitato di qualche mese di lavoro in più.

Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn 

Call of Cthulhu: The Official Videogame, in definitiva, è un buon prodotto. Un gioco onesto, che raggiunge gli obiettivi che si era proposto, riuscendo a rendere felici sia gli appassionati dell’opera di Lovecraft, sia quelli dei giochi da tavolo, sia chiunque desideri soltanto una buona avventura horror. Le meccaniche ruolistiche si intessono molto bene con la narrativa e ci donano un prodotto a modo suo peculiare ed interessante.
L’atmosfera ottimamente orchestrata e la storia interessante, seppur un po’ confusionaria, però, sono rovinate da un comparto tecnico mediocre e problematico che, pur non raggiungendo mai livelli di bassezza assoluti, risulta davvero bruttino a vedersi in più punti.
Con qualche mese di lavoro in più, insomma, avremmo potuto avere fra le mani un ottimo titolo; così, invece, visto il prezzo comunque elevato di 54,90€, il mio consiglio è quello di aspettare qualche sconto.

Prezzo di lancio: 54,90€
Prezzo da noi consigliato: 19,90€

Call of Cthulhu: The Official Videogame

Call of Cthulhu: The Official Videogame
7.5

Pro

  • Buona atmosfera
  • Meccaniche ruolistiche ben integrate alla narrazione
  • Molto rigiocabile
  • Narrativa interessante...

Contro

  • Comparto tecnico mediocre
  • Alcune sezioni meno ispirate
  • ... ma inconcludente nel finale
About Michele Anastasia 44 Articles
Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.