Battletoads – Recensione

Il tempo passa molto velocemente e a volte nemmeno ce ne accorgiamo. Quando il primo capitolo di Battletoads vide la luce sul Nintendo Entertainment System molti di noi non erano ancora nati. La difficoltà del gioco rese le rane – ops, i rospi – di Rare particolarmente popolari presso quel pubblico amante delle sfide ai limiti dell’impossibile. Nel giro di qualche anno, tuttavia, la serie smise di frequentare il mercato per diventare solo il ricordo di qualche appassionato più attempato. Ora, in questo sfortunato inizio di decennio, Microsoft ha pensato bene che il momento fosse maturo per un ritorno di questo strampalato trio animalesco. Il lavoro è stato commissionato agli inglesi Dlala Studio, con la collaborazione di Rare, gli autori del gioco originale. C’è ancora spazio per un gioco fedelmente ancorato alle proprie radici, in quest’epoca di cambiamenti? I dati ci dicono di sì, ma vediamo bene come se la passano Rash, Zitz e Pimple nel 2020.

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Saranno famosi

I tre rospi da combattimento sono degli eroi acclamati da tutti. Passano il tempo sconfiggendo cattivi senza scrupoli e crogiolandosi nelle acclamazioni dei fan. Questo, almeno, finché la realtà virtuale in cui si ritrovano inconsciamente rinchiusi viene rivelata dal ritrovamento di un cabinato in un vecchio deposito. Ebbene sì: Rash, Zitz e Pimple sono rimasti all’interno di una sala giochi per tutto questo tempo, come se fosse ancora il 1994. Ventisei anni dopo, l’unica cosa che rimane da fare ai nostri eroi è trovarsi un lavoro e accettare l’idea che nessuno, davvero nessuno si ricordi davvero di loro.
Da questa simpatica presa di coscienza, che è anche e soprattutto metanarrativa, si inanella una serie di vicende che vedrà il trio allearsi con una vecchia nemica per affrontare una nuova calamità e riguadagnare la fama perduta. Se l’originalità non è il piatto forte di Battletoads, non si può dire che i dialoghi non siano ben congegnati. Dotato di un forte humour autoreferenziale e di tempi comici gestiti spesso con grande gusto, capaci di strappare più di una risata allo spettatore, il prodotto di Dlala Studios riesce ad intrattenere per circa quattro ore il giocatore fino al finale, senza grosse cadute di stile.
Lo stile della narrazione, coadiuvato da bellissime cutscene animate, ricorda quello di molte serie tv più recenti, come ad esempio Rick and Morty o Teen Titans Go. Forse i fan di vecchia data potrebbero non apprezzare la svolta più leggera (anche se non mancano momenti più sfacciati e volgari), ma noi ci sentiamo di appoggiare in pieno l’operato degli sceneggiatori. Raramente abbiamo assistito ad un connubio tanto riuscito fra videogioco e animazione.

Zitz of all trades

Quello che non è cambiato troppo, rispetto al passato, è lo spirito del gameplay. Se volessimo incastonare Battletoads in un solo genere… Beh, non potremmo farlo. Anche se, in un primo momento, l’ossatura principale del titolo sembra essere quella da picchiaduro a scorrimento, con tanto di combo, avversari ben differenziati e boss da sconfiggere, basta poco per rendersi conto di quanta carne al fuoco ci venga proposta dagli sviluppatori.
Il gioco è diviso in quattro atti, della durata di circa un’ora ciascuno, durante i quali le aspettative del giocatore verranno sovvertite in continuazione. Si passa dal picchiare i cattivoni con un sistema di combo semplice, ma divertente, al guidare una motocicletta da corsa lungo un percorso ad ostacoli reminiscente del primo episodio per Nintendo Entertainment System, passando poi per puzzle, sezioni bullet hell, momenti dediti al platforming ed altri in cui dovremo svolgere dei semplici minigiochi.
Battletoads, in conformità all’idea originale di Rare, vuole essere di tutto un po’, e riesce a farlo generalmente con una grazia niente male.
I momenti in cui si picchia duro sono quelli più riusciti e anche più preminenti nella prima metà del titolo. Si potranno inanellare diverse mosse e si potranno scambiare i tre personaggi principali in tempo reale, nel tentativo di allungare ulteriormente gli scambi di colpi e ottenere un punteggio più alto. Non mancano, ovviamente, bossfight dalle meccaniche abbastanza classiche fondate su pattern da memorizzare e collezionabili sparsi lungo gli stage. La possibilità di utilizzare la propria lingua per afferrare gli avversari a distanza e trascinarli fino a noi, assieme a quella di sputare su di loro una chewing gum per immobilizzarli, poi, risolve molti dei problemi relativi alla collocazione spaziale dei picchiaduro a scorrimento. Gli avversari sono ben diversificati nei pattern e gli sviluppatori hanno svolto un buon lavoro nel mescolarli all’interno dei vari capitoli.
Un altro momento particolarmente riuscito della produzione è quello relativo ai minigiochi. Essi sono di diverso tipo, spesso assurdi nella loro essenza, ma capaci di variare la formula quel tanto che basta per non annoiare il giocatore. Si passa da prove di abilità, alla risoluzione di piccoli puzzle fino al dover aggiustare una navicella spaziale prima che i motori vadano completamente in avaria. La frequenza di questi spezzoni è dosata abbastanza bene ed è sintomatica di quanto Battletoads faccia di tutto per non far adagiare il giocatore sugli allori.
Ai minigiochi saltuari, poi, vanno ad aggiungersi sezioni più lunghe e complesse, come quelle a bordo delle moto (difficili il giusto, a differenza di quelle del primo episodio) o le splendide sezioni in stile bullet hell del terzo atto. Ognuno di questi segmenti è ben curato, ma dimostra un certo problema di ritmo nella parte finale. Non ci siamo mai annoiati, durante l’avventura, ma è un peccato che, nel terzo atto, le sezioni beat ’em up vengano messe completamente da parte in favore di altri divertissement. Non è necessariamente un male, ma avremmo a questo punto apprezzato un atto aggiuntivo in cui sfogare la nostra rabbia a suon di cazzotti. L’ultimo atto, invece, per quanto assai divertente, è anche molto breve. Insomma, non è un difetto tale da inficiare la qualità del titolo, ma speriamo nell’arrivo di un dlc capace di aggiungere ulteriore carne al fuoco per noi fini appassionati delle mazzate alla Bud Spencer.
La rigiocabilità non è elevatissima, ma è garantita dalla possibilità di raccogliere tutti i collezionabili, ottenere punteggi più alti e sconfiggere la difficoltà “Battletoads”, la più difficile delle tre, che sicuramente darà filo da torcere a chiunque cerchi una vera sfida come ai vecchi tempi. Nella modalità intermedia, tuttavia, il titolo sa comunque regalare dei picchi non indifferenti, soprattutto dal secondo atto in poi, senza mai risultare frustrante, grazie alla distribuzione generosa dei checkpoint.
Per concludere la disamina sulle sue qualità ludiche, è bene ricordare che Battletoads può essere giocato fino a tre giocatori, ma soltanto in locale sulla stessa console. Forse a causa della difficoltà di gestire tanti spezzoni così diversi fra loro (e specialmente alcuni minigiochi assai complicati), Dlala Studios non ha implementato alcuna modalità online. Non sappiamo se, in futuro, ci saranno ulteriori aggiornamenti, ma per ora non abbiamo voluto tenerne conto nella valutazione. Per noi è una mancanza, più che un difetto.

Un videogioco animato

L’aspetto tecnico di Battletoads non è certamente uno di quelli in grado di mettere sotto pressione una console come la Xbox One, che pure mostra i suoi anni. L’intero gioco è interamente bidimensionale, con personaggi e sfondi disegnati a mano che ricalcano uno stile reminescente di tante serie animate recenti.
La scelta di Dlala Studios si allontana molto dallo stile un po’ più oscuro dei capitoli originali, forse per abbracciare un pubblico più ampio che non ha mai avuto modo di giocare Battletoads in passato. Un esempio lampante di ciò lo si nota nell’aspetto della Dark Queen, un tempo antagonista del trio ed ora loro alleata. La Regina Oscura ha dismesso l’abbigliamento e le forme provocanti del passato per diventare decisamente più sobria e stilizzata. Noi abbiamo apprezzato questo cambiamento, visto che anche il gioco ci fa ironia e non fa nulla per nascondere determinate scelte dietro scuse improbabili.
Gli stage e gli avversari sono tutti molto colorati e ricchi di dettagli, ma il piatto forte della produzione sono le animazioni in-game e soprattutto durante i filmati. Quando posiamo il pad per goderci un po’ di trama, Battletoads non ha nulla da invidiare ad un qualunque prodotto trasmesso da Cartoon Network, andando così a realizzare quello che è forse uno dei connubi più compiuti fra animazione e videogioco.
Il comparto audio si fa notare per delle musiche dal sapore spiccatamente heavy metal e per un doppiaggio in inglese (ma ci sono i sottotitoli) dal valore decisamente alto. Per essere un prodotto venduto ad un prezzo ridotto, insomma, Battletoads è tutt’altro che superficiale nei dettagli.

Saranno famosi (?)

Battletoads, insomma, è un graditissimo ritorno di una IP che pensavamo fosse perduta per sempre nei ricordi dei giocatori più anziani. Il gameplay è rimasto fedele all’ossatura originale, pur presentando qualche piccolo accorgimento in grado di renderlo fruibile e giocabile ancora oggi, mentre la riscrittura dello stile estetico, per quanto riuscitissima, potrebbe non incontrare i gusti di qualche vecchio appassionato. Noi abbiamo apprezzato molto lo sforzo di Dlala Studios di riesumare i tre rospi da combattimento più famosi di sempre, ed infatti siamo al cospetto di una vera e propria lettera d’amore ai titoli del passato, che non lesina di riferimenti e citazionismi per strappare una risata allo spettatore. Microsoft ci regala uno dei più compiuti connubi fra videogame e animazione, il quale, con un dosaggio migliore di alcuni passaggi, sarebbe stato anche più dell’ottimo titolo che già è.

Prezzo di lancio: 19, 90 €
Prezzo da noi consigliato: Il titolo è disponibile sull’Xbox Game Pass!

Battletoads

19, 90 €
8

8.0/10

Pro

  • Gameplay divertente e variegato
  • La sceneggiatura è divertentissima
  • Animazioni molto curate

Contro

  • La varietà non è dosata alla perfezione
  • Dura un po' poco
About Michele Anastasia 118 Articles
Appassionato di musica, letteratura e videogiochi, nel tempo libero studia e vive una vita vera. I più arguti avranno anche capito che scrive per Console Paradise, anche se si domanda cosa mai gli amministratori di questo sito abbiano visto di così speciale in lui da assumerlo. Per Crom, la gente è strana, a volte.